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Chiese Rupestri di Matera, tour delle più belle da visitare

Antiche grotte adibite a luoghi di culto da monaci bizantini e benedettini nell’alto Medioevo

Chiese Rupestri di Matera: tour delle più belle da visitare Shutterstock
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Millenari scrigni scavati nel tufo che custodiscono preziose eredità di monaci bizantini e benedettini insediatisi nell’Alto Medioevo. Le chiese rupestri di Matera sono diffuse nei Sassi dell’antica città e nel Parco della Murgia Materana, patrimonio Unesco. 

Qui tra natura incontaminata e reperti preistorici si nascondono le chiese in antiche grotte adibite a luoghi di culto. Sono eremi, cenobi, cripte e basiliche ipogee, molto spesso splendidamente affrescate. In totale sono 155 le chiese rupestri ad oggi accertate, ma non tutte sono facilmente raggiungibili. 

Abbiamo scelto per voi le più belle nei Sassi di Matera o nel Parco della Murgia, da raggiungere facilmente a piedi in autonomia o con tour guidati. Ecco le più belle chiese rupestri di Matera.

Chiese Rupestri di Matera, tour delle più belle da visitare

  • Cripta del Peccato Originale
  • Convicinio di Sant’Antonio 
  • Complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci
  • Santa Maria de Idris 
  • Santa Lucia alle Malve
  • San Pietro Barisano
  • Madonna delle Vergini 

Cripta del Peccato Originale

Tra le chiese rupestri di Matera, la Cripta del Peccato Originale è stata ribattezzata la “Cappella Sistina” della pittura parietale rupestre per il valore teologico e artistico. 

È una delle chiese rupestri più interessanti di Matera e la più antica testimonianza dell’arte rupestre del Mezzogiorno d’Italia. La Cripta del Peccato Originale era il luogo cultuale di un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo. 

È impreziosita da un ciclo di affreschi datati tra l’VIII e il IX secolo, attribuiti all’artista noto come il “Pittore dei Fiori di Matera” e che esprimono i caratteri storici dell’arte benedettina-beneventana. La parete sinistra è movimentata da tre nicchie, su cui sono raffigurate rispettivamente le triarchie degli Apostoli, della Vergine Regina e degli Arcangeli. 

La parete di fondo, invece, è ravvivata da un ampio ciclo pittorico raffigurante episodi della Creazione e del Peccato Originale. La chiesa rupestre si trova nei dintorni del lago di San Giuliano e dista 15 minuti di auto da Matera.

Foto: © Gimas/Shutterstock

Convicinio di Sant’Antonio 

Il Convicinio di Sant’Antonio si trova nel Sasso Caveoso di Matera ed è un particolare esempio di complesso rupestre (XII-XIII secolo). Il Convicinio di Sant’Antonio raggruppa le quattro antiche chiese di San Primo, Sant’Egidio (o dell’Annunziata), San Donato e Sant’Antonio Abate (XII/XIII secolo), collegate da un ampio cortile cui si accede attraversando un portale con arco ogivale. 

Ogni chiesa nei secoli ha subito continue modifiche e tutte conservano le tracce delle loro diverse destinazioni d’uso, poiché tra la fine dei Seicento e gli inizi dell’Ottocento non ebbero più funzione di luoghi sacri. 

Ciascuna, però, custodisce interessanti affreschi di carattere religioso. Subito dopo l’arco d’ingresso si può ammirare la chiesa di San Primo, con una struttura articolata in due piccole cappelle. Da questa si accede alla cripta di Sant’Eligio, che conserva ancora l’aula in cui si accoglievano i fedeli e il presbiterio riservato al celebrante. Molto bello è uno degli affreschi conservati e raffigurante il Cristo pantocratore (XIV secolo). La cripta di San Donato, poi, ha una struttura a pianta quadrata e volte abbellite da elementi decorativi. Il Convicinio di Sant’Antonio comprende inoltre la cappella di Sant’Antonio Abate, dove è possibile ammirare alcuni affreschi, tra cui un ritratto di Sant’Antonio Abate e uno di San Sebastiano (XV secolo).

Foto: ©Lucamato/Shutterstock

Complesso rupestre di Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci

Il complesso rupestre di Matera risalente all’anno mille comprende un monastero, case grotta e due chiese: Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci. Una preziosa testimonianza storica e culturale della vita delle comunità religiose e civili che lo abitarono. Il complesso si trova a metà strada tra il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano.

La Chiesa di Madonna delle Virtù è interamente scavata nella calcarenite. Presenta una pianta basilicale a tre navate alternate da grandi pilastri che sorreggono volte a schiena d’asino nelle quali è scolpito ad altorilievo un matroneo con due ordini di archetti sovrapposti e colonnine tortili. È uno dei modelli più articolati di chiese rupestri della città di Matera. Splendidi affreschi decorano l’abside centrale e la controfacciata della navata destra, in entrambi i casi si tratta di una Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista risalenti rispettivamente al XVI e XIV secolo.

La chiesa di San Nicola dei Greci, invece, sovrastante la Madonna delle Virtù, è una delle cripte più antiche della città di Matera. La parte antistante della cripta è crollata, ma rimangono incantevoli affreschi che risalgono a un periodo di tempo che va dal XII al XV secolo. Tra tutti spicca il “trittico” affrescato dei Santi Nicola, Barbara e Pantaleone, ma anche la Crocifissione con la Vergine e San Giovanni Evangelista (XIV secolo). Dal livello sopraelevato dell’antico insediamento potrete infine godere di un incantevole panorama sull’Altopiano delle Murge.

