Napoli

Napoli a Piedi, l’itinerario perfetto

Napoli a piedi

Dal Duomo al Castel dell’Ovo affacciato sul golfo, passando per Spaccanapoli, i Quartieri Spagnoli, la Napoli sotterranea e piazza del Plebiscito.

Napoli vi apparirà in tutta la sua bellezza, la sua autenticità e la sua poesia.

Seguite il nostro itinerario per scoprire Napoli a piedi o scegliete le tappe migliori in base al tempo a disposizione. 

Il Duomo 

Duomo di Napoli
Duomo di Napoli

Se arrivate in treno scendete alla stazione di Napoli centrale e uscite su piazza Garibaldi. Da qui potete arrivare in circa venti minuti a piedi al Duomo di Napoli.

Dedicato a Santa Maria Assunta, il Duomo fu iniziato probabilmente da Carlo II d’Angiò e completato nel 1313 da suo figlio Roberto il Saggio, inglobando le precedenti strutture paleocristiane del battistero e della primitiva basilica.

L’aspetto attuale è dovuto ai numerosi interventi che si sono succeduti nel tempo, di cui rimane traccia nella sovrapposizione di diversi stili che vanno dal gotico puro del Trecento fino al neogotico ottocentesco.

Il Duomo di Napoli, inoltre, è conosciuto per il misterioso rito dello scioglimento del sangue del patrono della città, San Gennaro, a cui è possibile assistere tre volte all’anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi, il 19 settembre, il 16 dicembre e la prima domenica di maggio.

Se non riuscite ad assistere al miracolo potrete comunque vedere all’interno del Duomo il cosiddetto “Imbusto”, un busto reliquiario, capolavoro di scultura gotica, con il cranio e la teca contenenti il sangue di San Gennaro. 

La Madonna con la pistola di Banksy

Bansky Napoli
Madonna con la pistola

A due passi dal Duomo, in piazza Gerolomini, potrete vedere la “Madonna con la pistola” di Banksy.

L’opera dello street artist inglese, di cui ancora non si conosce l’identità, è protetta da un plexiglass, ma facendo bene attenzione noterete che al posto dell’aureola sulla testa Banksy ha disegnato un revolver.

Il significato è da cercare nel forte legame tra la criminalità organizzata napoletana e la religione.

San Gregorio Armeno

San Gregorio Armeno
San Gregorio Armeno

San Gregorio Armeno è la strada più caratteristica del centro storico di Napoli, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe dedicate all’arte del presepe.

Che sia estate o inverno, qui si respira sempre aria natalizia tra la Sacra Famiglia, con il corredo di bue ed asinello, i Re Magi, i pastori in terracotta, i venditori dipinti a mano, compreso il pizzaiolo che inforna la pizza, le casette di sughero e tutto ciò che occorre per il presepe.

L’incontro tra sacro e profano è la particolarità del presepe napoletano in cui convivono i personaggi della tradizione cattolica con caricature di personalità contemporanee del mondo laico.

Passeggiare dunque tra le bancarelle di via San Gregorio Armeno alla ricerca dei nuovi personaggi del presepe è una tradizione irrinunciabile per napoletani e non.

Spaccanapoli

Spaccanapoli
Spaccanapoli

Spaccanapoli, come dice il nome stesso, è la strada che divide in due l’antica città di Napoli.

Questa è, insieme al decumano maggiore e al decumano superiore, una delle tre strade principali dell’impianto urbanistico progettato in epoca greca e che attraversavano in tutta la loro lunghezza l’antica Neapolis.

Passeggiando lungo Spaccanapoli, facendovi largo tra la babele di gente, suoni, profumi e colori, vedrete meraviglie come la chiesa di Santa Maria ad Ogni Bene dei Sette Dolori, il Monastero di Santa Chiara, la chiesa di San Domenico Maggiore, la statua del dio Nilo e il monumentale palazzo Tufarelli. 

