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Via dei Brentatori, a piedi colline sulle bolognesi

Via dei Brentatori
Un cammino da percorrere a piedi da Bologna a Bazzano lungo l’antica via del vino sui colli bolognesi

La Via dei Brentatori è una strada del vino fra le più antiche documentate, nata nel Duecento, riscoperta e ampliata come meta per un viaggio a piedi.

Il percorso previsto è di circa 50 chilometri con un dislivello di 1521 m, con lo zaino in spalla da piazza Maggiore a Bologna fino alla Rocca di Bazzano, lungo i colli bolognesi.

Chi erano i brentatori?

Via dei Brentatori
Via dei Brentatori

Col cappello di feltro nero e le racchette ai piedi scendevano attraverso le viottole coperte di neve per andare a fare i brentatori o gli spaccalegna, i duri mestieri dell’inverno: scriveva queste parole Edmondo De Amicis nel ruolo di cronista e storico fra le pagine del suo libro “Alle porte d’Italia”, pubblicato nel 1884.

Ma chi erano i brentatori? Questa parola ormai scomparsa ci racconta un mestiere antico. La Compagnia de’ Brentatori fu una corporazione riconosciuta fin dal Quattrocento: l’arte dei brentatori riguardava il trasporto e il commercio del vino.

Le “brente” erano recipienti in legno trasportati a dorso di mulo. Erano i brentatori a controllare la qualità del vino e stimarne il prezzo.

Nel caso di incendi le loro brente si riempivano d’acqua: al suono della campana della torre degli Asinelli di Bologna i brentatori si trasformavano in vigili del fuoco. La società bolognese dell’arte dei brentatori esiste dal 1250 e il suo statuto è riconosciuto dal 1410.

Una targa commemorativa ricorda coloro che hanno svolto questo storico mestiere, posta dal Comune della città di Bologna nell’anno 2015 sull’Hotel Commercianti in via de’ Pignattari, antica sede dell’ordine dal Medioevo.

Via dei Brentatori

Via dei Brentatori Tappe
Via dei Brentatori

In ogni città di passaggio erano previsti dei trebbi, punti di ritrovo. Forse hai già sentito la parola “trebbo”, talvolta utilizzata anche come toponimo: si tratta dell’italianizzazione della voce romagnola trébb, che un tempo significava “riunione di amici, veglia, incontro”.

Camminando dalle vaste campagne dei comuni di Monteveglio, Monte San Pietro, Zola Predosa e Savigno, fino in città, a Bologna, i brentatori trasportavano sulle spalle il loro carico di uva e mosto racchiuso nel legno della capiente brenta.

Oggi è possibile seguire questo percorso, segnalato da un cartello di colore marrone con il simbolo stilizzato del brentatore, un uomo che cammina con la brenta sulle spalle.

Via dei Brentatori: le tappe

Bazzano
Bazzano

Per l’esattezza dovrebbero ammontare a 44 i chilometri del percorso: il punto di partenza della Via dei Brentatori, che passa attraverso le colline bolognesi e i calanchi, è piazza Maggiore.

Sulle tracce dell’antico cammino un tempo percorso dai brentatori si attraverseranno cinque comuni: Bologna, Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Monte San Pietro e Valsamoggia.

La Compagnia dell’Arte dei Brentatori nasce nel 1250 e fin dagli anni Settanta del Novecento viene riscoperta nell’ambito della cultura del vino e della conoscenza delle antiche culture del territorio così come del patrimonio tradizionale ed enogastronomico.

Prima tappa

Da Piazza Maggiore, a pochi passi dall’antica sede della Compagnia dell’Arte dei Brentatori e dalla targa che la ricorda, si cammina verso piazza dei Celestini.

Qui si prende vicolo Spirito Santo procedendo per via Val d’Aposa e via Collegio di Spagna verso via Saragozza.

Oltre l’arco del Meloncello segui il portico che arriva fino al Santuario della Beata Vergine di San Luca.

Scendendo sulla destra lungo via Crucis dei Bregoli entra nel Parco della Chiusa e attraversalo: la direzione è quella del fiume Reno. Dall’Eremo di Tizzano si cammina fino a Zola Predosa lungo l’antica via dei Gessaroli.