Santa Maria de Idris 

La Chiesa di Santa Maria De Idris o Madonna de Idris sorge nella parte alta dello sperone roccioso del Montirone (o Monterrone), nelle vicinanze di San Pietro Caveoso. La sua posizione offre un panorama unico sui Sassi di Matera e sulla Gravina. La chiesa di Santa Maria de Idris risale al Tre-Quattrocento e fa parte di un complesso rupestre che comprende anche la più antica cripta, dedicata a San Giovanni in Monterrone. La cripta conserva notevoli affreschi che vanno dal XII al XVII secolo. Le due chiese sono comunicanti. Il nome del tempio, Idris, deriva quasi sicuramente dal greco Odigitria (guida della via, o dell’acqua). 

A Costantinopoli veniva così chiamata e venerata la Vergine Maria, il cui culto fu introdotto in Italia meridionale dai monaci bizantini. La chiesa presenta una pianta irregolare ed è caratterizzata da due parti distinte: una costruita e una scavata. La facciata, modesta e realizzata in tufo, fu rifatta nel Quattrocento, a seguito di un crollo. È abbellita da un piccolo campanile. L’interno è formato da un solo vano e presenta alcuni affreschi in parte rovinati dal tempo. Sull’altare vedrete un dipinto del Seicento che raffigura la Madonna con il Bambino. A sinistra dell’altare si può ammirare un’Annunciazione, a destra una Crocifissione.

Santa Lucia alle Malve

La chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve è il primo insediamento monastico femminile dell’ordine benedettino, risalente all’VIII secolo, ed il più importante nella storia della città di Matera. Il fronte esterno dell’ex complesso monastico si sviluppa lungo la parete rocciosa con una serie di accessi che immettono in altrettante cavità interne. 

Sul fronte esterno, in alto, è scolpita a rilievo la simbologia del martirio di Santa Lucia: il calice con i due occhi della Santa. L’entrata della chiesa, sulla destra del complesso, è messa in risalto da blocchi di tufo squadrati. Santa Lucia alle Malve è una chiesa rupestre di notevoli dimensioni che si sviluppa in tre distinte navate, ma oggi l’unica accessibile è quella di destra, cioè l’ingresso della chiesa. Nel complesso si possono ammirare antichissimi affreschi tra cui La Madonna del Latte (1270) e, nella nicchia accanto, San Michele Arcangelo (1250), oltre a quello che per molti studiosi sarebbe San Gregorio (XIII sec.), per altri San Donato, e ancora San Benedetto, a testimonianza dell’origine benedettina del complesso, e Santa Scolastica, entrambi fondatori dei grandi ordini monastici del periodo. 

San Pietro Barisano

La chiesa di San Pietro Barisano, o dei SS. Pietro e Paolo al Sasso Barisano, è la chiesa rupestre che rappresenta, più delle altre, il passaggio tra la tipologia di chiesa antica, scavata nel tufo, e quella moderna, costruita esternamente. Questa è inoltre la chiesa rupestre più grande di Matera e prende il nome dal rione dei Sassi di costruzione più recente, il Barisano appunto, in cui si trova. 

La prima costruzione della chiesa risale all’anno mille circa, ma nel XIII secolo venne ricostruita, mentre la facciata in muratura risale al 1755. Solenne e al tempo stesso leggera, la facciata presenta tre portali sovrastati da altrettanti rosoni che scandiscono in modo semplice ed armonioso le tre navate interne. Dall’esterno, si nota il campanile eretto su un ripiano roccioso sul lato sinistro della chiesa. L’interno è suddiviso in tre navate, collegate da arcate a tutto sesto. Il soffitto, completamente scavato, è foderato in tufo in modo da creare volte a vela dalle eleganti curvature. La chiesa è rimasta aperta al culto fino al 25 ottobre 1903, giorno in cui, a causa delle infiltrazioni di acqua, l’arcivescovo Raffaele Rossi la dichiarò inadatta all’esercizio del culto. In seguito, con la legge De Gasperi-Colombo del 1952 e il conseguente sfollamento dei Sassi, la chiesa visse un lungo periodo di abbandono, nel corso del quale buona parte delle opere d’arte furono trafugate o vandalizzate.

Madonna delle Vergini 

La chiesa della Madonna delle Vergini è una piccola cappella a cui i materani sono molto affezionati: è l'unica tra le chiese rupestri a essere ancora aperta al culto, inoltre è meta di pellegrinaggio l'ultima domenica di maggio, in occasione della festa della Vergine. La chiesa rupestre si trova in cima all’altopiano murgico, vicino alla Chiesa degli Scordati, e può essere raggiunta facilmente a piedi attraverso un sentiero che parte da Porta Pistola, attraversa il torrente e porta sull'altro lato della Gravina. La chiesa della Madonna delle Vergini ha una facciata incastonata nella pietra tufacea, rivolta verso il canyon della Gravina e i Sassi della Civita. 

Sulla facciata si contano cinque nicchie. Nella parte superiore si trova una nicchia più grande che ospita una statua della Madonna con Bambino realizzata da un artigiano locale. L'interno è stato ricavato nella roccia ed è a pianta quadrata. L'altare maggiore è dipinto a finto marmo: la base è decorata da una croce in rilievo di fattura seicentesca, mentre l'edicola sovrastante ospita un'immagine della Madonna.

Autore: Francesca Ferri

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