Via dei Tribunali 

Via dei Tribunali
Via dei tribunali

Proseguite per via dei Tribunali, ovvero il paradiso dello street food napoletano.

Qui vedrete la famosa pizzeria Di Matteo, dove prendere una pizza al volo o una delle sue frittate di pasta, e Zia Esterina Sorbillo, dove mangiare una delle rinomate pizze fritte ricotta e cicoli. Dopo lo spuntino passeggiate per Via dei Tribunali e fate caso ai nobili palazzi.

Proprio di fronte Sorbillo, vedrete il Palazzo Spinelli di Laurino, risalente al XV secolo. Si tratta di un palazzo appartenuto a Troiano Spinelli, un importante filosofo, economista e storico italiano. La sua particolarità è il cortile dalla pianta a forma ellittica, unico nel suo genere a Napoli, e la sua imponente scalinata interna a doppia rampa.

Inoltre, sempre su via dei Tribunali si trova la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, nota ai napoletani come la chiesa “de’ ’e cape ’e morte”. I suoi sotterranei, infatti, un tempo ospitavano l’antico culto delle anime pezzentelle o dei senza nome, spoglie anonime di vittime delle tante calamità che si sono abbattute su Napoli nel corso dei secoli.

Ancora oggi nell’antico ipogeo si celebra l’affascinante culto rivolto a resti umani anonimi che diventano speciali intermediari per invocazioni, preghiere e richieste di intercessioni.

Entrare in questa chiesa quindi vuol dire fare un viaggio nella cultura napoletana tra arte, fede, vita e morte. La chiesa è un mirabile gioiello seicentesco commissionato nel 1616, dalla congregazione laica Opera Pia Purgatorio ad Arco, all’architetto Giovan Cola di Franco, e consacrata nel 1638. 

Il Cristo Velato, Cappella Sansevero

Cristo Velato
Cristo Velato

A pochi passi da Spaccanapoli si trova la Cappella Sansevero che custodisce il Cristo Velato, una perla della scultura barocca, realizzata dall’artista napoletano, Giuseppe Sanmartino nel 1753.

È considerato uno dei più grandi capolavori della scultura di tutti i tempi che fin dal ’700 richiama viaggiatori illustri, tra cui Antonio Canova, il marchese de Sade, lo scrittore argentino Hector Bianciotti e Riccardo Muti tra gli ultimi.

Posto al centro della navata della Cappella Sansevero di Napoli, il Cristo Velato è una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua.

La particolarità è proprio la trasparenza del velo che sembra adagiato sul corpo di Cristo, ma in realtà è solo il frutto dell’abile mano dell’artista. Per secoli però si è addirittura creduto erroneamente a un processo alchemico di marmorizzazione del sudario, compiuto dal principe di Sansevero, committente dell’opera dalla rinomata fama di alchimista.

La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato nella morte sono il segno dell’intensa ricerca di Sanmartino.

La meravigliosa scultura è, dunque, un’evocazione drammatica, che fa della sofferenza del Cristo il simbolo del destino e del riscatto dell’intera umanità.

Complesso Monumentale di Santa Chiara

Chiostro Monastero di Santa Chiara
Complesso Monumentale di Santa Chiara

Passeggiando lungo Spaccanapoli, vedrete un’altra meraviglia come il Complesso Monumentale di Santa Chiara. 

La sua costruzione ebbe inizio nel 1310, per volontà del re Roberto d’Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca.

La cittadella francescana fu realizzata costruendo due conventi: uno femminile per le clarisse e l’altro maschile per i frati minori francescani.

La chiesa si presenta oggi nelle sue originarie forme gotiche, con una semplice facciata nella quale è incastonato un antico rosone traforato. Nel 1742 la chiesa subì delle modifiche per opera dell’architetto D. A. Vaccaro.

