Banja Luka

Bosnia-Erzegovina

Periodo: 24 aprile - 1 maggio 2007

Nel mio personale programma di viaggi, che prevede di visitare tutto il possibile finchè ne avrò la possibilità, era giunto il momento della Bosnia. Già lo scorso gennaio, con tanto di biglietto aereo prenotato, fui costretto a rinunciare alla mia ispezione in loco. Ora il momento era propizio per andarmene a zonzo per la Bosnia e l'Erzegovina, visitando non solo la capitale ma, come piace a me, perlustrando anche la provincia: la "campagna" come la chiamo io. Solo così riesco ad avere una visione più o meno completa dei luoghi. E magari fare scoperte interessanti… (leggi: Ostrava, Wroclaw, etc.)
Viste le grosse affinità presenti tra me e Jena, che ci porteranno a breve verso una destinazione di un certo livello, si decide comunque di fare una prova generale e di partire per la Bosnia (ma non come militari…) insieme.
Martedì 24 aprile - partenza

Dileguatomi dal lavoro nel primo pomeriggio, mi affretto sul treno che mi porterà diritto a Mestre, luogo di cambio treno e scelto come naturale meeting point con Jena. Invece del solito trenaccio italiano, per evitare i normali ritardi scelgo l’Eurostar. Col risultato che giungo a Mestre con un'ora di ritardo. E’ la routine dei treni italiani. E meno male che ero partito con largo anticipo proprio in previsione di ciò…

Giunto a Mestre, recupero la Jena, sobbarcatasi un bel viaggetto da Savona e, tra i convenevoli di rito, la prima birra del viaggio e una leggera masticazione si salpa, sempre in treno, per Zagreb, Croazia. Personalmente Zagreb mi evoca piacevoli ricordi legati ad una storia oramai andata… provo a non commuovermi a rimembrare quando mi imbarcavo su quel treno per ben altri motivi…

Il treno è pieno. Per i ponti festivi tutti si mettono in viaggio. La maggior parte della gente se ne va a Budapest.

Destino vuole che le nostre vicine di posto siano tre simpatiche ragazze slovene. Il bottone non verrà attaccato ma io non riuscirò a prendere sonno fino a Ljubljana, meta delle ragazze…

Giungiamo nella per me familiare Glavni Kolodvor di Zagreb in perfetto orario (per forza, siamo all'estero): 4:30 del mattino.
Mercoledì 25 aprile - Banja Luca

Zagreb
è solo lo snodo da cui prenderemo il bus per recarci in Bosnia. Come prima tappa decidiamo di immergerci subito nella realtà della campagna bosniaca. Traghettatici dalla glavni kolodvor zeljeznicki all’autobusni kolodvor (dalla stazione ferroviaria a quella dei pullman) senza problemi di sorta, vista la mia discreta conoscenza della città e fatti i biglietti con kune croate portate dietro dall’Italia, rimasugli delle mie vecchie sortite in loco, ci attestiamo nel barraccio dell'autostazione in attesa del pullman che ci porterà direttamente a Banja Luka: capitale della Repubblica serba di Bosnia. Prima tappa del nostro tour.
Alle 6:30, finalmente, ci involiamo per la tanto attesa Bosnia. Viste le fatiche accumulate al lavoro il giorno precedente e nel viaggio notturno ci addormentiamo quasi subito. Ci svegliamo prontamente alla fine dell'autostrada quando il nostro
bus si infila diretto nelle strade di campagna che portano al vicino confine. Poco prima del confine sosta in un villaggio croato: quattro case ed un bar-ristorante.
Ci avvicina uno degli occupanti del nostro bus. E’ un bosniaco che lavora a Vicenza, ovviamente in nero in un cantiere edile di Padova: a suo dire (come non credergli) lo pagano poco ma non ne può fare a meno visti gli stipendi e la scarsità di lavoro del suo paese, ed intavoliamo una piccola conversazione in italiano spiaccicato - croato spiaccicato - bulgaro spiaccicato. Per la cronaca, l’inglese durante il nostro viaggio verrà usato poco; le mie piccole conoscenze di croato, le piccole conoscenze di bulgaro di Jena ed il poco italiano conosciuto da molti bosniaci la faranno da padroni.

