Campania

Siti archeologici in Campania, i più affascinanti da visitare

Siti archeologici in Campania

La Campania ospita alcuni dei più affascinanti e significativi siti archeologici del mondo. Questa terra di colline, pianure costiere e aree vulcaniche è stata abitata fin dal Paleolitico anche se le testimonianze dell’epoca preistorica sono molto scarse a causa dell’intervento umano molto invasivo. Nel tempo poi sono passati greci, osci, sanniti, romani.

La Campania è stata un crocevia di civiltà che hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio. Dai sontuosi resti delle città sepolte dall'eruzione del Vesuvio, come Pompei, Ercolano e Stabia, alle vestigia delle antiche colonie greche come Velia, la Campania offre un viaggio attraverso i secoli che consente di esplorare l'evoluzione della società e dell'urbanistica.

Siti come l'imponente Villa Jovis a Capri e l'antica Capua testimoniano l’opulenza dell'aristocrazia romana, mentre luoghi meno noti, come Nuceria Alfaterna e il Parco Archeologico di Posillipo, rivelano altrettanto preziosi scorci della quotidianità e della spiritualità antica. Ecco i più importanti siti archeologici della Campania.

Ercolano e Pompei

Pompei
Pompei

Esistono dei luoghi unici al mondo che vi faranno vivere la quotidianità dell’antica Roma. I resti delle antiche città romane di Pompei ed Ercolano, sepolte dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., offrono un quadro ineguagliabile della società e della vita quotidiana nell'antichità classica.

Per la preziosa testimonianza del passato, l'area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata è stata inserita tra i 55 siti italiani tutelati dall'Unesco.

Entrambe città di origine osca passate sotto il dominio di diversi popoli, Pompei, in seguito alla guerra sociale, fu elevata al rango di colonia col nome di Cornelia Venera Pompeiana, mentre ad Ercolano fu accordato il rango inferiore di municipium. Nel 62 d.C.

Pompei fu semidistrutta da un terremoto e mentre la ricostruzione era in corso, il 24 agosto del 79 d.C., a causa dell'eruzione del Vesuvio, l'area della città e delle ville suburbane fu sepolta sotto uno spesso strato di pietra, cenere e lapilli, al contrario di Ercolano che scomparve sotto il fango vulcanico.

Dal momento della scoperta delle due città sepolte, avvenuta nel XVIII secolo, gli studiosi ne hanno scavato importanti testimonianze architettoniche.

Oggi di Pompei sono rimasti il foro principale e gli edifici pubblici come il Capitolium (tempio dedicato alla triade divina di Giove, Giunone e Minerva), la Basilica (cioè il tribunale), e i bagni pubblici, compreso il foro triangolare, con due teatri.

Tra gli altri interessanti edifici pubblici ci sono le Terme Stabiane. Pompei, inoltre, era luogo di villeggiatura dei ricchi romani, di cui rimangono testimonianze come la Villa dei Misteri.

Invece di Ercolano, che la leggenda vuole fondata da Ercole, sappiamo di meno a causa della profondità a cui è stata sepolta, nonostante i suoi edifici siano meglio conservati.

Ercolano
Ercolano

Oggi vedrete ancora i bagni, il Collegio dei Sacerdoti di Augusto, un teatro, la Casa del Bicentenario e la Casa dei Cervi, che hanno ampi cortili e una ricca decorazione.

Ercolano era una ricca città commerciale e nei suoi magazzini hanno resistito alla distruzione anche gli orci e le giare con cui venivano trasportate le derrate alimentari.

Paestum

Paestum
Paestum

A Paestum si trova un altro dei principali siti archeologici d’Italia. I tre templi greci di Paestum, costruiti tra VI e V secolo  a.C., sono insieme a quelli di Atene ed Agrigento gli edifici templari meglio conservati dall’età classica.

Fin dal ‘700 il sito ha richiamato viaggiatori ed artisti come Piranesi e Goethe. Dal 1998, Paestum è patrimonio dell’UNESCO.

I templi furono costruiti pochi decenni dopo la fondazione della città di Paestum, intorno al 600 a.C., che in origine si chiamava Poseidonia.

I templi sorgono nella parte centrale della città, che si estende per oltre 120 ettari ed è circondata da una cinta muraria, anch’essa tra le migliori per stato di conservazione che conosciamo.