Fastosi rivestimenti donarono al complesso un aspetto barocco. Il 4 agosto del 1943 la chiesa fu quasi del tutto distrutta da un bombardamento aereo. Fu poi ricostruita e restaurata secondo l’originario stile gotico e riaperta al culto dieci anni dopo.

Da non perdere nel complesso monumentale di Santa Chiara, lo splendido chiostro maiolicato composto da 66 archi a sesto acuto che poggiano su altrettanti pilastri in piperno decorati con scene vegetali. I pilastri maiolicati sono collegati tra loro da sedili sui quali, con la stessa tecnica, sono rappresentate scene tratte dalla vita quotidiana dell’epoca.

Le pareti dei quattro lati del chiostro sono interamente coperte da affreschi seicenteschi raffiguranti santi, allegorie e scene dell’Antico Testamento.

All’interno si può visitare inoltre il museo che conserva alcuni tesori scampati al bombardamento del 1943, uno stabilimento termale romano del I sec d.C. e un tradizionale presepe napoletano con pastori del Settecento e dell’Ottocento.

Chiesa del Gesù Nuovo

Chiesa del Gesù
Chiesa del Gesù

Dopo la visita al Complesso Monumentale di Santa Chiara uscite verso la piazza del Gesù Nuovo. Qui vedrete il grande obelisco barocco dell’Immacolata e la Chiesa del Gesù Nuovo, la più importante chiesa costruita dai Gesuiti a Napoli.

I lavori iniziarono nel 1584 sotto la direzione dell’architetto gesuita P. Giuseppe Valeriano e fu completata nel 1601.

I Gesuiti riutilizzarono la facciata in bugnato a punta di diamante del grande palazzo Sanseverino dei principi di Salerno (1470), secondo una prassi assai diffusa nella Napoli del tempo, data l’esiguità degli spazi edificabili nel centro storico e il divieto di costruire al di fuori delle mura.

Il portale barocco, con colonne e sfarzosi angeli sul timpano con lo stemma dei Gesuiti, IHS, ingloba quello rinascimentale del palazzo.

Vale la pena entrare per ammirare il sontuoso rivestimento in marmo, gli stucchi e gli affreschi di gusto naturalistico del grandioso interno barocco.

Via Toledo

Stazione Toledo
Stazione Toledo

Lasciate Spaccanapoli per immettervi in via Toledo, così chiamata perché fu voluta dal viceré Pedro Álvarez de Toledo nel 1536.

Oggi è l’arteria dello shopping dove trovare i negozi delle grandi catene internazionali. Ma vale la pena venire qui per vedere la stazione Toledo della metropolitana, considerata la più bella d’Europa dal Daily Telegraph e dalla CNN.

È stata progettata dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets e colpisce per i mosaici a tema marino, i grandi lucernari e i resti delle antiche mura aragonesi.

Quartieri Spagnoli

Murale di Maradona
Quartieri Spagnoli

Addentratevi quindi nei Quartieri Spagnoli, una delle zone più caratteristiche e pittoresche di Napoli. I Quartieri Spagnoli furono così chiamati perché qui si rifugiavano le guarnigioni militari spagnole nel XVI secolo e le truppe ospitate dal viceré spagnolo Don Pedro di Toledo, che ordinò di creare il quartiere nel 1536.

Risalgono quindi a quel periodo molti dei caratteristici vicoli e le strette stradine della zona. Gli edifici erano spesso costruiti con materiali economici e avevano una disposizione disordinata, creando una sorta di labirinto urbano.

Oggi i Quartieri Spagnoli offrono uno squarcio di vita di quartiere e cultura popolare. Camminando tra negozi artigianali, ristoranti, edicole votive, panni stesi ad asciugare e motorini che sfrecciano tra la gente, fate caso anche alle numerose opere di street art.

Per esempio cercate il Vico Totò, un vicolo in cui si trovano numerose opere di street art dedicate al celebre Antonio De Curtis, il “principe della risata”, e il murales di Maradona, realizzato nel 1990 quando il Napoli vinse il secondo scudetto grazie proprio a Diego Armando Maradona.