Il viaggio prosegue. Si giunge al confine croato-bosniaco. Siamo emozionati come due bambini. Rivedo un altro confine delimitato da una recinzione di bielorussa memoria (naturalmente con le dovute differenze). I controlli filano lisci tranne che per i soliti accertamenti approfonditi al mio passaporto (per uno strano effetto sembra che la mia foto sia un falso) che subisco oramai ovunque, e ai resti di quello che rimane dello storico documento di Jena. Quante ne ha viste quel passaporto… dobrodosli u Bosna Hercegovina.

Entriamo trionfanti in Bosanska Gradiska, la parte bosniaca della città di Gradiska e iniziamo a vedere i primi segni sui muri di pallottole che non ci abbandoneranno per tutta la Bosnia. Lo scenario che si presenta è diverso dai molti a cui siamo abituati. Iniziamo ad esaltarci.
In perfetto orario facciamo il nostro ingresso a Banja Luka. Il bus ci scarica all'autostazione situata giustamente nella periferia della città. Lo scenario che si presenta davanti ai nostri occhi è commovente. Aperta campagna, classici chioschetti che vendono generi alimentari, cavalli al pascolo, gente che spinge carretti sorta di carriole artigianali. E’ la volgarità pura… (il termine volgare è da me usato nell’accezione di paesaggi ancora rurali, non ancora colonizzati dalla vera volgarità occidentale) La commozione ci pervade.
Alle nostre spalle c'è la stazione dei treni. Un'enorme costruzione fantasma. Tutto è scritto in cirillico. Siamo nella parte serba della Bosnia. Piano piano rivangherò le mie rimembranze di alfabeto cirillico, lo stesso farà Jena e dopo il primo impatto il cirillico non avrà più segreti. A parte qualche nuova lettera... Leggeremo come i bambini alle elementari ma leggeremo.
Un autista del bus che conduce al centro città non ci accetta non avendo noi moneta locale. I bancomat in zona non esistono. Viene approvata la mozione di Jena: raggiungere il centro a piedi. Venti minuti di cammino con occhi puntati dappertutto per carpire ogni minimo segreto della città.

Con l'addentrarci sempre più, la città acquista la fisionomia di una classica città dell'Est. Moderna ma dell'Est. Mi ricorda per certi aspetti Rzeszow in Polonia. Avverto anche una leggera aria di Minsk.
Come è normale in città del genere nell'Est Europa, non prettamente turistiche, esistono solo alberghi di lusso o pseudo-tali. Perdiamo del tempo nel cercare una sistemazione adatta alle nostre tasche ma con difficoltà. Nel frattempo siamo circondati da bellezze locali esagerate. A stento riesco a trattenere ululati di giubilo…
Desiderosi di buttarci nella realtà cittadina, scegliamo un'“accomodazione” facendoci guidare dall'istinto volgare. Siamo attirati da una costruzione diroccata, nell'ala ristrutturata c'è un albergo. Sarà il nostro. Accomodatici e pettinatici ci caliamo nella città.
Il centro è racchiuso tutto in poco spazio: l'isola pedonale con i negozi alla moda e le banche, bandiere della Serbia e della Crvena Zvezda (la squadra di calcio della Stella Rossa di Beograd) ovunque, la piazzetta con la classica statua del “Padre della Patria”, la strada con i localini uno dietro l'altro. Gente ovunque, comprese stupende ragazze in pausa dall'università.
Ci addentriamo nel centro commerciale. E' l'apoteosi… sullo stile dei centri commerciali di Minsk, dove neanche mio nonno avrebbe comprato, ma con pochissima roba in vendita. Scaffali quasi vuoti o pieni di roba inutile o vestiti stile LungoCrati anni’80 di Cosenza (storico mercato volgare non più esistente). Commesse scandalose.
Non completamente soddisfatti ci inoltriamo nel classico mercato all’aperto: frutta, vestiti più decenti, chincaglieria varia. Mi arriva un sms dalla Lituania via Irlanda. Questo stupido particolare si rivelerà fondamentale per la cabala. Per 6 giorni consecutivi, ogni mezz'ora esatta riceverò lo stesso sms. L'orologio non l'ho usato, l'sms mi segnava il tempo.
Ci infiliamo nella fortezza cittadina. Trattasi nient'altro che una vecchia fortificazione oramai adibita a giardino per i bambini o romantica “linguin-zone” per coppiette. Niente di speciale.

