Oslo

12 giorni in Scandinavia, terza tappa Oslo

Testo alternativo

Autore: Wilbur Walsh
Periodo: Agosto

"Il viaggio diventa letteralmente meraviglioso, man mano che si sale di quota il paesaggio diventa di una bellezza indescrivibile, sembra di essere in Irlanda, sulle alpi Austriache, sulla luna tanto è variabile il paesaggio"

Verso le 18.00 sono di nuovo a Bergen con la macchina stragonfia di fotografie e gli occhi che ancora brillano, l’ultima parte della città che non ho ancora approfondito è quella attorno al Lille Lungegårdsvannet un lago artificiale dalla forma ottagonale con un getto d’ acqua al centro, le rive sono alberate e fiorite e lo fanno sembrare una piscina, proseguendo verso il centro si incrociano altre belle aiuole fiorite ed alberate attraversando il piccolo Byparken dove c’è una fontana fatta a cascata.

È ora di tornare alla base per fare riordinare le mie cose e cominciare a metterle in valigia. Esco qualche ora più tardi, verso le 21.00 e dopo cena faccio la solita tappa allo Sjoboden dove la formula non cambia con il solito menestrello e la carinissima barista, la clientela sembra però preferire altri lidi, prima di mezzanotte saluto Bryggen per cercare qualche altro locale dove passare almeno un’ altra oretta, i pub in centro sono molto soft, in alcuni ci sono i malati calciomani che guardano partite di calcio (immagino siano repliche, chi è che gioca dopo le 23.00 di Martedì??) vedo almeno 2 code di giovani studenti in fila per entrare in discoteca e allora filo dritto al Garage Pub dove c’è un bel casino, bene bene, se questo è il movimento del Lunedì e Martedì posso immaginare il carnaio che ci potrà essere nel week-end, magari da tenere in considerazione se mai tornerò da queste parti (… e se non sarò troppo vecchio, già sono al limite..!!)

Come detto al Garage Pub c’è parecchia gente, dentro fa caldo, non c’è un buco vuoto ne al bancone ne ai tavoli, mi giro e vedo gente che scende al piano di sotto, mi accodo e il locale all’ interrato è grande quasi il doppio di quello di sopra, una disco vera e propria con tanta gente allegrotta e abbastanza slegata.

Vedo che l’usanza del posto è quella di comprarsi una bottiglia di vino al bar e bersela fino all’ ultima goccia, ragazzi e ragazze girano con la bottiglia in una mano e il bicchiere nell’altra e chi è seduto ai tavolini ha la propria, di solito se ne compra una e si divide, poi se ne ricompra un' altra e così via, no, qua ognuno beve la sua... io sono tra i pochi a non averla, mi pare di capire che per quella sera sia in offerta speciale, non so che vino sia, sull’ etichetta leggo 9.5% di alcol, sarà tipo una nostra malvasia dolce, anche perché se fosse vino serio una volta finita la bottiglia sarebbero in pochi a rimanere in piedi visti i volumi trangugiati.

L’angioletto sulla mia spalla destra mi dice di andare a letto perché le sveglie suoneranno tra non moltissimo, il diavoletto sulla spalla sinistra invece mi dice di fregarmene, le valigie sono fatte, se dormirò poco avrò 6 ore di treno per recuperare, di fronte a me ci sono due cavalle biondissime alte come me (+ di 1 e 80) che ridono e parlottano tra di loro, noto che le loro bottiglie sono quasi vuote e non sono proprio stabilissime sui tacchi: caro angioletto, vacci tu a letto e non rompere!!
Bergen è proprio come me l’ aspettavo, una città da cartolina, offre scorci incantevoli, sembra essere la città perfetta in cui vivere anche se penso che impazzirei a dover fare i conti con un tempo del genere, per non parlare poi dell’ inverno con pochissime ore di luce al giorno, alcuni italiani che vivono qui hanno confermato che patiscono voglia di sole, addirittura sentono la mancanza del caldo umido tipico della pianura padana: basta che ci sia il sole.