Tra i templi si trovava il “mercato”, cioè la piazza centrale dove si tenevano le assemblee dei cittadini e si venerava la tomba (vuota, in realtà) del mitico fondatore di Paestum.

Intorno ai templi e al mercato si estendevano i quartieri residenziali. I resti di case, terme e botteghe che si possono vedere oggi sul sito risalgono in gran parte all’età imperiale (I-V secolo d.C.), mentre ignoriamo ancora molti aspetti dell’abitato greco.

Le più antiche testimonianze dell’insediamento greco sono state rinvenute nei santuari urbani, nelle tombe individuate fuori le mura e nel santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, a 9 km circa da Paestum.

Oggi si può visitare quello che era il cuore della città antica dove si trovavano tutti i monumenti più importanti: i due santuari con i famosissimi templi, l’agorà greca e il foro romano con i templi, le tabernae, la basilica, il macellum, l’ekklesiasterion greco e il comitium romano (entrambi luoghi di riunioni politiche).

E poi la tomba dell’eroe fondatore della città, e altri templi, altari, le strade principali, terme e fontane. Vedrete poi l’anfiteatro tagliato di netto a metà. Il motivo risale al 1829 quando si volle costruire la strada Tirrena Inferiore (in seguito Statale 18, l’antenata della Salerno-Reggio Calabria) proprio accanto ai templi, affinché chiunque vi transitasse in carrozza li potesse ammirare da vicino.

Terme di Baia

Piscina Mirabilis
Piscina Mirabilis

Baia, celebre per la natura termale del suo territorio, era in epoca romana una delle mete di vacanza predilette dell’aristocrazia.

Molti personaggi fra i più noti della Roma antica, da Pompeo a Giulio Cesare, da Nerone ad Adriano, amavano frequentarla e soggiornarci. Frazione del comune di Bacoli, Baia è un tesoro da non perdere nel più ampio parco dei Campi Flegrei.

Il Parco monumentale di Baia con vista sul golfo di Bacoli vi farà fare un viaggio tra preziose rovine di epoca romana.

A Baia per esempio potrete ammirare la Piscina Mirabilis, la più grande cisterna nota mai costruita dagli antichi Romani in età augustea, dopo la Cisterna Basilica di Istanbul, che aveva la funzione di approvvigionare d’acqua le navi della marina militare romana.

La Piscina Mirabilis, scavata in parte nel tufo, aveva infatti una capacità di 12.600 metri cubi di acqua. Il Parco archeologico di Baia, esteso per ben 40.000 m2, conserva inoltre testimonianze di strutture a destinazione termale, tra cui: le terme, impropriamente dette templi, di Mercurio, di Venere, di Diana, della Sosandra, a cui si aggiunge un teatro-ninfeo e la cosiddetta Villa dell’Ambulatio.

Infine, non bisogna perdere il Parco Archeologico Sommerso di Baia, che custodisce rovine di domus e ville, terme, mosaici e testimonianze straordinarie dell’antica città romana sommersa nei secoli dal fenomeno del bradisismo.

Gli amanti delle immersioni potranno scoprire i tanti tesori nascosti nelle acque del Mediterraneo. Altrimenti si può partecipare a un’escursione, adatta a tutti, a bordo di una barca con il fondo trasparente per osservare la città sottomarina.

Oplontis

Oplontis
Oplontis

Quella che oggi è l’attuale Torre Annunziata in epoca romana era Oplontis, rinomato luogo di villeggiatura con saline e complessi termali che, come Pompei ed Ercolano, venne sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Secondo un’antica mappa delle vie dell’Impero romano, essa faceva parte del suburbio della città di Pompei. In quest’area riconosciuta patrimonio dell'umanità dall’Unesco, sono venuti alla luce numerosi tesori anche grazie a Carlo III di Borbone.

Tra questi una sfarzosa villa imperiale, presumibilmente appartenuta a Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone.

La Villa di Poppea era una dimora estiva costruita a picco sul mare e interamente dedicata al lusso e all’ozio. 