Attratti da quattro ferraglie, cimeli tipo un carro armato, un cannone ed una vecchia locomotiva, facciamo il nostro ingresso nel Museo della Storia della Repubblica Serba di Bosnia. Anche questo niente di speciale, a parte qualche pezzo.
Avvisando una leggera stanchezza, abbandoniamo il campo e ci ritiriamo in albergo pronti per il match della sera. Riposatici e ben pettinatici stavolta, andiamo a giocare la nostra partita. Locali pieni e ben frequentati ma sfortunatamente, l’unica partita che si giocherà quella sera sarà Chelsea-Liverpool in televisione… Infatti, non appena terminato il match in tv, i locali iniziano a svuotarsi. Alle 23:30 non c’era più nessuno in giro.
Ci attardiamo nell'unico bar ancora aperto. Vista l'ora tarda facciamo un ultimo giro in centro e scopriamo un paio di disco interessanti. Ma per il week-end…
Scolateci un paio di non esaltanti birrette locali, torniamo mestamente in albergo rincuorati da Jena che, citando il noto “pensatore di Angri”, afferma: ”siamo solo al primo giorno: e non finisce qui!”.


Giovedì 26 aprile - Sarajevo

Ci svegliamo presto. A colazione notiamo una cosa inusuale. Solitamente sono gli imprenditori (o pseudo-tali) italiani a reclutare manovalanza locale a basso prezzo. Invece ci troviamo di fronte alla seguente scena: un imprenditore bosniaco che assolda un operaio italiano tramite la traduzione di una studentessa locale. I tempi cambiano…

Convinti di poter prendere il pullman del giorno prima fino a Sarajevo, ci involiamo verso l'autobusni stanica in bus. Superato il prato con i cavalli, chiediamo informazioni ai pochi addetti presenti in stazione. Capiamo in lingua originale che il bus per Sarajevo non c'è ma il factotum della stazione ci dice qualcosa tipo: ”ma non preoccupatevi, ci penso io a voi”.
Ci fidiamo e lo seguiamo. Ci porta dal casellante addetto all'ingresso dei pullman nella stazione e gli dice qualcosa. Ci saluta e ci vende al suddetto parcheggiatore, il quale in serbo stretto ci fa capire che siamo nelle sue mani.

Giunge finalmente il bus da Zagreb (lo stesso pullman del giorno prima) ed il casellante fa valere tutto il suo potere nei confronti degli autisti. Ci imbarcano ma solo pagando l’intera tratta Zagreb-Sarajevo. Accettiamo.
Tratta Banja Luka-Sarajevo

Uno dei due più bei tragitti che abbia mai fatto. Incredibile descrivere le emozioni che ci hanno pervaso in quelle ore di viaggio. Ci spostavamo da un lato all’altro del pullman come due bambini a seconda che lo scenario meraviglioso si spostasse a destra o a sinistra. Il tragitto si snoda quasi completamente lungo il corso del fiume Vrbas. La strada sovrasta il fiume da un lato e dall'altra è sovrastata a sua volta dalle montagne che scendono a picco. Montagne che mi ricordano quelle familiari della Sila o del Pollino ma qui lo scenario è diverso.
Il fiume con le sue verdi acque curva ora a destra, ora a sinistra, non le avevo forse mai viste le curve a gomito di un fiume. Ogni tanto il bus passa sotto gallerie scavate nella nuda roccia, senza fortificazioni cementizie. Le curve del fiume, i massi delle montagne, le piccole cascatelle, piccole dighe disseminate lungo il percorso, un ponte crollato, covoni di paglia, case sparse ricostruite senza intonaco (l'essenziale è il tetto), altre case ricostruite con vanità che scadono nella tamarraggine, verde ovunque. La natura vive qui, in Bosnia.

