Idee di viaggio

Tra Edimburgo e Glasgow - parte II

Continuiamo il viaggio scozzese tra la capitale e la città di Glasgow tra George square, Buchanan Street, Glasgow Science Centre e altro ancora

Glasgow VIAGGI URBANI Shutterstock
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Uscito dal Castello, mi accingo a percorrere interamente il Royal Mile, comprensivo di High Street e Canongate, è probabilmente la strada più affascinante che abbia mai percorso, ogni 3 passi c’è un museo, un’attrazione o qualcosa di simile. Ho in programma il tour nel Mary King’s Close, ma preferisco sbrigarmelo in serata, ora devo raggiungere il People’s Story, un museo della “gente”, completamente gratuito, posto quasi a fine miglio, scendendo.

Il People si rivela interessante, molti manichini impersonano personaggi scozzesi famosi o situazioni di vita quotidiane negli anni della grande guerra. All’ultimo piano c’è una sala video dove è possibile vedere un filmato sulla storia di Edimburgo. Insomma niente di eclatante, ma una mezz’oretta ce la si passa piacevolmente, soprattutto perché riscaldato!

Passato il museo, dopo poche centinaia di metri, si raggiunge l’altra estremità del Royal Mile, estremità chiusa in bellezza da Holyrood Palace! L’altra residenza reale di Edimburgo. Purtroppo si è fatto pomeriggio pieno e non ha disposizione il tempo necessario per la visita, quindi mi accontento di ammirare la splendida residenza dall’esterno, scattando qualche foto.

Proprio di fronte l’Holyrood Palace, trova posto il Parlamento scozzese, in verità, in un edificio moooolto discutibile esteticamente, uno dei pochi, se non IL più brutto della città. E’ possibile visitare l’interno, gratuitamente, ma proprio non ne ho voglia, ora mi aspetta una scarpinata piuttosto faticosa, la scalata di Salisbury Crags, un sentiero stretto, irto e ripido che costeggia un lungo ed alto sperone vulcanico in Holyrood Park.

Considerando che sto camminando da ore, l’impresa aumenta il proprio coefficiente di difficoltà. A stomaco vuoto direi che sia improba, quindi meglio cibarsi prima dell’arrampicata. Non c’è niente di meglio di un hamburger e 2 wrap, acquistati in un piccolo market sul miglio.
Giuro che è l’hamburger più buono che abbia mai mangiato! Nonostante sia freddo e preconfezionato, la carne è gustosissima e molto abbondante, ottimo.

Carico di proteine, entro in Holyrood Park e comincio la scarpinata. Man mano che si sale, il sentiero si restringe, diviene più impervio, scivoloso a causa del ghiaino e pericoloso. Ma la vista aumenta esponenzialmente d’interesse; dietro, Holyrood Palace e una parte verde del parco e davanti la Old Town col Castle sullo sfondo! Giungo in cima affaticato come non mai.

La temperatura rigida mi ha ibernato parzialmente le ginocchia ed ora ne risento decisamente. Mi aspettavo che il parco terminasse dall’altra parte della collina, invece si estende a perdita d’occhio. Deve essere vastissimo. Scatto le meritate foto, anche con l’autoscatto, rischiando la pelle per correre in pizzo al sentiero entro i 10 secondi e osservo con qualche preoccupazione, (per lui), un free climber arrampicarsi a mani nude sulla parete vulcanica, ad oltre 10/12 metri di altezza, senza alcuna protezione ne fune. Coraggioso, non c’è che dire.

Riscendendo i dolori alle ginocchia si fanno ad ogni passo più acuti. Riguadagnata la valle, seguo un altro sentiero, interno e non scosceso, dietro la cordigliera vulcanica, un altro spazio senza fine mi si para davanti. Per girare tutto questo parco è necessaria una moto da cross, o meglio da trial a giudicare dalle continue colline che si avvicendano. Fantastico, un polmone verde inesauribile, beati coloro che possono fare jogging e mountain bike a 2 passi da casa, ma immersi in questo splendido scenario.