Riccamente decorata, la villa risalente al I secolo a.C., ospitava ricchi pompeiani, e sebbene non sia stata ancora interamente riportata alla luce, sono stati trovati preziosi resti. Una parte degli oggetti ritrovati nella villa sono custoditi oggi al Museo Archeologico di Napoli.

Nell’area archeologica di Oplontis si trova, inoltre, la villa di Lucio Crasso Terzo, un complesso che si presume fosse un’azienda agricola e risalente al III-II secolo a.C., ma che purtroppo non è ancora visitabile.

Stabiae

Stabiae
Stabiae

Gli scavi archeologici di Stabia, situati nell'odierna Castellammare di Stabia, sono un'importante testimonianza della vita e della cultura romana del I secolo d.C.

Distrutta dall'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., come le vicine Pompei ed Ercolano, Stabia però diversamente dalle altre città dell’area, risorse dalle ceneri e continuò ad essere un importante porto e punto di riferimento commerciale in quell’area.

Stabiae era infatti una località di villeggiatura molto rinomata tra i patrizi romani. Lo testimoniano le lussuose ville d’otium emerse fin dai primi scavi commissionati dai Borbone. 

Tra queste Villa San Marco, protetta dall’usura del tempo grazie allo spesso strato di cenere e lapilli che l’avevano ricoperta, con le sue decorazioni parietali in terzo stile ci offre una testimonianza unica dello splendore dell’età giulio-claudia.

Villa Arianna è invece inconfondibilmente legata ai suoi splendidi affreschi dalle linee delicate, i più importanti oggi conservati al MANN di Napoli, tra cui il famoso La Flora di Stabiae. Oltre alle residenze, sono stati trovati anche edifici pubblici, giardini e terme, che testimoniano l'importanza del sito nell'antichità.

Cuma e Antro della Sibilla

Antro della Sibilla
Antro della Sibilla

Il Parco Archeologico di Cuma nasce nel 1927 nel corso delle grandi campagne di scavo, eseguite nei primi decenni del ‘900 che misero in luce gli edifici principali dell’acropoli.

Oggi il parco si estende per 50 ettari e comprende l’acropoli, che racchiude l’Antro della Sibilla alle pendici della collina, la Torre Bizantina con il Belvedere, la Terrazza Inferiore, tradizionalmente denominata Tempio di Apollo, e la Terrazza Superiore sulla sommità del Monte di Cuma, denominata Tempio di Giove.

Nella città bassa, visitabile solo in via straordinaria, si trovano invece il Foro, le Terme del Foro, la Crypta Romana, l’Abitato, la Porta Mediana, la Necropoli Monumentale. L’Antro della Sibilla è il monumento più famoso del Parco Archeologico di Cuma.

È stato spesso considerato il luogo in cui la Sibilla Cumana avrebbe pronunciato i suoi oracoli, ma gli studiosi ad oggi tendono ad escluderlo.

È probabile che si tratti di una galleria realizzata in età sannitica, tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a. C, a scopo difensivo per la città ed il porto sottostanti. Abbandonata nel XII secolo a seguito dello spopolamento dell’abitato di Cuma, la galleria fu poi rinvenuta dall’archeologo Amedeo Maiuri negli anni trenta del Novecento.

Velia

velia
Velia

La città di Velia, il cui nome greco era Elea, fu fondata dagli abitanti di Focea, una città greca dell’Asia Minore conquistata dai Persiani. 

Dopo un lungo oblio i resti dell’antica città furono ritrovati nella metà del secolo scorso nel territorio del comune di Ascea. Quindi oltre alle spiagge, il motivo principale per cui visitare Ascea è il parco archeologico di Velia, a pochi chilometri di distanza.

Anticamente Elea era una delle città più ricche della Magna Grecia anche grazie alla sua posizione strategica per il commercio nel Mediterraneo.

Ad Elea, inoltre, è nata la Scuola Eleatica così come il suo massimo esponente, Parmenide. Visitate quindi il parco archeologico di Elea (Velia), patrimonio Unesco, immerso nella macchia mediterranea e fiancheggiato da ulivi secolari.

Nella parte della città bassa vedrete edifici risalenti prevalentemente all’età ellenistica e romana. Percorrendo il vialetto d’ingresso lungo la cinta muraria noterete una necropoli di età imperiale. L’ingresso vero e proprio alla città però avviene attraverso Porta Marina Sud protetta da una torre quadrangolare costruita fra il V e il III secolo a.C. in due fasi successive.