Ho visto una minima parte delle bellezze naturali che si possono raggiungere da Bergen, ci sono parecchie altre escursioni da fare altrettanto affascinanti come quella che ho fatto io, mi sento di straconsigliare una sosta in questa città dove gli aspetti negativi si possono contare sulle dita di una mano.



Terza tappa: Oslo (Me 17/08 – Sa 20/08)

 Alle 6.40 la batteria di sveglie mi butta giù dal letto, tempo 10 minuti per riprendermi, capire chi sono e dove sono e poi mi do una ripassata con acqua fredda per svegliarmi del tutto, raccolgo armi e bagagli e lascio l’ albergo. La stazione è a circa 800 metri ma pago gli stravizi della nottata e non ce la faccio a farmela a piedi con quasi 28 kg di bagaglio al traino, prendo un taxi e alle 7.40 sono in stazione. Il treno è già in sosta e fortunatamente non è come quello che ho preso il giorno prima, è un modello moderno dalla linea filante, tipo i nostri Frecciarossa, dentro ha poltrone comodissime, è silenzioso e fortunatamente ho il posto finestrino. Mi perdo la prima ora abbondante di tragitto tra un pisolino e l’ altro (recupero di sonno previsto), la tratta percorsa è la stessa fatta il giorno prima fino a Myrdal.

Proprio da questo punto in avanti il viaggio diventa letteralmente meraviglioso, man mano che si sale di quota il paesaggio diventa di una bellezza indescrivibile, sembra di essere in Irlanda, sulle alpi Austriache, sulla luna tanto è variabile il paesaggio in pochi km. Gli alberi spariscono manco fossimo a 3.000 metri, il verde dei prati sembra quasi finto, le cime innevate delle montagne si specchiano nei laghi e poco lontano si vedono i ghiacciai. Scendo un minuto alla stazione di Finse, il punto più alto del tragitto a 1.222 metri, l’ aria è frizzantissima, ci saranno al massimo 10°, la stazione penso sia il punto di partenza di percorsi per chi fa trekking o escursioni in mountain bike, c’è un grande noleggio con almeno un centinaio bici e un negozio che vende attrezzatura per campeggiatori ed escursionisti da montagna.

Non so veramente come poter descrivere i circa 50 km fin quasi a Geilo quando la ferrovia scende a 8-900 metri, basta dire che speravo che il viaggio potesse durare anche 8 ore se il paesaggio era quello.
 
E pensare che avevo pensato di fare la tratta Bergen – Oslo in aereo, avrei fato una cazzata madornale. Dopo Geilo siamo circa a metà strada e scendiamo costantemente di quota, il panorama torna simile alla prima parte del viaggio fin circa ad un’ ora dall’arrivo ad Oslo in cui si viaggia praticamente in un’ unica grande periferia fatta di capannoni, zone industriali e centri commerciali. Alle 14.30 puntuali scendo in stazione e mi trovo in un formicaio di gente, tra le quattro capitali scandinave che ho visto, questa è quella che ha la stazione in assoluto più affollata.

La giornata è gradevole, ne freddo ne caldo e allora mi faccio a piedi la strada fino al Perminalen Hotel in Øvre Slottsgate 2, circa 700 metri di strada. Imbocco l’affollatissimo Karl Johans Gate, il vialone centrale della città completamente pedonale e in 15 minuti raggiungo l’ hotel. Ero titubante nella scelta di questo albergo/ostello dalla posizione eccellente e dai prezzi più bassi del 30-40% rispetto agli altri hotel del centro: dove sarà la fregatura?