Attraversiamo Jajce e le sue cascate, Travnik e le sue viuzze, giungendo a Sarajevo nel primo pomeriggio. Ad attenderci c'è Samra (già utente del forum) una ragazza francese mia amica personale, trasferitasi a Sarajevo per fare la guida turistica. Salutatici, commossoci, presentato Jena ed espletate le formalità di rito, ci guida in una pensioncina che ha trovato per noi in pieno centro città. Per 10 euro a notte ci assicuriamo una stanza con il cesso con ingresso indipendente in un vecchio palazzo in pieno bazar, il vecchio centro ottomano della città.

Pettinatici alla bell'e meglio, ci tuffiamo subito nella realtà ottomana, degustando un ottimo caffè alla turca in una caffetteria ottomana di fronte la moschea principale. Notiamo dei ragazzini italiani, i classici bulli, che hanno l’aria di essere lì tutti soli. Saranno scappati di casa? Rapido giro del bazar e via sulla collina che sormonta la città, destinazione casa di Samra.
Passiamo da un cimitero musulmano. Non ne avevamo mai visti. Ci risulta strano mainteressante allo stesso tempo il fatto che non hannorecinzioni alcune e sono inseriti nel mezzo della città o della campagna, quasi che fossero messi dove capita. Troveremo tombe in giardini pubblici, in aiuole spartitraffico, in aperta campagna, ovunque. E' come se dove muore una persona, lì viene sepolta.
Questo cimitero è vasto e tra le numerose tombe c'è ne è una speciale, Alja Izetbegovic il primo presidente della confederazione di Bosnia ed Erzegovina, musulmano, morto nel 2003, sempre piantonata da un militare. Davanti la lapide (di solito 2 per tomba) c'è un piccolo laghetto da cui parte un piccolo ruscello che attraversa il cimitero.
Continuiamo a salire. La vista della città si fa mozzafiato. Si vedono bene anche lecolline di fronte. Giungiamo su un bastione, antica fortificazione. Da lì meditavano i poeti nei tempi antichi. Meditiamo anche noi alla bellissima vista della città e del suo fiume, il Miljacka, che si perde all'orizzonte. Facciamo visita alla casetta con vista sulla città, dove vive Samra con la vecchia padrona di casa che non ha abbandonato quel posto neanche durante la guerra. Davanti ad un caffè ottomano ci racconta qualche aneddoto a proposito della guerra.
Accomiatatoci da Samra e datoci appuntamento per la serata, torniamo a casa per pettinarci meglio. Fatto ciò, incontriamo nuovamente la nostra amica e siamo pronti per la prima serata a Sarajevo…

Dopo aver masticato gustosissime pita, ci inoltriamo verso il centro moderno della città e ci attestiamo in un locale con annessa piccola sala cinematografica dove tra le prime piva, conversazioni serie e stronzate varie, attendiamo l'arrivo di alcuni amici di Samra.

