Milano

Galleria Vittorio Emanuele di Milano: come visitarla in lentezza (e low cost)

Galleria Vittorio Emanuele II di Milano: cosa sapere, visite (low cost) e curiosità

I milanesi la percorrono in fretta, facendo lo slalom tra turisti che scattano selfie e amanti dello shopping in coda davanti alle boutique del lusso. Eppure, la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano meriterebbe di essere attraversata con calma, ripercorrendo la sua storia e scoprendo i suoi dettagli preziosi, le curiosità, i miti e le leggende che la animano. 

Impossibile farci caso a prima vista: in fondo alla Galleria Vittorio Emanuele II, appena prima di Piazza della Scala, c’è una porta di vetro misteriosa da cui si accede a un luogo intimo, un’oasi di tranquillità nel caos pulsante del centro storico. 

Varcata quella soglia, una scala conduce a un appartamento al quarto piano, una casa antica con il parquet e le travi a vista dove un tempo vivevano i lavoranti delle botteghe che costellavano la Galleria. 

Non certo una brutta sistemazione: da qui si scorge il retro della Galleria, e il frinire delle rondini, al tramonto, si mischia ai suoni dei passanti. Oggi, quell’appartamento è la sede di Galleria 92, uno spazio che organizza audiotour della Galleria Vittorio Emanuele II. 

Si tratta di brevi tour audio della durata di 50 minuti – disponibili in italiano, inglese e francese – da godersi in solitaria, passeggiando attraverso la Galleria alla scoperta di particolari e fatti curiosi. Pensati sia per chi è di passaggio a Milano ma anche per i milanesi stessi, che spesso non conoscono la storia di questo luogo iconico, immergono nelle vicende della Galleria trasportando i visitatori al XIX secolo, quando fu eretta. 

Il costo del biglietto intero è di 15 euro, e per prenotare il tour è necessario inviare una mail a info@galleria92.com indicando la data e la fascia oraria preferita. 

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Foto: ©smpoly/Shutterstock

Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, la storia

Soprannominata “il salotto di Milano”, un tempo era il fulcro della vita mondana meneghina. A dare il via alla sua costruzione fu, il 7 marzo del 1865, proprio il re Vittorio Emanuele II alla presenza dell’allora sindaco Antonio Beretta, ma alcune leggende vogliono che il primo ad avere l’idea di una via commerciale che collegasse Piazza Duomo a Piazza della Scala sia stato addirittura Carlo Cattaneo, nel 1839.

Ad aver progettato la Galleria fu l’architetto Giuseppe Mengoni, che nel 1861 si aggiudicò un concorso del Comune di Milano per tratteggiare un nuovo profilo del centro città. 

Proprio da qui nacque il progetto della Galleria: Mengoni, ispirato dai passages parigini, disegnò una struttura composta da quattro bracci coperti da volte in ferro e vetro che si intersecano al centro, creando uno spazio ottagonale sul quale si imposta una grande cupola vetrata a base circolare. Un trionfo di maestria architettonica che ispirò molte altre gallerie italiane, tra cui la Galleria Umberto I di Napoli.

I lavori di realizzazione terminarono il 30 dicembre 1877: purtroppo, però, Giuseppe Mengoni non riuscì ad assistere alla cerimonia di inaugurazione, poiché proprio lo stesso giorno precipitò da una delle impalcature dell’edificio. Al suo funerale parteciparono oltre 4.000 persone, tra cui il pittore e amico Francesco Hayez. 

GALLERIA VITTORIO EMANUELE II DI MILANO: QUALCHE CURIOSITÀ

Da sempre, proprio in Galleria furono testate le innovazioni tecnologiche più all’avanguardia: i primi anni veniva illuminata a gas attraverso il “rattìn” (in milanese, il topolino), una piccola locomotiva automatica che accendeva progressivamente i lumi. 

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Diventò un rituale suggestivo e amatissimo che rimase attivo fino al 1883, quando la Galleria iniziò a essere illuminata con una nuovissima innovazione: la corrente elettrica. La Galleria diventò il ritrovo della borghesia meneghina, ospitando botteghe e caffè alla moda: tra i caffè storici ancora oggi esistenti ci sono il Caffè Campari e il Caffè Savini. Ma la Galleria fu anche ritrovo degli artisti e degli attori che lavoravano nel vicino Teatro alla Scala, e fu proprio qui che Tommaso Marinetti diede vita al movimento futurista. 

LA GALLERIA VITTORIO EMANUELE II DI MILANO: COSA VEDERE (E FARE) SENZA SPENDERE TROPPO

C’è chi sostiene che la Galleria Vittorio Emanuele II sia inaccessibile a chi non può (o non vuole) spendere un patrimonio. Eppure, ci sono tante cose a poco prezzo che si possono fare qui e anzi, forse sono proprio le più belle.

  • 1) Visitare la Galleria all'Alba

Percorrere la Galleria all’alba quando Milano si sta svegliando: è un’occasione per fare caso senza distrazioni alla maestosità delle volte e dei disegni dei mosaici nell’ottagono centrale, ma soprattutto per gustarsi questa meraviglia architettonica con calma e in solitudine, assaporando il silenzio raro che la investe.

  • 2) La Leggenda del Toro

Percorrendo la Galleria, capiterà sicuramente di imbattersi in qualche turista che volteggia su se stesso: è leggenda antica, infatti, che porti fortuna fare tre giravolte su se stessi calpestando col tacco della scarpa i testicoli del Toro raffigurato nel mosaico al centro dell’ottagono. Un’attività da fare assolutamente, se non altro per vedere se la leggenda funziona!

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  • 3) A caccia di antichi edifici

Fino alla prima metà del Novecento, la Galleria Vittorio Emanuele II era popolata da botteghe storiche e caffè dal fascino antico.

Molti di loro non hanno retto alla furia delle ultime crisi economiche, ma è possibile visitarne ancora alcuni, come il Caffè Campari (dove magari concedersi un Camparino al bancone, una tradizione dei milanesi doc che non si è perduta), la libreria Rizzoli, l’ottica Viganò, e il negozio di articoli per fumatori Noli. Vale la pena entrare in queste botteghe soltanto per immergersi nelle atmosfere della Vecchia Milano. 

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Foto: © Fototeca Gilardi/Getty Images

  • 4) Percorrere la Galleria di corsa (di notte)

Riprendendo l’iconica corsa del film Jules e Jim al Louvre di Parigi, un must se ci si trova in centro la sera è quello di percorrere di corsa la Galleria (oltre a darsi un bacio davanti al Duomo, ovviamente!)

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Autore: Valentina Lonati

Foto: Georgios Tsichlis/Shutterstock

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