Seconda tappa

Dal ponte di via Risorgimento a Zola Predosa si dovrà seguire il sentiero 209 sulla sponda destra del Lavino: la direzione è quella che porterà all’Abbazia di Monteveglio.

A Cà Bianca abbandona il sentiero 209 per proseguire con il 205 fino a Collina di Sopra. Lungo Via Foscolo arriverai al borgo di Oliveto, per poi seguire via Castello e il sentiero dei Cinghi passando davanti alla Ca’ Grande dell’Ebreo, di epoca medievale, e la chiesa di San Paolo.

Il sentiero 205, che si incrocia al bivio di via dei Ciliegi, conduce fino a S.Teodoro, Centro Visite del Parco di Monteveglio.

A San Lorenzo in Collina potrai osservare i paesaggi dei calanchi dove, nel 1861, avvenne il ritrovamento paleontologico principale del territorio Bolognese.

Terza tappa

Da via Rio Marzatore, fra i boschi non lontano dall’abbazia, si arriva a Montebudello costeggiando i vigneti.

Immagina la vita di un tempo, il silenzio e il duro lavoro fra i campi a perdita d’occhio e i vigneti: i grilli e le cicale del tempo estivo, il fango e il ghiaccio dei duri mesi invernali, la bellezza dei paesaggi che cambiano dall’autunno alla primavera, ogni stagione con i suoi colori e le sue particolarità.

Ecco la Rocca dei Bentivoglio di Bazzano, meta finale del cammino.

Lungo il percorso si potrà visitare il trecentesco oratorio di S. Ubaldo a Montebudello. Il centro di Bazzano è collegato alla città di Bologna con il bus e il treno.

Da visitare nei dintorni

Valsamoggia
Valsamoggia

I recipienti dei brentatori, portati a dorso di mulo, dovevano avere quantità prestabilite: lo stajo, o staio, antica misura tradizionale che derivava dal calcolo della quantità di cereali nell’antica Roma.

Le campagne intorno a Monteveglio, Bazzano e Zola Predosa erano i luoghi della vite, che nei secoli ha disegnato le terre tutto intorno.

Questi sono i territori del vino Pignoletto, vitigno in realtà raro, ma anche delle varietà Chardonnay, Barbera, Sauvignon, Lambrusco Grasparossa, Trebbiano Modenese e dell’uva Saslà di Valsamoggia, di origini misteriose, che ogni anno viene celebrata con una festa nel mese di settembre.

Nel comune di Valsamoggia è possibile visitare l’Ecomuseo della Collina e del Vino, nato nel 2007. Il museo si trova a Castello di Serravalle, nel Comune di Valsamoggia, in Provincia di Bologna.

Il borgo di pietra di Castello di Serravalle abbraccia il paesaggio della vallata del torrente Ghiaie, fra i vigneti e i campi di grano, granturco e sorgo, quasi al confine fra Modena e Bologna.

Da Castello di Serravalle è possibile andare alla scoperta di un percorso tematico ad anello per 35 chilometri, percorribili in auto, a piedi o in bicicletta. La fonte di Acqua Salata testimonia la presenza del mare, oltre 5 milioni di anni fa, mentre Mercatello è sede di un’area archeologica ricca di reperti di età imperiale.

Informazioni utili

La Via dei Brentatori all’epoca venne realizzata dal governo della città di Bologna per rendere più sicuro il percorso, spesso minacciato dalle truppe modenesi. Da Monteveglio, Oliveto e Zappolino i brentatori arrivavano fino a Bologna lungo questa strada fra le colline.

C’era il tempo frenetico della fine dell’estate e dell’autunno, con i lavori per la vendemmia e il mosto, poi la stagione primaverile, in cui venivano effettuati i travasi. Si urlava e si discuteva, si assaggiava, si decideva la qualità e il prezzo del vino: i brentatori di tutto questo commercio detennero il potere e il monopolio fino all’Ottocento, quando in epoca napoleonica la corporazione venne sciolta.

Al momento il progetto relativo alla Via dei Brentatori, in collaborazione con il Cai e i Comuni del territorio, ha realizzato una cartoguida e intende coinvolgere sempre più strutture presenti lungo il percorso, oltre alla possibilità di ottenere credenziali per chi desidera raccogliere i timbri di viaggio che testimoniano il cammino fatto a piedi.

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