L’ ho scelto proprio per la posizione centralissima a pochi passi da tutto e penso che sia stata una delle scelte migliori che abbia mai fatto tra le decine di alberghi prenotati su internet: la camera singola costa circa 80€ a notte, è ampia, il bagno fin troppo grande, c’è un armadio di 2 metri per 2, tv LCD, poltrona, scrivania e sedia, cosa chiedere di più?? Certo, l’ arredo è minimale ma ben tenuto e pulito, il buffet della colazione offre di tutto, sotto ai 100-110€ in quella zona si trova ben poco, per chi vuole spendere ancora meno al Perminalen ci sono camerate o camere da 2-4 letti, con e senza servizi.

Esco per la consueta ricognizione, per capire dove mi trovo e per constatare che tutto quello che mi ero appuntato riguardo locali notturni, bar, pub e ristoranti è racchiuso in poche centinaia di metri, faccio una sosta all’Hard Rock Café per comprare qualche souvenir e bere qualcosa e me ne torno in camera.


Poteva evitare la pioggia di darmi il benvenuto anche qui? Certo che no, mi tocca quindi mettere in servizio anche ombrello 3, volevo andare a cena verso il porto ma mi fermo nei pressi del Municipio causa intensità dello scroscio. Oslo sembra essere più cara di Bergen, ordino un banale secondo con contorno, 2 birre da 0,4 ed un caffè e mi saltano 52 (cinquantadue) €, apperò… Per fortuna che verso le 22.30 non piove più, non c’è tantissimo in giro ma visto che i locali che mi ero mappato non sono molto lontani me li faccio quasi tutti in perlustrazione, al Fugazi ed allo Stravinsky c’è la fila (ragazzini), l’Onkel Donald è chiuso mentre il John’s bar proprio li di fianco è aperto ma c’è pochino pochino, mi fermo comunque un’oretta, poi esco e vedo se riesco a trovare qualcos’ altro ma a parte un locale nella Youngstorget, tutto il resto è semivuoto. A nanna allora.

La giornata successiva è meravigliosa, c’è un bel sole caldo accompagnato da un venticello fresco fresco, sembra una giornata d’ Aprile, l’ ideale per passeggiare in città, lascio in camera il K-way ma non l’ ombrello, non vorrei che i cambi di condizioni meteo fossero repentini come a Bergen, non si sa mai. In albergo compro la Oslo card valida 48 ore, costa cara, circa 40€ ma ci vuole pochissimo per andare a credito visto che trasporti e musei sono gratuiti.

Subito appena uscito dall’ albergo arrivo in Christiania Torv, l’unica piazza antica della città, dove rimangono i pochi edifici con la struttura a telaio in legno a vista, da li raggiungo il Municipio o Rådhus che è a 300 metri.

È una costruzione imponente degli anni ’50 in mattoni scuri con tue torri in sommità, vorrei entrare per vedere gli interni e soprattutto la sala in cui viene assegnato il Premio Nobel per la Pace ma purtroppo a causa delle imminenti elezioni amministrative, l’ edificio è chiuso al pubblico. Pazienza, proseguo verso il porto nella zona chiamata Aker Brygge, è un’area in trasformazione e sta perdendo l’ aspetto di area portuale industriale originaria diventando un porto turistico con decine di palazzi nuovi costruiti adottando fantastiche soluzioni architettoniche e di design, l’area sarà terminata nel 2014, già ora non si contano i ristoranti ed i bar uno attaccato all’ altro, l’area ospita uffici e soprattutto residenze penso abbastanza esclusive, non conosco i prezzi al mq ad Oslo, mediamente per questi alloggi ho visto prezzi che ballano tra 8.000 e 10.000 €/mq non proprio regalate…

Dal molo parte il water bus di linea che arriva a Dronningen, sulla penisola di Bygdøy che si estende sul lato occidentale della città, è un’ area residenziale rinomata non per tutte le tasche, qui hanno sede diverse ambasciate e soprattutto alcuni dei musei più importanti della città. Il primo in cui entro è il Norske Folkmuseum, un museo all’aperto in cui sono conservate abitazioni e capanne in legno mantenute nei secoli e le tipiche casette con il prato sul tetto, lo scorso anno a Stoccolma ero stato in un open-air museum come questo, lo Skansen, sono entrato principalmente per vedere una delle tipiche chiese medievali norvegesi in legno con le caratteristiche coperture a capanna a più livelli chiamate Stavkirke, questa è la Gol Stavkirke risalente al 1200 circa.