Dopo la sua morte, è stato allestito anche un piccolo altare. Nello stesso slargo si trova anche il murales della Pudicizia, un omaggio alla scultura visitabile nella Cappella Sansevero.

Bisogna sapere inoltre che i Quartieri Spagnoli sono storicamente conosciuti per problemi di povertà e criminalità, ma negli ultimi anni sono stati fatti sforzi per migliorare la sicurezza e la qualità della vita nella zona. Perciò oggi tutti possono visitarli ma sempre con gli occhi aperti.

Napoli sotterranea

Napoli Sotterranea
Napoli Sotterranea

Nei Quartieri Spagnoli inoltre si trova l’ingresso alla Napoli sotterranea. A quaranta metri di profondità sotto la città si nasconde da secoli un’altra città, la Napoli sotterranea.

È il grembo di Napoli, da cui la città stessa è nata. Visitarlo significa compiere un viaggio nel tempo lungo duemila e quattrocento anni.

Ogni epoca, dalla fondazione di Neapolis alla Seconda guerra mondiale, ha lasciato traccia nella Napoli sotterranea. I primi manufatti di scavi sotterranei risalgono a circa 5.000 anni fa, quasi alla fine dell’era preistorica. 

Successivamente, nel III secolo a.C., i Greci aprirono le prime cave sotterranee per ricavare i blocchi di tufo necessari per costruire le mura e i templi di Neapolis e scavarono numerosi ipogei funerari. Lo sviluppo imponente del reticolo dei sotterranei iniziò però in epoca romana: i romani infatti in epoca augustea dotarono la città di gallerie viarie e soprattutto di una complessa rete di acquedotti. 

Larghi quel poco che permetteva il passaggio di un uomo, i cunicoli dell’acquedotto si diramavano in tutte le direzioni, con lo scopo di alimentare fontane ed abitazioni situate in diverse aree della città superiore.

Fu solo agli inizi del XX secolo che si smise di scavare nel sottosuolo per l’approvvigionamento idrico e si abbandonò una rete di cunicoli e cisterne di oltre 2.000.000 m², diffusa per tutta la città. I sotterranei furono quindi utilizzati durante la Seconda guerra mondiale come rifugi antiaerei per proteggersi dai disastrosi bombardamenti che colpirono la città. 

Le cavità furono illuminate e sistemate per accogliere decine e decine di persone che al suono della sirena si affrettavano a scendere in profondità. Resti di arredi, graffiti e vari oggetti in ottimo stato di conservazione testimoniano ancora oggi la grande paura dei bombardamenti, facendo riemergere un tragico spaccato di vita dei rifugiati dell’epoca.

Oggi scendendo nella Napoli sotterranea si possono visitare i resti dell’antico  acquedotto greco-romano e dei rifugi antiaerei della Seconda guerra mondiale, il Museo della Guerra, gli Orti Ipogei, la Stazione Sismica “Arianna” e i resti dell’antico teatro greco-romano. 

Galleria Borbonica 

Galleria Borbonica
Galleria Borbonica

Un altro percorso molto suggestivo nella Napoli sotterranea è quello che porta alla scoperta della Galleria Borbonica, considerata il vanto dell’ingegneria civile borbonica.

Il tunnel prende il nome dal re Ferdinando II di Borbone che nel 1853 ne avviò la realizzazione allo scopo di creare un collegamento segreto sotterrano tra il Palazzo Reale e piazza Vittoria, vicina al mare e alle caserme, in modo da consentire una fuga sicura e veloce al re in caso di pericolo.

I lavori durarono tre anni e il 25 maggio del 1855 il tunnel venne inaugurato con il passaggio di Ferdinando II di Borbone, ma poi restò aperto al pubblico per soli 3 giorni.