Non si fanno attendere. Si decide di cambiare locale ed andare dove c'è musica. Veniamo tradotti in questo locale sotterraneo dove, dopo dieci secondi dal nostro ingresso, gli impiegati si agitano pensando sia scattato l'allarme anti-incendio. Ero solo io che ululavo alla vista delle frequentatrici del locale…

Io e Jena iniziamo a fare conoscenza con i camerieri bosniaci: non puoi mettere neanche un piede in un locale che devi già ordinare e subito… sarà questa una costante; che ci farà davvero incazzare e non poco…

Grande serata con Jena scatenato alle danze (quando parte chi lo ferma), ed io che testavo (a Sarajevo per la prima volta) la solita tecnica dell'“italiano minchione”. Recupero l’unica ragazza che parla italiano. Mi fa discorsi strani sugli italiani; anzi più che strani i soliti…”anche qui siamo conosciuti?” penso. Scatta il “mistero di Sarajevo” che attanaglierà me e Jena per molto tempo, addivenendo solo in seguito alla soluzione. Ci scattano anche delle foto che in seguito saranno pubblicate sul sito ufficiale del locale. I nostri amici ci salutano. Perdiamo ancora tempo ma capisco sempre più che per me il viaggio dal punto di vista “conoscenze” sarà un fallimento.
Ricevo l'sms, lo stesso, ogni mezz’ora, è la cappa negativa che stavolta, invece che dall’Italia, mi giunge dalla Lituania via Irlanda…

Venerdì 27 aprile - Sarajevo

Svegliatici ben riposati, saliamo a casa di Samra sulla collina per la colazione. Solito caffè alla turca in compagnia della vecchia padrona e di due suoi amici. I due vecchietti, avendoci Samra e la vecchia lasciatici in loro compagnia per un po', ci “chiudono” a grappa e caffè, alternando qualche vecchia storia. Io e Jena per non sembrare i soliti volgari accettiamo le grappe mattiniere di buon grado…
Si intrattiene una piacevole conversazione in bosniaco–croato-bulgaro. Non chiedeteci come ma capivamo e ci facevamo capire.

Sarà stata la grappa…

Giro turistico per la città con Samra, guida turistica personale. Un grande privilegio. Visitiamo il bazar, alcune moschee, il centro moderno, il punto in cui ci fu l'attentato di Re Ferdinando e sua moglie Sofia da cui scaturì la 1a guerra mondiale, la cattedrale, la biblioteca distrutta durante la guerra dei Balcani; il tutto condito da notizie di storia rivelateci dalla nostra guida personale. Dopo la solita masticazione di pita e salutata Samra, io e Jena perdiamo ancora tempo in città cercando di scovarne il lato volgare.
Esausti torniamo a pettinarci ma davvero bene stavolta perché è petak (venerdi) e giocheremo il big match. Per provare ad avere conforto dai risultati internazionali, ci colleghiamo con Ljubljana tramite sms dove Lexx e Gerico, apprendiamo, ci stanno già dando sotto.
Mi collego anche con il campo di Nizza, dove i miei amici Uv ed il Merlo sono anche loro già scesi in campo. Caricati, ma sentendoci la “pressione della stampa italiana addosso” che scaturisce quasi in “ansia da risultato”, andiamo al nostro appuntamento segreto. Tanto segreto che anche noi l'abbiamo saputo solo all'ultimo…
Sorvoliamo. Mi limito solo a dire che al 5’ del primo tempo perdevamo già 2-0… che batosta in campo internazionale! Altro che sconfitta della Roma a Manchester per 7-1!
Ritiriamo la squadra e ci incontriamo con Samra. Giriamo alcuni locali dove, come è tradizione da queste parti, appena entri devi già ordinare. In pieno stile fantozziano, non riusciamo a scamparla dai camerieri ed anche se entriamo in un posto per solo un minuto, ci infilano già una birra in mano…

Incontriamo gli amici di Samra e in un pub facciamo conoscenza con un gallese già ubriaco che ci offre da bere e ci segue nel nostro pubcrawling. Sarajevo offre un degna nightlife. Città promossa anche sotto questo punto di vista.

