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Cosa fare e vedere nell’entroterra della Sardegna

Entroterra della Sardegna: cosa fare e vedere assolutamente

Suggestivi borghi di montagna, antichi siti nuragici, lussureggianti oasi naturali, altopiani e doline, strapiombi e foreste, grotte e sorgenti abitate fin dalla preistoria. Sono scorci di una Sardegna senza tempo

L’entroterra della Sardegna è un viaggio tra antiche tradizioni, sapori e usanze di altri tempi, scenari mozzafiato. Ecco cosa vedere nell’entroterra sardo.

Cosa fare e vedere nell’entroterra della Sardegna 

  • Supramonte 
  • Orgosolo 
  • Laconi 
  • Parco Aymerich 
  • Ulassai 
  • Oliena 
  • Aritzo 
  • La Giara di Gesturi
  • Fonni 

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Supramonte 

Il Supramonte è un vasto complesso montuoso calcareo-dolomitico formato da altopiani carbonatici, situato nella parte centro-orientale della Sardegna. 

Si estende per 35mila ettari in un territorio caratterizzato da altopiani e doline, strapiombi e foreste, grotte e sorgenti, abitato sin dalla preistoria e punteggiato da siti prenuragici e nuragici.

 Tra i punti di maggior interesse si distingue la gola Gorroppu, il canyon più spettacolare d’Europa, modellato dalla forza dell’acqua e profondo 500 metri. Poi la dolina di su Suercone, impressionante voragine dalla particolare forma a imbuto, è l’attrazione naturalistica più nota del Supramonte di Orgosolo. Con trekking ed escursioni si può esplorare la foresta di sas Baddes, unica lecceta primaria d’Europa, o salire fino al monte Corrasi, la cima più alta (1463 metri) del Supramonte. O ancora si può esplorare una delle più grandi cavità d’Europa, sa Oche e su Bentu: trenta chilometri di viscere sotterranee percorse da un fiume che risale sino alla sorgente, tra stalattiti, stalagmiti e laghi fiabeschi. 

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Vale la pena poi visitare il villaggio di Tiscali, roccaforte delle popolazioni nuragiche all’interno di Lanaittu. Come base si può soggiornare in uno dei cinque paesi del Supramonte: Dorgali, Oliena, Orgosolo nelle Barbagie, Baunei o Urzulei nell’Ogliastra. 

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Orgosolo 

Culla di antiche tradizioni nell’entroterra sardo, Orgosolo è un piccolo borgo di 4500 abitanti situato a venti km da Nuoro. È la patria del canto a tenore, patrimonio dell’Umanità Unesco, ma è soprattutto conosciuto come paese dei murales

Stradine e piazze del centro storico sono tappezzate infatti di dipinti e graffiti che raccontano di politica, cultura, lotte popolari, giustizia sociale, vita quotidiana e tradizioni pastorali.

Il muralismo è una tradizione nata a Orgosolo come protesta durante il Novecento. Nel tempo poi artisti locali e internazionali hanno contribuito a creare un museo a cielo aperto, dove oggi poter ammirare un patrimonio di 150 opere. Passeggiate, quindi, nel centro di Orgosolo, situato a circa 600 metri d’altitudine sulle pendici del monte Lisorgoni, propaggine del massiccio del Gennargentu, che domina le vallate attraversate dal fiume Cedrino. 

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Inoltre il borgo è immerso nello spettacolare paesaggio del Supramonte di Orgosolo, perciò gli amanti del trekking potranno esplorare la natura selvaggia e incontaminata nel cuore della Barbagia di Ollolai, per secoli rifugio di banditi e pastori. I sentieri, da percorrere con guide esperte, si snodano tra gole, grotte e tacchi calcarei come i monti Novo San Giovanni (1300 metri) e Fumai. In uno dei sentieri che partono dal paese incontrerete la dolina di su Suercone. 

Altri itinerari si addentrano nelle foreste sas Baddes, rarissima lecceta primaria, dove vedrete anche secolari tassi, ginepri e agrifogli, e di Montes, costellata di pinnettos, capanne dei pastori. Questi luoghi fiabeschi custodiscono infine testimonianze preistoriche come domus de Janas, tombe di Giganti e i nuraghi su Calavriche e Mereu.

