Madrid

Day trip a Madrid

Madrid

periodo: aprile

Con l’andamento di un serpente ubriaco verso la Gran Via,  il modo migliore per apprezzare al meglio i vicoli

Prologo

Metà aprile, primavera, e l’irrefrenabile voglia di fare qualcosa di molto stupido. Mamma Ryan ci propone di andare a Madrid in giornata con ottimi orari, arrivo la mattina alle 9:00 e partenza 12 ore dopo; il prezzo non è proprio regalato, ma con 38 euro di treno da casa mia c’arrivo a Firenze (forse) e non ci torno indietro: non possiamo rifiutare!! L’impresa non è per i pavidi e deboli di cuore, e dei quattro preventivati si rimane in due superstiti. In realtà avremo l’appoggio logistico in loco di una nostra amica in Erasmus, tornare sani e salvi non è utopia.

Conscio dell’arditezza della missione, il 5 maggio alle 4 e 45 un concerto di sveglie mi butta giù dal letto. L’arrivo a Ciampino è in orario, nessun patema ai controlli e alle 6 e 30 decollo senza ritardi.

La prima tappa

All’arrivo si fa conoscenza dell’aeroporto di Madrid, nuovo, grande, e senza indicazioni, ma alla fine tra corridoi deserti e passaggi obbligati si arriva alla stazione della metro. L’abbonamento giornaliero da 5 euro vale anche per questa tratta, e a fine giornata risulterà ipersfruttato; inoltre contrariamente ad altri scali serviti dalla mamma, Barajas non è lontano dal centro che si raggiunge con due o tre cambi. Ma la nostra prima tappa è ancora più vicina, una ventina di minuti scarsi.
La linea rosa ci porta al capolinea di Nuevos Ministerios, da dove ci incamminiamo per cinque-seicento metri lungo una via che non sembra tanto dissimile dalla nostra Cistoforo Colombo, sennonchè il trafffico è meno intenso e l’aria più pulita (quasi montana, siamo a oltre 650 metri sul livello del mare…). Ed ecco che ci si para davanti in tutta al sua magnificenza Lui… sua maestà il Santiago Bernabeu!! Alto e imponente sconta però la posizione, in un quartiere direzionale del tutto anonimo: dipenderà dal fatto che saranno belli ricchi e famosi, ma che la “vera” squadra di Madrid è l’Atletico?

La mia amica/compagna di viaggio già si è rotta le scatole, ma è immancabile la sosta al negozio ufficiale della squadra. Ora siamo pronti per vedere il resto della città, ma prima si rende necessaria una colazione con cappuccino e cornetto. Lo so, ce la potevamo risparmiare, ma avevamo bisogno assoluto di caffeina e mancava nelle vicinanze un posto che ci ispirasse. In compenso abbiamo appreso un’importantissima lezione: in spagnolo cuccuruchu è il cono del gelato.

Malasana

Ancora sotto, si prende al metropolitana Blu scuro verso il centro, ma decidiamo di fermarci prima, a Tribunal. Siamo su una via che divide due dei luoghi principe della movida, La Chueca e Malasana, che è tra l’altro citata nella canzone “me gustas tu” di Manu Chao.

Prendiamo la strada per plaza dos de Mayos il punto nevralgico del quartiere, naturalmente deserta vista l’ora, per dirigerci con l’andamento di un serpente ubriaco verso la Gran Via: è il modo migliore per apprezzare al meglio i vicoli che lo compongono, con le classiche ringhiere di ferro battutto, lenzuola al vento, murales vari e sexy shop. C’è nell’aria l’idea del casino che qui ha luogo come scende la luce del sole, e dispiace non poterci passare una serata.

La Latina

Uno sguardo alla Gran Via, dove poi ripasseremo, e si prende ancora una volta la metropolitana, direzione il quartiere de La Latina, che la guida definisce come il cuore della Madrid popolare: se il popolo di madrileno avesse gli occhi a mandorla gli potrei anche dare ragione. In realtà siamo nella piazza Vittorio (per i non romani = Chinatown) della capitale spagnola. Niente da segnalare, solo il calo di zuccheri che ci spinge ad entrare in un bar zozzo (non zozzo-caratteristico ma zozzo-zozzo) e a prendere un churro, tipica frittella madrilena che però nel nostro caso s’è rivelata “un po'” intrisa d’olio. Prossima fermata Plaza de Espana.