Sono spompato e la giornata non è ancora finita, anzi…Mi tocca rifare, TUTTO ED IN SALITA, il Royal Mile (1.6km), fino al Mary King’s Close e girare per almeno un’ora nei suoi meandri sotterranei! Urge riposino e ricarica.

Opto per una sosta in uno Starbucks. Stremato ordino un Frappuccino medium al caramello. Non so per quale impenetrabile ragione, lo ricordavo caldo. Quando la ragazza mi consegna un bicchiere di frullato CONGELATO, mezzo litro, mi parte spontanea una imprecazione multipla, infamante, fantasmagorica, ad alta voce, che suscita intorno a me generale sbigottimento.

Sono costretto a prenderlo ormai, che facevo, le storie in inglese, anzi in scozzese? L’ho preso, ora me lo devo sciroppare. Salgo al piano superiore, giù eran tutte occupate le sedie e sorpresa delle sorprese, trovo l’aria condizionata, gelata, a palla! Volevo riscaldarmi con un bel caffettone caldo ed invece mi ritrovo seduto sotto un bocchettone che spara aria artica a tutta gallara, con un secchilello di granita zeppo di panna e ghiaccio in mano!! Ma si può? Essendo poi io, un tipo che odia lo spreco e non butta via niente o quasi, forzatamente ingurgito la bevanda incriminata. Non tutta, altrimenti sarei finito al pronto soccorso, ma quasi. Incavolato come un’ape me ne vado via dopo una mezz’oretta di freddo intenso.

La sosta non è stata affatto ristoratrice e la fatica si fa sempre più sentire, (e meno male che sono un tipo sportivo, che fa corsa e palestra, cavolo, sarà l’età?? Sto diventando vecchio?  Boh! La scusa ufficiale che mi do, è: “sarà colpa del tempo brutto”).

Poco prima delle 20 raggiungo il Mary King’s Close. Entro, pago 10£ con sconto studenti, (con la stessa carta ISIC che sto utilizzando dal 2007, quindi scaduta da 3 anni), prenoto il tour delle 20.15 e mi accomodo in attesa nella loro sala. Qui non è assolutamente possibile scattare foto o girare video. Non si sgarra, il tour è guidato. Non so bene cosa mi aspetta, so solo che si entrerà nei sotterranei di Edimburgo, sotto il Royal Mile, dove un tempo vivevano nell’oscurità pressoché totale: appestati, indigenti, poveri, delinquenti e addirittura alcuni animali in puzzolenti stalle al chiuso.

Puntale, il mio gruppo, di 6 persone, è invitato ad entrare dalla guida in costume 7/800esco. Io sono l’unico che ha l’audio giuda ad un orecchio, che dopo poco smetto di usare, altrimenti rischio di non capirci una mazza, con la giuda che strilla da una parte e l’audio giuda che parla in un’altra.

Il giro è da brivido, nella quasi completa oscurità, disseminato di grida, scene di assassini, appestati morenti negli angoli bui dei vicoli, stalle maleodoranti, fantasmi che appaiono d’improvviso sulle mura di pietra. La guida ci tiene tutti sul “chi va la”, non si capisce mai se nelle varie stanze quelli che intravediamo sono manichini o attori in carne ed ossa! Non voglio aggiungere altro per non rovinarvi la festa, in caso decidiate di visitare questa attrazione.
All’uscita è possibile ritirare una propria foto, scattata con l’infrarosso, nei vicoli, alla modica cifra di 6£. Sta bene la.

L’intero giro dura un’oretta, non è assolutamente adatto a chi soffre di claustrofobia, come me, infatti non so come abbia fatto a non restarci secco, ed è un’esperienza diversa, che secondo me, ad Edimburgo, va fatta.

Ormai stanco, non mi resta che trascinarmi alla mia guest house. Per farlo, scendo per la Ramsay Lane, attraverso i Princess Garden, imbocco l’Hanover Street e proseguo sulla Dundas, verso Eyre Place. Effettuo 2 soste: la prima per una rapida visita dell’ Hard Rock Cafè, sulla George Street e la seconda per un rifornimento da Margiotta, appena in tempo, stava per chiudere.