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Foto: © MNStudio/Shutterstock

Laconi 

Un borgo Bandiera Arancione del Touring Club immerso in un bosco, a ridosso dei rilievi del Sarcidano, al confine tra la Sardegna del sud e Barbagia. Laconi deve la sua fama al santo sardo più amato, Sant’Ignazio, festeggiato a fine agosto. Iniziate quindi a visitare la sua casa natale e il museo d’arte sacra, annesso alla parrocchiale dei SS. Ambrogio e Ignazio, che custodisce il prezioso reliquiario in argento con un osso della mano del santo di Laconi. Meritano una visita poi la chiesa di San Giovanni Battista, con sculture lignee a sostegno del tetto, e quella di Sant’Antonio Abate, in onore del quale si accendono a gennaio i fuochi.

A fine anno antiche case e ville nobiliari aprono le porte ai visitatori. 

Da non perdere poi il museo archeologico della statuaria preistorica, allestito nell’antico palazzo Aymerich che custodisce i menhir, le prime tracce umane risalenti al 6000 a.C., tra fine Neolitico e inizio dell’età dei metalli (3700-2400 a.C.). Il nuraghe Genna ‘e Corte, costituito da torre centrale, cortile e bastione con cinque torri, è una testimonianza della civiltà nuragica. La frazione di Santa Sofia invece conserva i ruderi di una chiesa bizantina. 

Laconi inoltre è il paradiso di botanici e amanti della natura. È un’area ricca di tartufi e annovera il più alto numero di orchidee nell’isola. A poca distanza dal paese si trova poi il parco Aymerich, nato intorno ai resti del castello Aymerich, il cui nome deriva dagli ultimi nobili laconesi. Oltre al parco, agli Aymerich si deve anche un gioiello architettonico, situato nel centro storico di Laconi, ospitato nell’ottocentesco palazzo che fu l’ultima dimora dei marchesi. È il Menhir Museum, il museo della statuaria preistorica in Sardegna, che espone la più ampia e preziosa collezione di menhir dell’isola e i reperti rinvenuti nelle necropoli prenuragiche megalitiche del Sarcidano.

Parco Aymerich 

Il parco Aymerich è un’oasi di 22 ettari, situato nel territorio storico del Sarcidano, appartenuto fino al 1990 alla famiglia di marchesi da cui prende il nome. Il parco fu voluto da don Ignazio Aymerich Ripoll, appassionato di botanica, che importò piante rare nei suoi viaggi a partire da metà XIX secolo. 

La visita del parco inizia da un rigoglioso boschetto di lecci, querce, olivi e carrubi, intervallati da cavità naturali, ruscelli, cascatelle e laghetti. Poi ammirerete la straordinaria quantità e varietà di orchidee, tra cui quelle autoctone ophris laconensis e sarcidanis.

Camminando fate caso poi alle piante esotiche, come i maestosi cedri del Libano e dell’Himalaya, ma anche al pino di Corsica, faggio pendulo, magnolia grandiflora e taxus baccata, detto ‘albero della morte’. Fermatevi davanti alla cascata maggiore e ammirate le rovine del castello medioevale, costruito nel XIII secolo per controllare i confini tra giudicati d’Arborea e di Cagliari. 

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Ulassai 

Ulassai è un borgo-museo al centro dell’Ogliastra, nella parte centro-orientale della Sardegna. incastonato a quasi 800 metri d’altezza fra tacchi calcarei, Ulassai è dominato dai pinnacoli rocciosi del Bruncu Pranedda e del Bruncu Matzei ed è immerso in un ambiente naturale tra i più spettacolari dell’isola. Il borgo concilia architettura cittadina, natura e opere d’arte. 

Da non perdere a Ulassai, la Stazione dell’Arte, una vecchia stazione ferroviaria convertita in straordinario museo che espone le opere della celebre artista contemporanea Maria Lai, nata a Ulassai nel 1919 e scomparsa nel 2013. La zona è considerata inoltre un paradiso per gli appassionati di arrampicata su roccia e trekking. Qui si trova l’oasi faunistica di Girisai, dove si aprono spettacolari grotte, come is Lianas. E soprattutto la grotta di su Marmuri, “il marmo”: un complesso di caverne con sale che raggiungono i 35 m di altezza. La si può esplorare soltanto prendendo parte a una visita guidata, che prevede un percorso di 1 km attraverso un meraviglioso mondo sotterraneo ricco di stalattiti, stalagmiti e laghetti. A poca distanza da Ulassai si trova poi la Scala di San Giorgio: una gola dalle pareti verticali che prende il nome dal santo che nel 1117, secondo la leggenda, avrebbe ordinato alla montagna di aprirsi per consentirgli di passare e continuare la sua predicazione. 