Non dedico molto tempo al Folksmuseum appunto perché molto simile a quello già visto e anche perché ho parecchie cose da vedere, proprio a pochi metri c’è il Vikingskipshuset o Museo delle navi vichinghe, in questo particolare edificio a forma di croce sono esposte 3 navi di epoca vichinga recuperate e ben conservate, poi prendo un bus in direzione Bygdøynes dove, oltre al molo dal quale ripartirò con il water bus verso Aker Brygge, ci sono due dei musei più interessanti della città: il Kon Tiki Museum ed il Fram Museum.

Nel primo è esposto il Kon Tiki una zattera in balsa utilizzata da un esploratore norvegese che raggiunse la Polinesia partendo dal Perù nel 1947. È esposto anche il Ra, un’altra semplice imbarcazione costruita in papiro che, sempre a scopo esplorativo/scientifico al secondo tentativo nel 1970 attraversò l’Atlantico dal Marocco alle Barbados, veramente affascinante pensare a quelle avventure, molto ben illustrate e descritte da installazioni fisse e video proiettati in una sala apposita.

Il Fram Museum ospita la Fram una poderosa nave in legno che agli inizi del secolo scorso in varie esplorazioni toccò (unica al mondo) sia il polo sud che il polo nord in spedizioni con i migliori esploratori norvegesi, l ‘imbarcazione è conservata benissimo, si può salire a bordo e scendere nelle cabine. Avrei potuto rimanere ore in questo museo dove tutte le descrizioni delle spedizioni, i problemi e gli inciampi occorsi durante i viaggi sono spiegate anche in italiano, didascalie molto avvincenti e suggestive, ma il tempo fuori è magnifico, si sta troppo bene all’ aria aperta e non voglio perdermi neanche un minuto di questa splendida giornata.


Tornato al porticciolo salgo alla fortezza di Akersus che domina la baia, è un antico castello medievale ben conservato, passeggio sereno tra le mura in pietra, i sentieri in ciottoli e tanto verde, c’ è un bel punto panoramico dal quale si può ammirare il mare e le aree circostanti.

Cerco disperatamente l’autobus 32 per raggiungere il Nuovo Teatro dell’ Opera ‘Den Norske Opera & Ballett’ distante circa un chilometro perchè fatico parecchio a camminare a causa di una serie di vesciche al mignolino del piede destro, mi fanno un male bestiale ma non riesco a trovare la fermata, cammina cammina e mi trovo davanti al teatro: meraviglioso.

È una costruzione recentissima, tutta in pietra bianca ma la peculiarità principale è data dalla copertura che scende inclinata fino al livello dell’ ingresso, a pochissimi metri dal mare, praticamente se ci si lascia rotolare dalla cima del tetto, si arriva dritti dritti in acqua, peccato che all’ interno si possa accedere solo agli spazi commerciali ed alle biglietterie/informazioni e non si possa andare oltre e vedere i palchi e le scalinate in legno chiaro, mentre fuori si può salire e scendere a piacimento sulla falda del tetto, è una costruzione fantastica, un capolavoro d’ architettura, straordinaria al pari di una piazza antica, di una cattedrale o di un palazzo reale.