Giungo in stanza tumefatto, un dolore atroce mi attanaglia le ginocchia. Riesco a fare una doccia, a 800000° e mi infilo a letto per un film sulla psp, Anno 1, con Jack Black, divertente. La giornata è stata piena e sfruttata come volevo, pur sofferente, sono soddisfatto. Domani sarà tempo di vedere le ultime bellezze di Edimburgo e di spostarsi a Glasgow.


12 MAGGIO (on the road, again)
Sveglia alle 8.30. Preparazione zaino e discesa per la colazione. Questa volta, dato che avrò una giornata lunga e variegata, comprensiva dello spostamento per Glasgow, opto per la colazione Full, in questo modo sarò coperto almeno fino a sera.

Gentilmente la richiedo e gentilmente la ottengo dopo nemmeno 5 minuti. E’ tutto perfetto, soprattutto le salsicce, fantastiche. Per variare mi invento un nuovo toast: lato a, spalmata di burro, lato b, spalmata di miele, ripieno di bacon. Da urlo!! Sazio come dopo il cenone di Capodanno, risalgo in stanza per ultimare i preparativi in vista del check out. Rapida occhiata al televideo, la nube è ancora alle Canarie, bene (per me). Riscendendo consegno le chiavi al padrone e pago le mie 60£, ovviamente lui mi saluta calorosamente e si augura di rivedermi, bè me lo auguro anche io, quando tornerò ad Edimburgo, cercherò sicuramente di prenotare una stanza all’Ardenlee.

La giornata è ovviamente migliore delle precedenti, succede sempre così, quando uno va via, il tempo magicamente s’imbellisce a bestia. In questo caso significa temperature abbastanza superiori allo 0 e sole piuttosto persistente. Le ultime tappe per Edimburgo sono: i Royal Botanic Garden e il quartiere di Stockbridge con annessa Ann Street. Prima di cominciare il giro però, in maniera previdente, cerco, individuo e memorizzo la posizione della Bus Station a St. Andrew Square. In questo modo posso gestire meglio il cronometro non avendo pensiero di localizzarla all’ultimo secondo prima di partire.

Per raggiungere i Royal Botanic Garden, bisogna salire a nord della New Town, percorrendo un bel quartiere residenziale, silenzioso e colorato. L’ingresso nell’area dei Royal è completamente gratuito. Una volta dentro, anche grazie alla giornata soleggiata, ammiro uno scenario, anzi degli scenari, incredibili.

Ogni fuscello, ogni albero, ogni foglia è catalogata e nominata. La perfezione domina sovrana, si passa da prati a boschi, da percorsi su ponticelli a laghetti, da enormi serre ad ameni sentieri. La cosa incredibile è vedere tutti questi colori insieme, soprattutto nel Rock garden. Questi sono tra i migliori giardini botanici del MONDO e non stento affatto a crederlo. L’ingresso nella serra delle palme è a pagamento, 4£, lo salto anche per questioni temporali, tra un giro qua e un giro la, sono passate ore, sono stato praticamente ammaliato dalla bellezza della natura e dalla cura maniacale di questo luogo.

Devo andare via, ahimè, saluto con le ultime foto i gardens e mi incammino verso Stockbridge, anzi, forse sono già dentro il quartiere di Stockbridge, boh. Fatto sta che Ann Street è un po’ distante, ma roba di poco, una mezz’ora di cammino.

Ann street è su una collinetta, è una delle vie più antiche della New Town, le case hanno tutte un colonnato d’ingresso molto caratteristico, silenzio e quiete regnano sovrane. Se dovessi abitare ad Edimburgo, sceglierei un alloggio qua, qualora fosse possibile, ma non credo, mi sa che qui in zona pizzica economicamente. Insomma, questo di Stockbridge è un altro esempio di come si dovrebbe tenere una città, l’ordine prima di tutto e la pulizia, vocaboli che da noi in Italia sono tristemente incompresi.

Dopo questo ultimo soave scorcio di Edimburgo, mi appresto a prendere la strada del ritorno verso la Bus Station. La camminata è costellata da continui sali e scendi, le vie che percorro passano per India street, Glouchester lane e Queen street, al termine della quale, in una traversa si accede alla stazione.

