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Carnevale, le maschere tradizionali regione per regione

Storia e curiosità delle celebri maschere

Maschere Tradizionali di Carnevale regione per regione CARNEVALE Getty Images
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Il Carnevale è una delle festività più amate dai bambini (e da tanti adulti). Indossare per qualche giorno in costume di un supereroe, una principessa o il protagonista di un qualsiasi cartoon è un modo per evadere dalla realtà, divertirsi e passare dei momenti spensierati. 

In origine i personaggi che animavano il Carnevale erano di meno e ogni regione aveva la sua Maschera tipica (talvolta anche più di una). Ecco, quindi, quali sono le maschere tradizionali, regione per regione.

Carnevale, le maschere tradizionali regione per regione

  • Abruzzo – Frappiglia
  • Basilicata – 'Rumit
  • Calabria – Giangurgolo
  • Campania – Pulcinella
  • Emilia Romagna – Dottor Balanzone
  • Friuli Venezia Giulia – Pust
  • Lazio – Rugantino
  • Liguria – Capitan Spaventa
  • Lombardia – Arlecchino, Meneghino
  • Marche – Vulon, Musciolino, Papagnoco, Burlandoto
  • Molise – Tre folletti o Tre monaci
  • Piemonte – Gianduia
  • Puglia – Farinella
  • Sardegna – Mamuthones
  • Sicilia – Peppe Nappa
  • Toscana – Stenterello e Burlamacco
  • Trentino Alto Adige – Basa-Done
  • Umbria – Bartoccio
  • Valle d’Aosta – Le Landzette
  • Veneto –  Colombina

(Foto: © Simone Padovani/Shutterstock)

Abruzzo – Frappiglia

La maschera della tradizione abruzzese è Frappiglia. Di lui si sa che era un contadino e che risolveva i problemi di tutti grazie alla sua arguzia. Proprio questa abilità gli consentì di prendersi gioco anche del diavolo e di ritornare in vita dopo essere morto. 

Dall’aldilà egli tornò vestito con una camicia bianca che gli ricordava il Paradiso, un abito grigio sfrangiato con lingue di fuoco e una voglia sul volto che gli ricordavano invece l’inferno. Immancabile anche il bastone da contadino.

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Basilicata – ‘Rumit

Le maschere tradizionali lucane sono i ‘rumit (gli eremiti). Il travestimento è legato alla cultura rurale e infatti, ancora oggi, in alcune zone della regione ci si maschera seguendo l’antico travestimento che consiste in larghi camicioni ricoperti da foglie verdi.

Calabria – Giangurgolo

È una maschera della commedia dell’arte e la sua peculiarità è quella di essere un uomo di tante parole (e pochi fatti!) che dice talmente tante bugie da iniziare a crederci. 

Il costume di Giangurgolo ricorda quello dei gendarmi spagnoli – a righe rosse e gialle e con il colletto bianco – arricchito da un cappello a cono e un naso rosso. Pare che infatti che questo personaggio si prendesse gioco degli iberici.

Campania - Pulcinella

La maschera tipica della Campania è una delle più conosciute in assoluto: Pulcinella. Rappresenta l’antieroe per eccellenza, un po’ fannullone e sempre allegro e scanzonato. Il suo travestimento prevede un completo bianco con cappello ricurvo e una maschera nera.

Emilia-Romagna – Il Dottor Balanzone

Le maschere emiliano-romagnole sono tante ma la più famosa è quella di Bologna: il Dottor Balanzone. Si tratta di un personaggio presuntuoso e superbo, un dottore in legge (il suo nome deriva da bilancia, che è proprio il simbolo della giustizia). 

Il costume assomiglia a quello dei professori dell’Università di Bologna: toga nera, colletto e polsini bianchi, cappello, giacca e mantello bianchi e in aggiunta una piccola maschera nera.

Friuli-Venezia Giulia – Pust

I Pust sono maschere tipiche diffuse in tutta la regione. Si vestono con una camicia, un pantalone e una giacca di fustagno, un foulard e un cappello di vimini.

Lazio – Rugantino

La maschera tradizionale del Lazio è l’ormai celeberrimo Rugantino, divenuto un vero e proprio simbolo di romanità (nonché protagonista di un’opera teatrale famosissima). Il suo nome deriva da “ruganza” e cioè arroganza, il tratto tipico del suo carattere. 

Il personaggio di Trastevere vestiva originariamente con un costume che faceva il verso a quello dei gendarmi, quindi con camicia e doppiopetto.