Tramite una passerella sospesa attraverso la strada e mi trovo alla stazione ferroviaria, entro giusto per controllare gli orari dei treni diretti all’ aeroporto poi dal piazzale davanti all’ ingresso principale prendo un tram in direzione Grunerlokka, un ex quartiere operaio e industriale, negli ultimi anni è stato recuperato e trasformato in area residenziale e commerciale composta da tante palazzine di 2-3 piani dai colori vivaci. È una delle zone più multiculturali della città, sembra di essere ovunque tranne che in Norvegia ma non è un ghetto, tutt’altro, è considerata una zona ‘trendy’. Torno in stazione in tram e mi rifaccio il sempre gremito Karl Johans Gate, mi fermo nei pressi della cattedrale di Oslo ‘Oslo Domkirke’ e purtroppo vedo i primi segnali che riportano alla tragica attualità.

I pratini attorno alla chiesa sono quasi completamente coperti da mazzi di fiori, bandiere norvegesi, messaggi, lettere e altre testimonianze di dolore nei confronti delle vittime degli attentati del 22 Luglio in centro città e sull’ isola di Utoya. L’aria tutt’ad un tratto sembra diventare gelida, attorno si notano facce tristi e tanto silenzio, rimango in disparte e proseguo oltre. Incrocio l’Akersgata, proprio la via in cui si trova il palazzo con gli uffici del Primo Ministro dove scoppiò l’autobomba, è tutto transennato e presidiato da vigilanza privata e polizia, sulle transenne rimangono alcuni fiori rinsecchiti, l’edificio oggetto dell’ attacco è quasi completamente ‘imbustato’ da teli bianchi, si vedono solo le finestre degli ultimi piani senza vetri, con i telai a pezzi e le tende che svolazzano fuori, alcuni edifici affianco probabilmente resi inagibili dall’ esplosione hanno le finestre coperte da pannelli in compensato, chissà che botto tremendo deve essere stato… anche qua l’ambiente si raffredda parecchio, la poca gente tutt’attorno non dice una parola, incrocio una troupe di una TV che chiede l’ autorizzazione per fare delle riprese ma per il resto chi passa li vicino rimane in silenzio e probabilmente pensa a quanto l’ uomo possa diventare bestia.

Beh, meglio rituffarsi nell’allegra fiumana di gente nelle vie centrali, secondo la mia tabella di marcia dovrei spingermi fino al Palazzo Reale ma sono già le 18.00, sono abbastanza stanco e ho sempre male al mignolino, arrivo quindi fino al Parlamento Norvegese o Storting e alla bella Eidsvolls plass, la piazza/giardino di fronte al palazzo. Poi mi siedo al tavolino di un bar e mentre sorseggio qualcosa osservo lo struscio.

Serata splendida, si potrebbe girare tranquillamente in camicia ma è meglio portarsi una giacca leggera, le temperature si abbassano sensibilmente col passare delle ore.

Dopo cena provo a seguire alcune dritte raccolte prima di partire, il quartiere di Grunerlokka, dove ero stato nel pomeriggio, è una zona molto battuta nelle serate non solo del week-end ed è segnalata come una delle più vivaci. Prendo il solito tram nei pressi del Municipio e scendo nel cuore di Grunerlokka ma, o mi hanno raccontato una balla, o ho sbagliato serata oppure non ho capito una cippa ma non c’è una mazza in giro, boh, probabilmente è presto ma visto che il gestore di un locale mi dice che stanno chiudendo non appena mi siedo ad un tavolino, penso sia meglio tornare in centro e battere le zone conosciute.

Scendo ad Aker Brygge e sondo il terreno ma sembrano regnare calma e rilassatezza, torno verso il John’s Bar e vedo una fila bella lunga all’ ingresso, sono i soliti ragazzotti studenti con le magliette scritte a pennarello che provano ad entrare all’ Onkel Donald che ha l’ingresso proprio li affianco, la fila è lunga anche perché la security controlla i documenti a tutti per verificare l’ età di chi vuole entrare (età minima variabile da locale a locale, chi chiede 21, chi 24 o 26 anni), non mi metto neanche in fila per non sembrare un vecchio allupato e mi accomodo al sempre purtroppo sguarnito John’s Bar, peccato perché l’ambiente è carino, la musica è bella e anche perché il Mercoledì ed il Giovedì le consumazioni costano meno.