Il mio bus per Glasgow è il 900 delle 14. Sia io, sia il bus, siamo puntualissimi all’appuntamento. Dopo un’ultima visita alla toilette e una red bull, monto a bordo per affrontare questo cost to cost scozzese, in verità non molto lungo, 80 minuti e nemmeno troppo entusiasmante. Noto solo che la Motorway è free e che ci sono centinaia di mucche a pascolare nel verde degli onnipresenti prati ai lati dell’autostrada.

Alle 15.20 approdo a Glasgow! Mi basta uscire dalla stazione dei bus per capire che ho fatto una cavolata a venire qua, almeno così presto. La città appare subito per quello che è, un’anonima e scura selva di case, palazzi e traffico inestricabile. Dopo Edimburgo, anche Praga non mi avrebbe entusiasmato probabilmente, figuriamoci Glasgow. Vabbè, ormai sto qua, almeno non piove e fa un tantino più caldo.

La prima cosa da fare è raggiungere il mio hotel, il Rennie Mackintosh. Il percorso è di una semplicità esagerata, in pratica sono già sulla strada giusta, la Renfrew, appena fuori dalla bus station, devo solo localizzarlo tramite numero civico o insegna, cosa che avviene dopo circa un km di salita. Eh già, anche Glasgow è collinare, a volte le salite sono anche toste, molto più di quelle di Edi.

Già da fuori l’hotel non brilla, faccio il check in, pago anticipato come mi viene richiesto e mi approprio della mia camera, la 10. Brutta. Davvero brutta, fa un freddo maiale poi, la finestra è spalancata e il termosifone spento. Voglio uscire alla svelta, chiudo la finestra, appiccio il radiatore al max, poso lo zaino e mi fiondo fuori da questa topaia, (dimenticando l’ombrello). E pensare che mi costa esattamente come la stanza ad Edimburgo!

Racimolo una mappa della città nella hall, effettuo la solita ricognizione per individuare il solito market e in men che non si dica ne trovo a uffa appena sotto, sulla Sauchiehall street, in pratica sono già in centro più o meno. Da Tesco Express mi compro una confezione di cookie al cioccolato e mi incammino verso Buchanan street e George square, nel cuore di Glasgow.

Intanto le vie sono tutte uguali: i soliti negozi, i soliti fast food, i soliti mendicanti, i soliti ambulanti che ti fermano per venderti la loro paccottiglia…Il passaggio da Edimburgo a qui comincia a farsi pesante, devo cercare qualcosa di interessante che mi distolga dai pensieri negativi.

Quindi mi infilo nella metro per raggiungere il Glasgow Science Centre. La metro è caruccia, piccolissima e poco affollata, finora la cosa migliore della città. Scendo a Cessnock e seguo le indicazioni. Bisogna camminare un bel po’ e la via non è un gran che, uno stradone periferico, classico.

Tanta strada viene parzialmente ripagata dal raggiungimento della meta. Il Glasgow Science Centre comprende nei suoi padiglioni e spazi, anche il cine imax e la Glasgow tower, chiusa per restauri (ma questo lo sapevo già). Il padiglione scientifico è per bambini, quindi lo evito, tra l’altro sta per chiudere e mi rifugio nel cine imax. Per 8£ mi godo la proiezione di 3d Mania CertU. Una figata finalmente, che comprende diversi spezzoni in 3d di attrazioni adrenaliniche da parco giochi, come le montagne russe…e alcune scene di Terminator 2, sempre in 3d!

Bene, almeno ho risollevato il morale e meno male. All’uscita ecco ad attendermi la pioggia. Il tempo è totalmente cambiato, ci sono ora nuvoloni neri minacciosi, vento e addirittura tuoni. Non ho l’ombrello e questo sembra un acquazzone di lunga durata. Sotto la pioggia torno alla metro e scendo dalle parti della Central Train Station. Voglio capire domani da dove devo partire per Prestwich.

La fermata più vicina alla stazione è St. Enoch. Uscendo dall’underguound dopo poche centinaia di metri si entra in stazione. E’ molto grande e molto bella, devo ammetterlo, soprattutto dentro. Regna il colore bianco e la pulizia è ottima. Mi accerto di orari e binario del mio treno e me ne vado.