La galleria chiuse definitivamente per motivi economici e per la decadenza dei Borbone con l’arrivo dell’unità d’Italia.

Durante la Seconda guerra mondiale poi divenne rifugio di molti napoletani. Entrando quindi dall’accesso monumentale all’interno del parcheggio Morelli o da Vico del Grottone, a pochi metri da Piazza del Plebiscito, ci si inoltra negli ambienti adibiti all’acquedotto detto della Bolla, si ammirano i ponti e muri realizzati dai Borbone per attraversare le cisterne, oltre ai ricoveri bellici della Seconda guerra mondiale.

Durante il percorso, inoltre, si possono frammenti di statue, auto e moto d’epoca, ritrovate sotto rifiuti e detriti, nel periodo tra la fine della Seconda guerra mondiale e gli anni ’70, in cui la Galleria Borbonica fu utilizzata come deposito giudiziale del Comune di Napoli. 

Galleria Umberto I 

Galleria Umberto I
Galleria Umberto I

Una volta ritornato in superficie prendetevi una pausa al Gran Caffè Gambrinus o al Vero Bar del Professore in Piazza Trieste e Trento.

Sul lato opposto della piazza si trovano anche il celebre Teatro San Carlo, il più antico teatro d’opera in Europa, e la Galleria Umberto I di fine XIX secolo che vale la pena vedere. Tra il 1887 e il 1890 mentre Gustave Eiffel innalzava la sua Tour Eiffel, a Napoli veniva costruita la Galleria Umberto I.

È uno splendido connubio di facciate rinascimentali e un elegante soffitto vetrato, sormontato da una cupola di 56 metri. Realizzata sul modello della Galleria Vittorio Emanuele di Milano, la Galleria Umberto I di Napoli è un omaggio al re omonimo.

È dedicata a Umberto I d’Italia nel ricordo della sua presenza e della sua vicinanza ai sudditi durante l’epidemia di colera del 1884, che mostrò l’esigenza di un “risanamento” della città. Durante il XVI secolo infatti, il quartiere di Santa Brigida dove ancora oggi si trova la galleria, era un tempo una zona di bordelli, delitti e omicidi.

Con l’approvazione della legge per il risanamento della città, vennero presentati così diversi progetti tra cui quello della Galleria Umberto I.

In poco tempo divenne il centro mondano di Napoli e oggi è un elegante passage nel cuore di Napoli, dove passeggiare tra negozi, caffetterie e ristoranti. Un’ottima idea per un giorno di pioggia.

Palazzo Reale

Palazzo Reale Napoli
Palazzo Reale Napoli

Proseguite per Piazza del Plebiscito: con una superficie di circa 25 000 metri quadrati la piazza è una delle più grandi d’Italia e venne realizzata intorno al 1600 in occasione della costruzione del Palazzo Reale, che però richiese altri 250 anni per essere completato.

Palazzo Reale ha rappresentato per oltre tre secoli il centro del potere a Napoli e in tutta l’Italia meridionale.

Con la sua mole grigia e rossa affacciata su piazza Plebiscito e sul golfo, costituisce una vera e propria porta della città sul mare.

Dentro questo imponente e severo edificio si celano una serie di porticati, cortili e giardini che conducono a spazi un tempo occupati dalla corte e dalle tante funzioni di servizio di una reggia. Qui vissero i viceré spagnoli della casata dei Borbone e poi, dopo l’Unità d’Italia, anche i Savoia. 

Nell’appartamento storico dipinti, marmi, stucchi, arazzi e arredi preziosi raccontano le vite degli occupanti del palazzo e tanti momenti salienti della storia d’Italia e d’Europa. Il Palazzo Reale ospita inoltre un museo e altri istituti culturali come la Biblioteca Nazionale e il Teatro di San Carlo.