Verso la mezzanotte lascio il locale e mi piazzo al bancone di un grande bar all’aperto di fianco al Teatro Nazionale, c’ è un bel giro, musica dance e gente piuttosto tirata ma soprattutto nessuno sbarbatello, il posto non è affatto male e chiudo qua la mia seconda serata ad Oslo.

Mentre torno in albergo guardo il cielo e purtroppo vedo che la luna e le stelle sono coperte da nuvole che si ammassano rapidamente, ahi ahi, mi sa che la giornata primaverile appena passata non avrà un seguito l’ indomani.

Ed infatti il giorno seguente esco dall’ albergo in assetto da bagnato, sono strasicuro che pioverà, non so però quando, quanto e come pioverà, l’umidità è alle stelle e fa quasi caldo, mi incammino verso il Palazzo Reale situato alla fine del Karl Johans Gate, prima di salire al palazzo devio sulla Universitetsgata e mi infilo gratuitamente (grazie alla Oslo Card) nella Nasjonalgalleriet, la Galleria Nazionale, non sono appassionato di arte moderna o di pittura però qua è esposto il famoso ‘Urlo di Munch’ oltre ad altre opere dell’ artista norvegese, di Van Gogh, Picasso e tanti altri artisti celebri.

Taglio attraverso i sentieri dello Slottsparken (il parco del Palazzo Reale) e arrivo davanti alla residenza dei reali norvegesi, una delle dimore per teste coronate più semplici e quasi anonime che io abbia mai visto, i regnanti di questo paese sono famosi per la loro semplicità e la loro vicinanza allo stile di vita comune dei loro ‘sudditi’, non so se la coincidenza sia voluta ma ho visto tanti palazzi per duchi, conti, marchesi molto più sfarzosi di questo, proprio come se la monarchia non volesse rimarcare troppo la propria nobiltà.

Mi infilo nella metropolitana e scendo a Majorstuen, è la stazione più vicina al Frognenparken, il parco più grande della città famoso soprattutto perché li si trova il Vigelandparken che è un’ area del parco in cui si trovano le sculture di Gustav Vigeland. Proprio appena scendo dal bus che mi scarica di fronte all’ ingresso comincia a piovere, è un vero peccato perché il parco è grandissimo, ci sono numerosissime sculture dell’ artista in bronzo e granito e ci sarebbe da girare per ore ma purtroppo devo fare i conti con la pioggia che si infittisce sempre più fino a diventare parecchio intensa.

Riesco comunque a vedere il ponte in granito, la grande fontana con i sei giganti che sorreggono il catino e mi fermo al Monolito, vorrei proseguire fino all’ ultima scultura, la ‘Ruota della vita’ ma diluvia, meglio tornare indietro.

Piove di brutto, i miei piani per la giornata vanno parzialmente a farsi benedire, mi rimangono da vedere il trampolino per il salto con gli sci di Holmenkollen, per chiudere la giornata avevo pensato di raggiungere Sognsvatn, una sorta di oasi naturalistica a pochi km dal centro (raggiungibile in metropolitana) con tanto verde, boschi, sentieri e aree pic-nic dove gli abitanti di Oslo sono soliti trascorrere in totale relax i week-end ed il tempo libero, quando il tempo lo permette si può fare il bagno nel lago omonimo. Non mi pare proprio la giornata adatta ne per i pic-nic ne per fare il bagno nel lago, per fare il bagno basta chiudere l’ombrello!

Ad Holmenkollen però voglio andarci ugualmente, torno alla stazione di Majorstuen e riparto in metro che da qui in avanti diventa ferrovia leggera di superficie ed in una ventina di minuti raggiungo la destinazione, ci sono di mezzo una quindicina di fermate, la tratta sale dolcemente verso la collina e il panorama si fa sempre più interessante, tante casette (alcune con il camino fumante.. è il 19 Agosto porca zozza!) sembra una zona residenziale di seconde case da vacanza come vedo negli Appennini dalle mie parti, ma la capitale è a 10 minuti di metro… fantastico!