Purtroppo c’è poco da fare, diluvia, è ormai tardi, le 20, mi fanno male ancora le ginocchia e non voglia di stare a fracicarmi in giro. Me ne torno in hotel, utilizzando la metro, anche se non sarebbe necessaria. Mi è venuta la curiosità di sapere quanto tempo impiega ad effettuare il periplo. Ebbene, la risposta è circa 25 minuti! In meno di mezz’ora si passano tutte le fermate. Io alla fine scendo a Cowcaddens, scollino attraversando Hill street e prima di entrare in camera me ne vado in un market per la spesa.

Alla fine si fanno quasi le 23 intanto che mi sdoccio, sistemo, prendo gli antidolorifici, telefono, libero l’intestino. Resta da chiudere la giornata con un buon film, Arma Letale 4! L’hotel si rivela ora, un tantino meglio del preventivato. Non fa più freddo, il letto è comodo, la doccia è stata ottima. Peccato per i suoni alieni provenienti dalla stanza di fianco la mia. Partono delle scorregge apocalittiche, sono costretto a mettere gli auricolari per neutralizzarle. Probabilmente in tipo non stava bene o si preparava per il World Fart Championship. Fatto sta che per dormire ricorro ai tappi auricolari.

E domani sarà il mio last day…sicuri? E la nube? Vedremo.

13 MAGGIO (last day?)
Al mio risveglio, un lancinante dolore alla schiena, (soffro di ernia del disco), mi da il malgiorno. Ci mancava pure questo, non bastava il male alle ginocchia. Si comincia negativamente la giornata, sono piuttosto arrabbiato, tra l’altro il televideo non funziona e non so dove diavolo sta la nube malefica, decido di lasciar stare la breakfast, (che ho inclusa), per dedicarmi successivamente ad un sano Fish & Chips nostrano.

Mi preparo per il check out, recupero tutti i miei apparecchi lasciati sotto carica, prendo un antidolorifico e via per le strade di Glasgow, ho una mattinata super abbondante a disposizione, dalle 9.30 alle 14.30, orario di partenza del treno buono per Prestwick.

La giornata è abbastanza soleggiata e non fa troppo freddo. Prima di tutto mi reco in un market per una red bull, che pago solamente una sterlina. Ora sono pronto a percorrere i 2 o 3 km che mi dividono dal primo punto d’interesse di oggi, la Cattedrale. E’ semplice, si scende su Bath street e si prosegue su Cathedral street, costeggiando una parte di cittadina universitaria in stile campus all’americana (più o meno). Alla fine di Cathedral street la sagoma scura dell’antica chiesa medievale, la più antica di Glasgow (e della Scozia?), si palesa davanti ai miei occhi.

Dall’esterno sembra molto ampia e l’interno me lo conferma. Ci sono 2 navate, su 2 piani, nel piano inferiore è conservata la celeberrima tomba di St. Mungo, (non chiedetemi chi diavolo sia perché non ne ho la più pallida idea e nemmeno mi va di googlarlo), all’esterno si estende un cimitero che si arrampica su una collinetta adiacente. Dato che sto fisicamente a pezzi, mi concedo una mezz’ora di preghiera, (sì sì), sulle comode ed imbottite panche della navata superiore. Visto che ci sto, prendo pure 2 cartoline.

Leggermente rinfrancato dal riposino, mi rimetto in marcia verso il centro di Glasgow, quella George square che ieri ho visitato fugacemente, causa pioggia. La piazza non mi convince nemmeno col sole. Gli edifici più rappresentativi sono la City Chambers e la Bank of Scotland. La cosa più interessante si rivela l’info point, distribuisce mappe gratuite e vende il solito materiale “pacco” da riportare in patria come ricordo. Oh, 2 calamite le acquisto, ormai le sto collezionando da un paio di anni.