Design dei locali, musica e gente (ragazzi compresi) superiore agli standard est-europei. Ragazze stupende ovunque ma non cagano più di tanto. Molte conoscono un poco di italiano. Il “mistero di Sarajevo” si infittisce…
Nell'ultimo pub il gallese si addormenta seduto su di un tavolo. Dopo circa mezz’ora si risveglia, non si ricorda dove si trova e scappa via senza neanche salutarci…

Salutati Samra e gli altri, io e Jena proviamo a lavare l'onta della sconfitta nel discopub della sera precedente. Scatta di nuovo il fantomatico "allarme anti-incendio"…
L'italiano minchione non attacca. Anzi, è proprio l'italiano che non attacca…
Jena sembra aver trovato la soluzione al mistero: "le bosniache vanno in vacanza in Croazia e lì sono entrate in contatto con gli italiani"; la accettiamo come soluzione. Attacco con una ragazza in perfetto croato corretto; mi risponde direttamente in italiano. Intuisco che è ora di levare le tende…
Ed il solito sms continua ad arrivarmi ogni mezz'ora.


Sabato 28 aprile - Sarajevo

Dormita colossale per riprenderci dalle fatiche. Giro in centro alla ricerca degli angoli volgari, shopping: io per la mamma (così sono a posto per i prossimi 10 viaggi) e Jena per la "nonna bulgara". Ci incuriosisce un negozio di antiquariato; pezzi davvero interessanti. Pensavamo di aver risolto il "mistero di Sarajevo" la sera precedente ma non era così. Un negoziante parla italiano corretto. Ci incuriosiamo e gli chiediamo il perché. "Italiani ottimi clienti", ci risponde. "Ci sono molti turisti?", replichiamo. E lui di rimando: "turisti? Militari!…". E' un lampo. Io e Jena ci guardiamo negli occhi. "Aaahhhhh! Ora capiamo… Ecco davvero svelato il mistero… I militari! Sono loro ad aver fatto danni… Peggiori della guerra…"
In seguito, sondando qua e là, troveremo qualche conferma a ciò…

Incontrata Samra, passeggiata romantica a tre. A 100 metri dal centro, seguendo il corso del fiume, ci troviamo in aperta campagna.

La meravigliosa natura bosniaca ci assale di nuovo. Montagne a picco, il fiume, un ponte antico, le fonti d'acqua, verde ovunque.
Dopo la camminata clamorosa ed una pettinata veloce a casa, ci buttiamo per l'ultima volta nella nightlife di Sarajevo. Salutiamo Samra che per impegni del giorno dopo deve abbandonarci. E' stata la nostra grandiosa guida privata che ci ha fatto scoprire la stupenda città di Sarajevo.
Inizia il nostro pubcrawling (anche forzato perché è impossibile passare inosservati ai camerieri locali). Posti affollatissimi e, a volte, superiori a molti altri posti europei. Facendo avanti e indietro incosciamente ci inoltriamo per la città. Alla fine la sete di volgarità prevale sulla voglia di vivere la nightlife. Osserviamo Sarajevo di notte. Quella antica e quella più moderna. Il solito sms ci dice che è davvero tardi. L'arbitro fischia tre volte. Dovidenia Sarajevo.

Domenica 29 aprile - Mostar

Di buon'ora ci involiamo alla volta di Mostar sempre in pullman. L'altro tragitto più bello che abbia mai fatto. Il lago Jablanicko, il fiume che ne scaturisce con l'aiuto della confluenza di altri fiumi, le acque così verdi che nel
fondo del fiume si specchiavano il cielo e le montagne creando un effetto ottico incredibile: sembrava che il mondo fosse sospeso nel nulla. Ed ancora le piattaforme dei pescatori, le piccole cascate, le piccole dighe, i covoni di paglia, i cartelli a prestare attenzione alle mine antiuomo, le casette di campagna, campagna ovunque. Il paesaggio cambia. Dobrodosli u Erzegovina.

Ci imbattiamo nella messa domenicale celebrata nel piccolo cimitero cattolico di un paesino. Ogni famiglia sulla tomba dei propri cari. Notiamo una baraccopoli. Trattasi del polveroso mercato di paese. Quanta volgarità! Ma non possiamo fermarci. A 300 metri sorge il moderno centro commerciale. Giungiamo a Mostar.
Ci inoltriamo per la città. Facciamo subito conoscenza con il fiume Neretva. Notiamo un'area con case distrutte dalla guerra.