Arrivo alla meta piuttosto infreddolito ed umido, avevo visto su Google Street View che per arrivare al trampolino avrei dovuto percorrere una stradina in salita, 100 o 200 metri (…pensavo…) e allora parto con un rapido passo da alpino per scaldarmi solo che avevo sbagliato i conti, ci saranno 6-700 metri di strada… bella ripida… arrivo a metà strada e sono già mezzo spompo, col fiatone e da infreddolito che ero, comincio addirittura a sudare, che coglionata che ho fatto!

Dopo l’ ultimo tornante finalmente si vede la sagoma del trampolino, massiccia ed avveniristica, la parte inclinata è lunga più di 100 metri ed ha un ‘altezza massima di 60 metri, molto imponente la zona d’ arrivo dei saltatori con le gradinate, sembra un mezzo stadio.

Nel frattempo arrivo all’ ingresso, bagnato sia di pioggia che di sudore, tolgo il K-way un paio di minuti e mi faccio passare i bollori, per accedere agli ascensori che portano in cima al trampolino bisogna per forza passare per il museo dello sci (100 NOK, gratis con Oslo Card) un’ esposizione che magari interessa gli amanti degli sport invernali dove viene mostrata l’ evoluzione nel tempo di sci, abbigliamento, materiali ed attrezzature da neve. Piglio l’ ascensore e arrivo alla piattaforma da dove si lanciano gli atleti, io che soffro di vertigini e mi tremano le gambe solo a salire su una sedia, non oso pensare a cosa si possa provare a scendere da quella fettuccia inclinata, saltare 100 metri ed oltre e atterrare in quella striscietta di neve laggiù in fondo, che in realtà è quasi un muro imponente in contropendenza ma da qui sembra minuscola. Salgo fin sulla copertura, il panorama deve essere splendido nelle belle giornate, oggi si vedono solo nuvole e foschia, scatto qualche foto che non rendono giustizia a questo meraviglioso scenario naturale fatto di colline, vallate e laghi. Se tornerò ad Oslo e dovessi trovare una situazione meteo migliore e più stabile, sicuramente tornerò da queste parti.


Come detto, annullo la gitarella fuori porta al lago di Sognsvatn e torno alla metro in direzione centro, nell’ attesa mi riassalgono i brividi di freddo, salgo in carrozza e mi chiudo nel mio misero K-way, unico riparo contro il freddo.

Di fianco a me siedono 5 ragazzine una più bella dell’ altra, giovanissime, tutte assieme sommeranno a malapena 80 anni ma a fatica riesco a distogliere lo sguardo da loro, in particolare da una che avrebbe fatto voltare anche un sasso: mentre io sono coperto ed imbacuccato, questa è in canottiera! indumento che risalta clamorosamente un ‘davanzale’ da far perdere la testa anche ad un bonzo tibetano, ah! avessi 15 anni di meno… Qualche fermata prima del centro cittadino la ragazzina prosperosa si ricompone (purtroppo) con giacchetta ed impermeabile (allora non ha il Paraflù nelle vene) e scende e nelle 2-3 stazioni successive scendono anche le altre fanciulle, solo a quel punto torno in me e ricomincio a ragionare e mi chiedo: adesso cosa faccio? Sono le 15.30, piove ancora forte, ho un freddo bestiale e allora me ne torno in hotel a farmi una doccia bollente.
Detto fatto, alle 16.00 sono sotto le coperte lavato e stirato con il piumone fino al mento, il giro della città è completo, ho visto tutto quello che mi interessava e non avrebbe avuto senso star fuori a bighellonare in quelle condizioni.