Finito il giro di George square e dintorni, mi trovo al cospetto di un bivio triforcuto: o vado ai Glasgow Green, o cerco di individuare uno stadio di calcio a scelta tra il Celtic Park (casa del Celtic) o l’Ibrox Stadium (casa dei Rangers), per la classica foto ricordo che da qualche tempo amo scattare, o infine, continuo a bazzicare le vie pedonali del centro, cercando un localino che serva fish & chips.

Se fossi stato integro fisicamente sarei andato ai Glasgow Green, se sapessi esattamente dove si trovano gli stadi e come si raggiungono (uno l’ho notato venendo dall’autostrada), ne avrei cercato almeno uno. Siccome sono mezzo scassato e non ho info dettagliate per gli stadi, opto per fare un tranquillo giro in centro, tra George street, Queen street, Renfield street, Hope street e Buchanan street.

Non c’è assolutamente nulla da segnalare, se non il Lighthouse. Un edificio visitabile a pagamento, che offre una bella vista sul centro città, dall’ultimo dei suoi livelli. Purtroppo per raggiungere la vetta bisogna fare una lunga scalinata a chiocciola, che per manifesti motivi fisici non intraprendo.

Le strade pedonali se non altro sono piene di negozi e tra uno sguardo e l’altro il tempo passa velocemente. E’ arrivata l’ora di mangiare! Mi metto alla ricerca di un fiscencipparo e ne scovo uno dietro la Central Train Station. Mi siedo al tavolo e alla velocità della luce vengo servito. Il cibo, nella sua oleosità estrema, è strepitoso! Adoro questa robaccia!! Me ne sparerei volentieri una seconda razione, ma siccome, almeno per ora, non intendo suicidarmi con un’overdose di frittura, è meglio soprassedere. Il conto è economico, solo 3.95£ per un mega piattone e una mezza minerale.

Si è quasi fatta l’ora X. E’ tempo di raggiungere la stazione per prendere il treno per l’aeroporto. In stazione pago il ticket la metà, senza nemmeno mostrare la mia carta d’imbarco in verità, prima di saltare in carrozza ho una mezz’oretta da spendere e la spendo prendendo un bicchiere di caffè americano da Sturbucks, mi dispiace non trovare Starbucks in italia, in fin dei conti mi piace, nonostante venda alcune bevande assurde.

Salgo sul treno, che parte puntualissimo, temo per la sorte del mio volo, sono all’oscuro dell’andamento della nube, quindi la preoccupazione sale man mano che mi avvicino alla fermata dell’ International Airport of Prestwick. Il panorama dal treno, durante il tragitto, è interessante, si osservano diversi percorsi da golf, alcuni che lambiscono l’oceano Atlantico, molto scenografici.

A Prestwich arrivo alle 15.15, il mio volo è schedulato alle 17.25, vediamo un po’ che succede…
Entro nel terminal, deserto, l’aeroporto è poco trafficato e di modeste dimensioni, con sommo sollievo leggo che tutti i voli della giornata sono operativi, puntuali e confermati. Il mio aereo proviene da Palma, è già in volo e il suo arrivo è previsto con qualche minuto di anticipo sui tempi stabiliti.

Bene, il mio viaggio si può ritenere agli sgoccioli, ho giusto il tempo per un paio di sigarette, una navigata sulla psp per constatare la regolarità dei voli Ryanair praticamente su tutta Europa, il passaggio dei controlli e qualche puntata dei Simpson sulla psp.

ATTENZIONE: per navigare completamente free, bisogna mettersi nella zona Arrivi, davanti il banchetto dell’autonoleggio. Una volta entrati dentro, al gate, la connessione è a pagamento.

Ci si imbarca in orario, si parte in orario, si vola senza scossoni e si atterra a Ciampino con 25 minuti di anticipo! Ancora una volta, grazie Ryanair. Ho un passaggio per condurmi a casa, sono circa le 21.

Si chiude qui mia esperienza scozzese, spero la prima di molte altre. Solo una cosa hanno di brutto lassù: il clima! Tutto il resto è fantastico, ad Edimburgo, a Glasgow molto meno.
Sono felice che sia andato tutto bene e sto già organizzandomi per un nuovo viaggetto.

Finche c’è Ryan, c’è speranza!

Bye dear

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