Plaza de Espana (e dintorni)

Nella paura di far tardi all’appuntamento con la nostra amica prendiamo le metro non secondo il razionale della strada più corta ma secondo l’assioma: la prima che arriva. Cambiamo tre quattro volte ma il ritardo rientra (quasi) nel quarto d’ora accademico: d’ora in avanti via le cartine, ci faremo guidare da chi da qualche mese Madrid la vive.

Dai piedi del grattacielo che detiene il non invidiabile primato di edificio più brutto della città attraversiamo Plaza de Espana e ci lasciamo alle spalle le statue di Don Chisciotte e Sancho Panza. Poco distante c’è il tempio di Dabod, nel piazzale che costituisce il belvedere cittadino. Si affaccia sul polmone verde della città e da lì si ha anche una bella visione del Palazzo Reale e della Cattedrale dell’Almudena, che purtroppo non vedremo da più vicino.

La Gran Via

Imbocchiamo la Gran Via, una grande arteria delimitata da alti palazzi e con abbondanti cinema, teatri, negozi. Ricorre tra l’altro il suo centesimo compleanno: relativamente recente fu infatti la volontà di costruire anche a Madrid un viale scenografico degno di una capitale. Auguri!!

Si mangia (finalmente…)

Ci facciamo guidare fino a Puerta del Sol, il “centro di Madrid” dove tra l’altro si può notare una statua di un orso con un corbezzolo, il simbolo della città. Lo stomaco mugugna e la nostra guida ci accontenta immediatamente portandoci in un locale dove a farla da padrone sono i montaditos (piccoli panini da 1, 1.50 euro in un’infinità di gusti). Ci sconsiglia eventuali “trattorie” essendo la cucina madrilena non così eccezionale e abbastanza lontana dai nostri gusti; molto meglio locali di tapas o di montaditos appunto, che tra l’altro propongono in genere ottime offerte in particolari giorni, per esempio 2 euro per un montadito e birra. Con 5 euro siamo usciti sazi e un po’ abbioccati.

Plaza Mayor

Vergognosamente rapida è stata la nostra puntata a Plaza Mayor, uno dei simboli ufficiosi di Madrid. Grande piazza racchiusa da palazzi signorili: molto scenografica. Purtroppo il tempo è poco e abbiamo precedentemente individuato le nostre priorità.

Sacrebleu!

Sacrilegio! Direte voi. Sono quasi le 4 del pomeriggio e noi vogliamo vedere sia il Reina Sofia che il museo del Prado. Sento delle voci: “non ce la farete mai”, “non ve lo godrete”: è vero, ma è vero anche il contrario.

Reina Sofia

ln fondo, se il record mondiale di attraversamento di corsa di un museo come il Louvre è di 9 minuti e 45 secondi, vuoi che in un’ora e mezza non si riesca a vedere qualcosa nel più piccolo Reina Sofia?
Anche in questo caso la parola d’ordine è selezionare. E noi selezioniamo.

Tappa numero uno: Guernica. Basta una parola per descriverlo: impressionante. Su tutti i libri di storia dell’arte è scritto che il dipinto è lungo quasi otto metri e alto più di tre, ma vederlo appeso ad un muro è tutta un’altra cosa. Molto interessante anche le ricostruzioni dei vari passaggi che mostrano come, benchè sia un’opera eseguita velocemente per la mole, Picasso abbia più volte rimaneggiato il dipinto e modificato i soggetti.

Tappa numero 2
: El Gran Masturbador: Dalì a quanto pare non aveva voglia di stare a giocare troppo con i doppi sensi nel titolo, per il resto è uno dei suoi quadri più celebri, ricco di dettagli per me incomprensibili e di figure schizzoidi.
C’è anche il tempo di osservare strane installazioni temporanee che in molti si arrischiano a defenire arte, e di riposarsi nella piazzetta sul retro del museo.

Il Prado

Come ci mettiamo in coda per il biglietto al Prado, sono le 6 del pomeriggio, la fila non sembra poca e disperiamo di riuscire ad entrare. Ma il cul.. ehm, la dea bendata è dalla nostra parte, infatti al Prado dopo le 6 del pomeriggio non si paga e la fila cammina a passo d’uomo. Depositiamo zainetti e ammennicoli vari e cominciamo il tour.