Dalla sommità si apre una vista spettacolare sulla vallata.

Nei dintorni di Ulassi troverete infinite testimonianze preistoriche, tra cui la più importante è il nuraghe s’Ulimu (1500-900 a.C.), a 700 metri d’altitudine: due massicce torri unite da una spessa cortina. Si trova vicino a otto domus de Janas, un dolmen, tre tombe di Giganti e tre villaggi nuragici. Ben conservati sono anche nuraghe Pranu, complesso di Nuragheddu, fortezza di Seroni e il villaggio megalitico di Seddorrulu.ì

Oliena 

Oliena è un borgo della Barbagia ai piedi del monte Corrasi, a dieci chilometri da Nuoro, incastonato tra montagne, boschi e sorgenti. Antico insediamento romano, oggi il paese, popolato da settemila abitanti, si fregia della Bandiera arancione del Touring Club, merito di natura, cultura, artigianato e accoglienza della sua comunità. Il territorio circostante colpisce per rilievi calcarei, profonde doline, canyon e valli rigogliose, che ne fanno un posto ideale per trekking, biking, climbing e kayak. 

Nei dintorni di Oliena si trova per esempio Su Gologone, ai piedi del monte Uddè: è la più importante sorgente sarda, monumento naturale dal 1998, e principale risorgiva del vasto sistema carsico del Supramonte. Nel corso dei millenni l’acqua ha scavato vie sotterranee per riaffiorare in superficie in un piccolo lago incastonato tra alte pareti di roccia dolomitica. Le sfumature dell’acqua vanno dal verde smeraldo al turchese, sino al blu intenso, a seconda dei riflessi del sole. A due passi dalla sorgente merita una visita Nostra Signora della Pietà, esempio di architettura sacra campestre. Oliena inoltre è famosa per il suo artigianato, in particolare per le cassepanche intagliate adibite alla conservazione del pane carasau, ma anche per la tradizione dei ricami su scialli di seta e la pregiata lavorazione di gioielli in filigrana. A Oliena infine non dimenticate di concedervi una degustazione di vini sardi.

Il più diffuso è il Cannonau, il cui vitigno è concentrato nelle zone centrali dell’isola, ma meritano anche il Vermentino, il Nuragas e il Nasco.

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Aritzo 

Un borgo di montagna a 800 metri, circondato dalle foreste dell’aspro massiccio del Gennargentu. Aritzo, paese di 1300 abitanti della Barbagia di Belvì, distante 70 chilometri da Nuoro, era conosciuto un tempo per la sua industria della neve, un’attività praticata per cinque secoli. La neve veniva raccolta nelle domos de nie (neviere), profondi pozzi risalenti al XVII secolo, che vedrete ancora oggi a Funtana Cungiada, a 1300 metri tra felci e ginepri, vicino alla chiesa di Santa Maria della neve.

 E fino a inizio Novecento, in estate, i niargios commerciavano blocchi di ghiaccio in tutta l’isola con cui preparavano sa carapigna, sorta di sorbetto al limone, ancora oggi protagonista delle feste sarde e soprattutto di una sagra aritzese che si tiene a metà agosto. Oggi Aritzo è un centro turistico circondato dalla natura incontaminata e una miriade di sorgenti d’acqua: le più frequentate sono is Alinos e la funtana de sant’Antoni. Nel centro vedrete case con facciate in pietra e balconi in legno o ferro battuto affacciati su stradine lastricate. Entrate nella parrocchiale di San Michele Arcangelo, la cui parte più antica risale all’anno mille, dove ammirare numerosi dipinti, statue, un organo settecentesco e un altare in marmi policromi. Di fronte a San Michele, una scalinata conduce alle seicentesche carceri spagnole di massima sicurezza fino a metà XX secolo – dove furono detenuti anche ufficiali francesi di Napoleone. Oggi ospitano un’affascinante mostra su stregoneria, strumenti di tortura e Sacra Inquisizione in Sardegna. 

È interessante anche il museo etnografico della montagna sarda dove sono esposti abiti tradizionali, maschere, attrezzi artigiani e di cucina, tipici della cultura agropastorale barbaricina.

Nel centro storico ammirate poi il castello Arangino, costruito nel 1917 con pietra a vista secondo modelli medioevali e, poco distante, l’affascinante casa Devilla del Seicento. A sant’Antonio da Padova è dedicata invece una chiesetta quattrocentesca in campagna. Aritzo è anche conosciuta come capitale delle castagne e infatti festeggia la sagra delle castagne a fine ottobre. Mentre a metà gennaio si tengono i fuochi di Sant’Antonio Abate e la processione per san Basilio, a inizio settembre, accompagnata da sos gosos, canti sacri di origine spagnola. 