Sulla destra della porta vi sono i resti di un edificio pubblico di età augustea, a sinistra invece alcune case di età imperiale.

Svoltando a destra vedrete un altro raffinato edificio pubblico di età medio-imperiale. Tornando verso Porta Marina si arriva al Pozzo Sacro, probabilmente dedicato a Ermes, si procede dunque sulla via di Porta Rosa dove si possono visitare le Terme Adriane decorate da uno splendido mosaico in tessere bianche e nere che raffigurano animali e mostri marini.

Continuando a salire ci si ritrova infine davanti all’agorà, recentemente interpretata come un santuario dedicato al dio Asclepio, divinità medica e guaritrice.

Pozzuoli

Rione Terra
Rione Terra

Pozzuoli è il centro principale dei Campi Flegrei, distante una ventina di chilometri da Napoli. È un’antica località colonizzata dai Greci nel 529-28 a.C. e annessa a Cuma, successivamente conquistata dai Romani che fecero di Pozzuoli il più importante porto del Tirreno.

Del passato greco-romano vedrete numerose testimonianze come l’Anfiteatro Flavio: è il terzo più grande d'Italia e poteva contenere fino a 40.000 spettatori. L’anfiteatro ha ospitato spettacoli teatrali, lotte tra gladiatori e perfino delle spettacolari battaglie navali, grazie ad un meccanismo capace di allagare l’arena.

Nel centro storico di Pozzuoli vedrete poi il Tempio di Serapide, un mercato all'aperto di epoca romana, un antico macellum risalente al I-II secolo d.C., dotato di una sala dedicata a tutte le divinità protettrici del mercato.

A Pozzuoli potrete vedere poi anche i resti del Tempio di Nettuno e del Ninfeo di Diana. Infine non perdete il Rione Terra, il primo nucleo abitativo di Pozzuoli, un vero e proprio borgo che occupa un promontorio di tufo a circa 33 metri sul livello del mare.

a questa altezza guarda Pozzuoli e il Golfo tra Napoli e Baia. Sotto la rocca di tufo si snoda un percorso archeologico sotterraneo dove passeggiare tra antiche abitazioni, depositi di grano, forni per il pane e botteghe.

Oggi visitare il Rione Terra vuol dire fare un affascinante viaggio nella città romana di duemila anni fa.

Posillipo, Napoli

Parco Archeologico di Posillipo
Parco Archeologico di Posillipo

Il Parco Archeologico di Posillipo, situato nella splendida cornice della collina di Posillipo a Napoli, custodisce le vestigia di antiche ville romane e straordinari panorami sul Golfo di Napoli.

La visita al parco archeologico inizia al termine della Discesa Coroglio dove si apre un accesso alla Grotta di Seiano, una galleria artificiale costruita in epoca romana dall’architetto Luca Cocceio e successivamente rimaneggiata da Ferdinando II di Borbone.

Questa grotta, lunga circa 780 metri, collega l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con quella di Vallone della Gaiola, attraversando tutta la collina tufacea di Posillipo.

Una volta superata la grotta si percorre un sentiero immerso nella vegetazione mediterranea per arrivare all’area della Villa di Pollione, che risale al I secolo a.C. e apparteneva al cavaliere romano Publius Vedius Pollio (Publio Vedio Pollione), discusso personaggio di origine libertina, consigliere economico di Augusto nella riorganizzazione della provincia dell’Asia.

Alla sua morte, Pollione lasciò all’imperatore tutte le sue proprietà, compresa appunto la villa sul Golfo di Napoli da lui chiamata Pausylipon, dall’etimo greco “che libera dalle preoccupazioni”.

Qui vedrete meravigliosi resti archeologici appartenenti a un teatro, costruito sfruttando il pendio naturale della collina secondo una tecnica tipicamente greca.

Un giardino divide questo teatro maggiore da un secondo teatro di dimensioni minori: l’Odeion destinato alle audizioni di poesia retorica e musica.

All’interno dell’Odeion sono presenti alcune sale con pavimenti a mosaico e in marmo ma anche resti di rivestimenti parietali dipinti. Lungo il percorso potrete ammirare anche alcuni resti del Tempio o Sacrarium a est del Teatro Grande e il Ninfeo con tracce di un impianto termale a ovest.

