Piemonte

Roero, cosa fare e vedere

Roero, cosa fare e vedere assolutamente
25-10-2021
Paola Toia

Tra le zone turistiche più conosciute e frequentate del Piemonte c’è il Roero. Una regione storico-geografica che ebbe il suo massimo splendore in epoca medievale e che oggi vive soprattutto di flussi legati al settore turistico e di importanti e rinomate produzioni vinicole.

Che sia per una gita fuori porta toccata e fuga, per un weekend all’insegna del relax o per una vera e propria vacanza di qualche giorno, il Roero è una terra che ha tanto da offrire. Tour da suddividere tra storia, natura e specialità culinarie del luogo. Ecco cosa non potete assolutamente evitare di fare o vedere se partite per la regione del Roero.

Roero, cosa fare e vedere 

  • Ecomuseo delle Rocche
  • Govone 
  • Magliano Alfieri
  • Vezza d’Alba
  • Castellinaldo d’Alba
  • Bra
  • Santo Stefano Roero
  • Torre dell’Acqua
  • Castelli del Roero

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Ecomuseo delle Rocche

Le Rocche sono il frutto di un fenomeno geologico di erosione tipico della zona del Roero e che dura da oltre 250.000 anni. Si tratta di vere e proprie voragini scavate dai corsi d’acqua nei cuori delle colline, che lasciano le pareti sabbiose e creano sul fondo delle conche in cui l’acqua ristagna. 

La bellezza di questi particolari e caratteristici canyon si nota soprattutto nelle ore del tramonto in cui le altissime pareti si colorano di diverse sfumature rossastre. Questo territorio unico è attraversato da diversi cammini e sentieri ed è per questo che è diventato nel tempo uno dei più grandi e caratteristici musei a cielo aperto dell’intero Belpaese, l’Ecomuseo delle Rocche. Otto comuni, accomunati da circa 100 km di cammini da percorrere a piedi o in bicicletta. 

Non solo una bellezza naturalistica da ammirare, ma anche un’occasione per dedicarsi allo sport all’aria aperta.

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Torre dell’acqua

Sul suolo comunale di Castellinaldo d’Alba si trova la cosiddetta Torre dell’acqua, un’enorme cisterna ormai in disuso che si trova in un punto panoramico e che oggi è diventata un’immensa opera d’arte. Di recente infatti l’artista Saverio Todaro, partecipando a un progetto di riqualificazione e rigenerazione dei borghi, ha ridipinto la torre di un verde intenso e ci ha disegnato su il simbolo dello share. Una volontà ben precisa: creare un’opera d’arte semplice e fruibile da tutti, comune. Come bene comune è l’acqua, fonte d’ispirazione dell’opera stessa.

I Castelli

Come già anticipato la zona del Roero vide la sua epoca più fiorente in età medievale e, come testimonianza di quei secoli di splendore, oggi restano sul territorio diversi castelli che meritano di essere visitati. La maggior parte di essi appartenevano proprio alla famiglia dei conti Roero, a cui questa sub regione piemontese deve il suo nome. Uno dei castelli più famosi è quello di Monticello d’Alba che fu la dimora della casata per circa 600 anni e che è ancora oggi una delle antiche dimore piemontesi meglio conservate e più rinomate. Sui suoi tre piani della fortezza svettano ben due torri e nei pressi dei giardini sorge oggi un piccolo lago che si alimenta con l’acqua piovana. 

All’interno del Castello si possono ancora visitare la sala delle armi, che contiene diverse armature appartenute ai soldati della casata e la sala dei quadri in cui sono conservati diversi ritratti dei membri della famiglia Roero. 

Tra gli altri castelli che meritano una visita ricordiamo quello di Govone (patrimonio dell’umanità UNESCO), Guarene – che fu una dimora estiva della casata e oggi ospita un hotel di lusso –, Magliano Alfieri, Cisterna d’Asti, Monteu Roero che secondo la leggenda vide tra i suoi ospiti anche l’imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa.

Borghi del Roero

Quali sono i borghi da non perdere nel Roero? 

  • Govone 
  • Magliano Alfieri
  • Vezza d’Alba
  • Bra
  • Santo Stefano Roero

 

Cosa mangiare

Per chi passa dal territorio del Roero è d’obbligo una tappa (e magari più di una) culinaria. Il menù perfetto per chi visita la zona? Antipasto a base di salumi tipici, agnolotti del plin – così chiamati per la tipica chiusura a pizzicotto – ripieni di carne d’asino, tagliata di fassona al tartufo bianco o ai funghi e, per concludere il dolce tipico: il bonèt. 

Un budino a base di uova, latte, cacao, zucchero, rum e amaretti e ricoperto di caramello. Tutto il pranzo tipico merita di essere innaffiato da un vino autoctono a scelta: Roero Arneis, Nebbiolo d’Alba, Barbaresco o Barolo.

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