La Giara di Gesturi

Un’isola nell’isola che offre uno spettacolo della natura a circa 60 km da Cagliari. La Giara è un altopiano di origine vulcanica ai confini della Marmilla col Sarcidano, che s’innalza bruscamente fino a 550 metri dominando il pianeggiante paesaggio circostante, ondulato soltanto da morbide e fertili colline. Per distinguerla dalle vicine giare minori di Serri e Siddi, è detta Jara manna (grande), oppure giara di Gesturi, comune entro cui ricade circa metà dell’estensione (45 chilometri quadri). La giara deriva da colate laviche eruttate 2,7 milioni di anni fa sopra un basamento arenarico da due crateri oggi spenti: Zepparedda, vetta dell’altopiano (609 metri), e Zeppara Manna, il punto più panoramico. Tra i due coni vulcanici sorge sa Roja, faglia che percorre l’altopiano con un gradino di 30 metri. 

I fianchi sono stati modellati da frane generate da torrenti che nascono nelle sorgenti dell’altopiano e scendono lungo i bordi. Da qui l’origine de is scalas, vie d’accesso al tavolato, del quale potrete scoprire la storia geologica nel geopaleosito di Duidduru, e nel paleoarcheocentro di Genoni. Sulla sommità dell’altopiano, lunga dodici chilometri, si conserva un ecosistema di animali e piante rare.

Cercate poi le is paulis, affascinanti depressioni dove ristagna l’acqua piovana. L’altopiano infine è famoso per i cavallini: 700 esemplari di is cuaddedus vivono allo stato brado sulla giara oltre a cinghiali, donnole, lepri, martore, volpi e 60 specie di uccelli. La giara dunque è una fortezza naturale, a lungo baluardo contro gli invasori. Lo testimoniano i 24 nuraghi sulla sommità. Nel ciglio sud-orientale spicca il Bruncu Madugui, il più imponente protonuraghe sardo con resti di capanne riunite in isolati. Inoltre vedrete le pinnettas, rifugi simili a capanne nuragiche, abitati dai pastori che frequentavano l’altopiano. 

Fonni 

“Un orizzonte favoloso circonda il villaggio: le alte montagne del Gennargentu, dalle vette luminose quasi profilate d’argento, dominano le grandi valli della Barbagia, che salgono, immense conchiglie grigie e verdi, fino alle creste ove Fonni, con le sue case di scheggia e i suoi viottoli di pietra, sfida i venti e i fulmini”. Così il premio Nobel Grazia Deledda descrive Fonni in Cenere (1903). 

È il centro più importante della Barbagia di Ollolai, il paese più alto della Sardegna (a mille metri di altitudine sulle pendici del Gennargentu) nonché una famosa meta sciistica. Nel centro storico si passeggia tra case di montagna coperte da scandulas, antiche tegole in legno, e vie decorate da caratteristici murales. Durante Autunno in Barbagia, non perdete loggiati e cantine eccezionalmente aperti ai visitatori. Nel centro storico visitate poi la chiesa di San Giovanni Battista in stile tardogotico e la basilica della Vergine dei martiri, circondata da cumbessias e affiancata da convento francescano (1610) e oratorio di san Michele (1760). 

È arricchita da affreschi, reliquiari d’argento e da un santuario sotterraneo. Accanto si trova il museo della cultura pastorale, allestito in una ottocentesca casa padronale, dove rivivere la vita agro-pastorale.

Altre edifici di culto importanti sono la chiesa del Rosario, Santa Croce e il santuario della Madonna del monte. Il gioiello archeologico da non perdere è il complesso di Gremanu, di età nuragica, a pochi chilometri da Fonni. È l’unico acquedotto nuragico noto nell’isola, associato alla necropoli Madau. L’insediamento datato tra XV e IX secolo a.C. consta a valle di tre templi, recinti sacri e circa cento capanne di un villaggio. Quindi l’acquedotto è un’opera di ingegneria idraulica che sfruttava l’acqua per riti sacri e quotidianità. Fonni infine è il punto di partenza ideale per trekking tra boschi, sorgenti e riserve avifaunistiche dove osservare specie rare. Tra le feste tradizionali il paese celebra il palio di Fonni, a inizio agosto, e il Carnevale fonnese, caratterizzato dalle maschere di Urthos e Buttudos. 

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