Capua

Capua
Capua

Capua Antica era una delle più importanti città dell’Impero romano, al punto da essere chiamata “seconda Roma” da Cicerone proprio per la sua ricchezza e il suo splendore.

Fondata dagli Etruschi e successivamente dominata dai Sanniti e dai Romani, Capua era famosa per le sue imponenti strutture architettoniche di cui rimangono testimonianze significative. La maggior parte dei resti archeologici dell’antica Capua sono legati all’epoca romana, e in particolare i due maggiori punti di interesse sono l’anfiteatro campano e il mitreo.

L’anfiteatro, costruito tra il I e il II secolo d.C. è il secondo maggiore in Italia dopo il Colosseo, anche se si trova in un peggiore stato di conservazione.

Lungo il perimetro esterno rimangono solo alcune arcate disposte su due ordini, mentre la struttura originaria era composta da quattro ordini di spalti composti da ottanta arcate. Vicino all’anfiteatro, si può visitare il museo dei Gladiatori, dove si possono vedere diverse ricostruzioni dei combattimenti dei gladiatori e della struttura originaria dell’anfiteatro.

La seconda attrazione di Capua antica è il mitreo, luogo di culto dedicato al dio persiano Mitra. Fu costruito tra il II e il III secolo d.C. e si compone di una sala principale sotterranea, con pavimentazione in cocciopesto e inserti di marmo, coperta da una volta a botte.

Notate gli affreschi decorativi, tra cui quello sulla parete di fondo dietro l’altare che raffigura Mitra che uccide il toro, sui lati vedrete la personificazione della terra e quella di oceano, in alto quelle del sole e della luna. Per approfondire la storia di questo importante sito archeologico visitate il Museo archeologico dell’antica Capua.

Villa Jovis, Capri

Villa Jovis
Villa Jovis

Villa Jovis, situata sull'isola di Capri, è una delle più imponenti residenze imperiali romane, costruita dall'imperatore Tiberio tra il 27 e il 37 d.C. come suo ritiro privato, ideale per l’isolamento e l’otium contemplativo.

La villa si estende su circa 7.000 metri quadrati e sorge in una posizione panoramica sul Monte Tiberio, offrendo spettacolari vedute sul Golfo di Napoli.

Strutturata su più livelli, Villa Jovis includeva lussuosi appartamenti imperiali, complessi termali, cisterne per l'approvvigionamento idrico e ampi giardini.

Le rovine, oggi visitabili, testimoniano l'abilità ingegneristica e architettonica dei Romani, con la presenza di sofisticati sistemi idraulici e decorazioni che riflettono il gusto e l'opulenza dell'epoca.

Questo sito archeologico offre una finestra sulla vita privata di Tiberio, che governò l'impero da Capri negli ultimi anni del suo regno, e rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura residenziale romana.

Nuceria Alfaterna

Nuceria Alfaterna era un’antica città che sorgeva nel territorio degli attuali comuni di Nocera Superiore e Nocera Inferiore.

Considerata una delle più grandi città della Campania antica, fu capitale della Lega Nucerina che comprendeva Pompei, Ercolano, Stabia e Sorrento e ha visto passare sulle sue strade Etruschi, Sanniti, Romani. Strategicamente posizionata lungo la via Popilia, che collegava Roma al sud della penisola, Nuceria Alfaterna fu un vivace centro commerciale, politico e culturale.

La città è nota per i suoi monumentali resti archeologici, tra cui l’anfiteatro del I secolo a.C., inglobato in seguito in costruzioni più recenti.

Dell’antica Nuceria si conserva anche il teatro “ellenistico-romano”, che risale al II secolo a.C. e rappresenta il più grandioso esempio, sia per dimensioni sia per posizione, tra i teatri presenti in Campania.

Si possono vedere poi resti di edifici termali che in parte devono ancora essere scavati, e soprattutto un’area sepolcrale molto vasta, suddivisa in necropoli differenziate secondo il periodo storico delle sepolture.

La più importante e antica è la necropoli di Pareti, vicino al teatro, dove si trovano sepolture etrusche e sannite.

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