Curiosiamo all'interno e ci infiliamo in una costruzione. E' tutto distrutto, calcinacci ovunque. Jena si attarda al piano terra, io preso dall'eccitazione (mi hanno sempre esaltato le case abbandonate) corro su fino al 3° piano, entro in una stanza e… mi trovo un uomo davanti! Scatto di adrenalina: "buonasera, buonasera" gli dico e me ne torno al piano terra, consigliando a Jena di allontanarci dall'area. Vediamo numerose costruzioni segnate dalle bombe o dalle mitragliate. Alcune case sembrano veramente una groviera.
Raggiungiamo il vecchio centro città. Molto caratteristico ma altrettanto turistico. Saliamo sul famoso ponte, assunto a simbolo della guerra. Il fiume Neretva in quel punto è molto caratteristico. Visitiamo la moschea, saliamo sul minareto. Da lì sopra la visuale è meravigliosa. Il fiume, il ponte, il vecchio centro, quello nuovo. Notiamo una pattuglia di militari marocchini.
Pranziamo in un ristorante musulmano consigliatoci in precedenza da Samra. Ci inoltriamo nella parte nuova della città, colpita dalla guerra ma non interamente ricostruita. Interi palazzi distrutti ed abbandonati. Groviere ovunque. Passiamo sotto il carcere cittadino, da dove ci sentiamo chiamare dai carcerati…
A Mostar sono presenti ancora i segni della guerra.
Nel tardo pomeriggio ripartiamo alla volta di Spalato in Croazia. Prendiamo un pullmanaccio che si fermerà ovunque stile treno regionale. Si ferma persino di fronte a case sperdute nella campagna per consegnare pacchetti agli abitanti. Giungiamo a Split in serata. Subito veniamo assaliti dagli affittacamere. Ci lasciamo convincere da una signora. Ci porta a casa sua. A metà strada ci lascia al marito che ci conduce fino alla prossima staffetta, il figlio zoppo, che ci vende infine alla nonna. La sistemazione è economica e comunque buona. Giro romantico in notturna nei vicoli di Split. La città è una piacevole scoperta. Vinti dalla stanchezza ci ritiriamo.
Lunedì 30 aprile - Split

Giornata interamente dedicata alla visita della città e del suo bellissimo centro storico, già patrimonio dell'Unesco.

Il vecchio palazzo romano dimora di Diocleziano nei tempi è diventato abitazione dei cittadini, poi città ed ora centro storico. Visitiamo le fondamenta del palazzo. E’ stupenda l'accozzaglia di mura romane e costruzioni più moderne costruiteci sopra nel corso dei secoli. I vicoli ricordano il centro storico di Genova. Ascendiamo al parco che sovrasta la città, il porto ed il mare. Pivo con visuale romantica.
Causa temperatura altissima desistiamo dall'inoltrarci troppo nel parco. Ma abbiamo sete di volgarità e ci buttiamo nella città nuova. Storica camminata, murales che inneggiano all'Hajduk (la squadra di calcio locale) ovunque. Giungiamo allo stadio.
Recuperate le valige, ci imbarchiamo (davvero, questa volta) sul traghetto che nottetempo ci porterà diritto ad Ancona. Per me è la prima volta. A parte il traghetto Reggio Calabria-Messina. Sono emozionato. Scoviamo una sala solitaria e, dopo aver assistito alla partenza sul ponte, ci trascorriamo la notte.
Martedì 1 maggio - Italia

Approdiamo di buon'ora nel porto di Ancona. Ci gustiamo tutte le fasi di approdo dal ponte. Facciamo mesto ritorno, io a Firenze, Jena a Savona con i vecchi, classici trenacci italiani. Il solito sms dalla Lituania via Irlanda smette di arrivarmi. La cappa è svanita. Il viaggio è terminato. Benvenuti in Italia.

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