Castel dell’Ovo

Castel dell'Ovo
Castel dell’Ovo

Quindi fate una bella passeggiata sul lungomare fino a raggiungere Castel dell’Ovo, che sorge sull’antico isolotto di Megaride.

Una delle più fantasiose leggende napoletane farebbe risalire il suo nome all’uovo che Virgilio avrebbe nascosto all’interno di una gabbia nei sotterranei del castello. Il luogo ove era conservato l’uovo, fu chiuso da pesanti serrature e tenuto segreto poiché da “quell’ovo pendevano tutti li facti e la fortuna dil Castel Marino”.

Da quel momento il destino del Castello, unitamente a quello dell’intera città di Napoli, è stato legato a quello dell’uovo.

Le cronache riportano che, al tempo della regina Giovanna I, il castello subì ingenti danni a causa del crollo dell’arcone che unisce i due scogli sul quale esso è costruito e la regina fu costretta a dichiarare solennemente di aver provveduto a sostituire l’uovo per evitare che in città si diffondesse il panico per timore di nuove e più gravi sciagure.

Tra i castelli partenopei questo è quello più antico e risalirebbe probabilmente al 1128. Oggi Castel dell’Ovo è un simbolo di Napoli, situato nella zona chiamata Borgo Marinari.

Si possono visitare la Torre Maestra, le celle dei monaci, il refettorio dei cenobiti, la Torre Normanna e i ruderi della chiesa del Salvatore. Non perdete le terrazze del castello da cui si gode una vista incantevole del golfo e un panorama unico della città vista dal mare.

Punti panoramici su Napoli e il golfo 

Napoli
Napoli

Infine, se avete ancora tempo a disposizione e voglia di perdervi nei bellissimi panorami di Napoli e del suo golfo andate alla ricerca dei migliori punti panoramici.

“Il Golfo di Napoli stringe tra le sue braccia sinuose la storia e le leggende di duemila anni”, disse lo scrittore statunitense John Lawson Stoddard.

Lasciate quindi le stradine affollate del centro storico, incamminatevi per scalette e salite fino a raggiungere i più bei punti panoramici da cui ammirare lo splendore di Napoli e del suo golfo.

Tra questi, Villa Floridiana, sulla collina del Vomero, offre sicuramente un meraviglioso belvedere da cui ammirare il lungomare, la rotonda Diaz, la villa comunale, l’intero golfo e le isole.

La certosa di San Martino poi offre un altro suggestivo belvedere da cui abbracciare con lo sguardo il golfo, il Vesuvio e gran parte della zona metropolitana.

Così percorrendo la Pedamentina di San Martino che scende verso il centro, attraverso 414 gradini, potrete godere di viste meravigliose sul mare e sugli antichi palazzi diroccati. O ancora tramite le rampe Lamont Young o da Via Nuova Pizzofalcone salite al Monte Echia, dove i Cumani fondarono alla fine dell’VIII a.C. Parthènope.

Da qui l’orizzonte spazia dalla collina di Capodimonte a nord, al Vesuvio ad est, alla Penisola sorrentina e Capri a sud, a Posillipo ad ovest. Il belvedere di Sant’Antonio a Posillipo offre un’altra cartolina di Napoli vista dall’alto.

O ancora, il molo di Mergellina, luogo romantico per eccellenza e cornice della canzone d’amore napoletana di tutti i tempi. Lungo il molo, alle estremità più isolate o alla rotonda Diaz, davanti al mare, al Vesuvio, la vita si fa ancor più bella.

Infine, da non dimenticare tra i luoghi più romantici, Marechiaro, un borgo marinaro nel cuore del quartiere Posillipo, diventato famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane, per i ristoranti tipici che si affacciano sullo splendido panorama del golfo e per il caratteristico “Scoglione”.

Da questo borgo si apre un panorama eccezionale dell’intera città, del Vesuvio, della penisola sorrentina e dell’isola di Capri che compare esattamente di fronte alla spiaggetta di Marechiaro.

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