Anche qua c’è da selezionare, ed è impresa ben più ardua che al Reina Sofia. Ci sono le vite di Goya e Velazquez in questo museo, la loro evoluzione artistica negli anni, ed è cosa che purtroppo richiede tempo per essere totalmente apprezzata. Innumerevoli i ritratti dei vari componenti della famiglia reale spagnola nei secoli, ma il pezzo forte è sicuramente la Maya di Goya, nelle due versioni l’una vestita (e con i dettagli, lo sfondo i colori meno definiti) e l’altra spogliata, che tanto scandalo destò nel perbenismo spagnolo dell’epoca.

Piccola fissa personale, costringo tutti alla ricerca del “Giardino delle delizie” di Hieronymus Bosh; è impossibile descrivere la quantità di cose e persone assurde che ci sono in quel quadro, posso citare strane costruzioni rosa shocking che neanche in guerre stellari, una copula all’interno di una cozza gigante, una maiale vestito da suora. La ricerca è ardua perchè di Bosh ci sono solo due o tre quadri ma alla fine venti minuti di contemplazione non me li leva nessuno.

La via per l’aeroporto

Sono le 7 e 30! Niente panico! Più o meno. Salutiamo la nostra amica e prendiamo la via dell’aeroporto, ma i nostri timori, come lei c’aveva anticipato, sono infondati e alle 8 e rotti scendiamo dalla metro. Le indicazioni per i gate sono presentate meglio di quelle per la metropolitana che (non) avevamo visto stamattina, e fatti i controlli c’è anche il tempo di comprare un po’ di biscotti (ahhh… dolci carboidrati…) e accamparsi sulle sedia davanti all’uscita dell’imbarco.

La stanchezza c’è e si vede dalle idee che vengono fuori in certi momenti: “ma se invece di fare la fila in piedi, piazzi un carrello per i bagagli e ti ci siedi sopra?” “Si, e quando la fila avanza chiedi a quello dietro se per cortesia ti spinge avanti?”.

Casa dolce casa

Partenza in orario o poco più, comunque prima delle nove e mezza e arrivo con il solito atterraggio copyright della mamma (un po’ ruvido). Resto vigile giusto il tempo di tornare a casa e spararmi un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino (signora mia, quando vai all’estero il cibo italiano ti manca proprio…!) e poi a letto, domani sveglia presto e solito tran tran.

Riflessioni…

Un viaggio in giornata…. perchè? Non vedi sicuramente tutto quello che un buon “turista” dovrebbe vedere perlomeno non in una grande città come Madrid, non puoi godere appieno di musei o di attività che richiedono tempo come andare a vedere una partita del Real o dell’Atletico, o vivere la vita notturna.
Ma basta per avere un’idea generale della città, per respirare la sua aria… e poi volete mettere, quando vi chiederanno: “ieri non ti ho visto, dove stavi?” rispondere: “niente di che, sono andato a farmi un caffè a Madrid”.
è stato abbastanza per poter farmi dire che Madrid è una bella città, pulita (l’aria quasi montana a causa dell’altitudine certo aiuta a dare questa impressione..) e con un traffico non eccessivo (soprattutto se paragonata a Roma).

Anche se forse offre meno in termini di quantità di attrazioni rispetto ad altre capitali europee, ma forse anche rispetto alla stessa Barcellona, possiede un museo come il Prado e una vita notturna di tutto rispetto, da vera capitale (il maggior rimpianto è stato quello di non poter trascorrerci una serata).

Tra le piccole annotazioni vorrei ricordare come i musei siano gratuiti per giovani e studenti, cosa comune anche in altre parti d’Europa (chissà come mai non da noi). Il costo della vita è sensibilmente inferiore al nostro, e forse vi contribuisce anche il fatto che tra i paesi europei è uno di quelli che in maggior misura risente dell’attuale crisi: la disoccupazione è attualmente al 20 per cento.

Logistica: trasporti frequenti e puntuali (perlomeno le metro, alla fine abbiamo preso solo quelle) e aeroporto praticamente in città, a 40 minuti di metropolitana.

Riproduzione riservata