Liguria – Capitan Spaventa 

Capitan Spaventa è la maschera tipica ligure, che deriva dalla commedia dell’arte. Si tratta di un soldato buono e sognatore e il suo costume è quello dei militari medievali, con tanto di spada.

Lombardia – Arlecchino

La tradizione lombarda è piena di maschere tipiche, ma la più famosa è di certo Arlecchino che – assieme al napoletano Pulcinella – rappresenta per eccellenza il carnevale italiano. 

Viene descritto come un servitore, romantico ma anche molto arguto. La famiglia di provenienza di Arlecchino era molto povera e la tradizione vuole che il suo costume a coste colorate fu cucito da sua madre con le rimanenze di tante stoffe che gli furono regalate.

Marche – Vulon

Anche nelle Marche esistono diverse maschere tipiche, la più caratteristica è quella del Vulon. Un personaggio vanitoso che deve il suo nome alla formula degli editti napoleonici che iniziavano con le parole Nous Voulons ("noi vogliamo").

Molise – I tre folletti

Non esiste una vera e propria maschera molisana, ma nel Carnevale di questa terra spuntano i tre folletti (che secondo una parte della tradizione sono invece tre monaci) che tenevano per le corna il diavolo in una leggenda del luogo.

Piemonte – Gianduia

Gianduia vive a Torino ed è lui la maschera della tradizione regionale piemontese. Viene descritto come un uomo di buona famiglia, godereccio, ma anche di buon cuore. Il suo costume prevede un completo marrone con il panciotto giallo, un ampio cappello a falda larga e degli alti stivali.

Puglia – Farinella

La maschera tipica pugliese è Farinella, che deve il suo nome a una pietanza tradizionale di Putignano. In questa cittadina, in effetti, proprio per il legame con la maschera, si festeggia il Carnevale con grandi eventi di piazza. Le sembianze di Farinella sono quelle di un Jolly.

Sardegna – Mamuthones

I Mamuthones sono le maschere tradizionali sarde. Di solito si muovono in gruppi di dodici e sono interamente vestiti di nero (compresa la maschera) ma indossano un copricapo marrone e sulle spalle hanno dei campanacci. Si tratta di personaggi legati a un folklore arcaico.

Sicilia – Peppe Nappa

La tipica maschera della Sicilia è Peppe Nappa: pigro, beffardo, amante della buona cucina e del vino. Il suo costume assomiglia a un ampio pigiamone azzurro, arricchito da un grosso cappello. La tradizione del carnevale di Sciacca, vuole che il carro dedicato a Peppe Nappa sia il più grande e venga bruciato alla fine della sfilata.

Toscana – Stenterello

Come tante altre maschere regionali, anche Stenterello, legato alla tradizione toscana, proviene dalla commedia dell’arte. Ha un carattere impulsivo che lo spinge a schierarsi sempre a favore dei più deboli nonostante sia un fifone ma anche a riuscire a superare al meglio ogni difficoltà. Il suo costume prevede pantaloni neri, panciotto giallo, giacca azzurra e i calzini spaiati.

Trentino-Alto Adige – Basa-Done

La maschera tipica del Trentino-Alto Adige è Basa-Done che, secondo la tradizione, era un folletto che veniva utilizzato anticamente come spauracchio per le ragazze che tardavano a rientrare a casa. Il suo costume prevede, quindi, una calzamaglia a righe, una lunga giacca e un cappello. 

Umbria – Bartoccio

Perugino di origine, Bartoccio era un colono vestito con gilet porpora sotto una giacca verde, calzoni di velluto (neri o marroni) e scarpe eleganti.

Molto intelligente e furbo, la sua caratteristica è quella di esporre a tutti le “bartocciate” cioè delle piccole lamentele di carattere sociale che lo rendevano il portavoce del popolo. Immancabile per il suo costume è un bastone da tenere in mano.

Valle d’Aosta – Landzette

Le Landzette valdostane avevano in origine un solo scopo: ridicolizzare le truppe napoleoniche. I loro costumi, infatti, assomigliano a quelli dei soldati dell’imperatore ma sono “arricchiti” da maschere floreali che servivano a prendere in giro quei soldati che avevano disseminato terrore nelle loro terre.

Veneto – Colombina

Colombina è la maschera veneziana della commedia dell’arte. Si tratta di una cameriera furba e graziosa che si impiccia degli affari amorosi della sua padrona (Rosaura) e tenta di schivare le attenzioni di Pantalone (padre di Rosaura). 

Arlecchino è innamorato di lei e per questa ragione molto geloso. Il costume di Colombina, tipicamente veneziano, prevede un abito dal corpetto rosso e la gonna azzurra, coperto da un grembiule.

Autore: Paola Toia

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