Fortunatamente in TV trasmettono due episodi di South Park e mi passo un’ oretta quasi senza accorgermene, verso le 17.00 la pioggia è calata sensibilmente, io sono ristorato e pronto a farmi un’ ultima passeggiata nelle vie dello shopping. Compro gli ultimi souvenir e mi piazzo in uno dei pochi tavolini liberi di un bar al riparo dalla pioggia, peccato che le micidiali termo-lampade sulla tenda mi ustionino la parte destra della faccia, mi ero messo una felpa per non patire il freddo come poche ore prima, ed invece mi tocca spogliarmi, via la giacca, su le maniche e apro la cerniera della felpa fino al petto: che due coglioni, non si sa cosa mettersi addosso!

Rientro abbastanza presto in camera per il solito riordino preventivo dei bagagli, è Venerdì e adotto gli stessi accorgimenti utilizzati a Bergen: devo svegliarmi alle 7.20 e non so come butterà la serata, meglio fare in modo che una volta sveglio io debba solo chiudere la valigia e ripartire senza dover compiere azioni come piegare una camicia che in certe condizioni psicofisiche potrebbero rivelarsi impegnative …! Serata molto umida (ma và?) e per niente fredda, cade qualche gocciolina ma non sembra essere nulla di preoccupante, cenetta all’ aperto ad Aker Brygge cerco però un tavolo lontano da quelle cazzo di lampade riscaldanti, ci lascio i soliti 50€ e vado alla ricerca di qualche localino giusto in cui passare le mie ultime ore norvegesi.

Un bel posto lo trovo subito, il Beer Palace, un nome una garanzia, peccato che il locale sia piccolo e pressato di gente, dentro fa un caldo infernale e non si riesce a camminare, a malincuore abbandono proprio mentre il DJ programmava ‘Hotel California’ , che sfiga, anche la clientela mi sembrava ok. Il clima umidiccio probabilmente scoraggia anche i clienti del locale all’ aperto di fianco al Teatro Nazionale, la sera prima era molto frequentato mentre invece nella mezz’ora in cui rimango ci saranno una ventina di persone. Solo l’ Onkel Donald attira la consueta folla di adolescenti, meglio andare sul sicuro (e sul tranquillo): John’s Bar e poi la chiudo qua. Il locale è diviso in due sale, nel week-end si entra dalla parte non accessibile durante la settimana poi solo verso la mezzanotte, quando comincia a riempirsi per bene, si apre l’ altra sala più grande con la pista. Poco dopo l’ una quando l’ atmosfera è già vivace e pulsante mi congedo: bye bye Oslo by night.

O almeno ci provo a congedarmi, quasi attaccato al mio hotel c’è un pub per metallari, il Rock In, ma si, l’ ultimo bicchiere me lo faccio qua, tra capelloni, borchie, tatuaggi, piercing e personaggi loschi che giocano a biliardo e ce ne fosse uno con un accenno di sorriso sulle labbra, vabbè, ho visto anche questo.

Alle 7.20 in punto sono in piedi e alle 8.00 lascio l’albergo, raggiungo la stazione e con il regionale delle 8.37 mi avvio verso l’ aeroporto, Oslo mi è piaciuta parecchio, molto diversa da Copenhagen o Stoccolma, non c’è niente di vecchio, antico o classico tipo Stroget o Gamla Stan, ma non sta scritto da nessuna parte che una città per essere bella o interessante debba avere palazzi rinascimentali, cattedrali monumentali o piazze sfarzose, le cose che più mi hanno impressionato positivamente sono state proprio le architetture moderne.

È una città ordinata e pulita proprio come da immaginario collettivo che sembra offrire tutto il necessario per vivere bene, ha due soli difetti: il clima ed i prezzi. Ah!, dimenticavo un suggerimento per tutti i fumatori che vogliono venire da queste parti: portatevi le sigarette da casa, in Norvegia le sigarette (almeno le Lucky Strike) costano 12€ al pacchetto!!

12 giorni in Scandinavia: prima tappa Copenaghen
12 giorni in Scandinavia: seconda tappa Bergen 

Riproduzione riservata