Minsk

Uno zingaro a Minsk

Il viaggio

La sveglia è un suono terrificante alle quattro del mattino; taxi ed alle cinque preciso preciso sono sul pulmann per Malpensa. Il volo con la LOT è tranquillo; la colazione consiste in un tramezzino freddo con cetrioli – visto quello che ho pagato il volo mi aspettavo nettamente di meglio [Per la cronaca: con AirBerlin ti danno un paninazzo mica da ridere ed il volo costa un quarto; peccato che a Minsk non volino le lowcost]. Arrivo a Varsavia e mi stazzo per tre ore buone sulle loro agghiaccianti poltrocine di plastica viola in attesa del volo con la Belavia (compagnia di bandiera bielorussa).
Sull’aereo mi capita di conoscere tale Gino, all’incirca 45nne di Bollate che frequenta queste latitudini da un po’. Viene fuori che lui ha una donna a Minsk (anch’io) già da due anni e si incontrano facendo un po’ da te, un po’ da me e un po’ in mezzo (anch’io). Questa è la volta del da te (anch’io). Gino mi istruisce velocemente sui locali, i ristoranti e le saune (?!?) migliori di Minsk ed inevitabilmente il discorso finisce sulle donne italiane e straniere e sui paesi con le ragazze più belle. Anche lui è stato a Riga e perciò non c’è storia: la capitale lettone vince per manifesta superiorità. Dopo poco meno di un’oretta in cui facciamo una cagnara che neanche un torpedone di tifosi carioca in trasferta, si atterra.
La prima immagine è quella di un gruppo di militari in mimetica e colbacco; la seconda quella di uno stanzone male illuminato dove si paga l’assicurazione sanitaria obbligatoria (?!?) e la terza quella dei bagni poco prima del controllo passaporti. Il meglio sono i militari.
Temevo un po’ il controlo passaporti: in rete mi era capitato di leggere di disavventure burocratiche di stampo orwelliano ed invece niente, tutto fila liscio: tra l’altro mi capita una poliziotta stragnocca in minigonna da rianimare un cadavere.

Proprio così: qui la divisa invernale prevede la minigonna inguinale – il posto inizia a piacermi… Il resto dell’aereoporto non esiste. C’è una sala per gli arrivi bella buia e con poche amenità: un cambio, un baretto e un gruppuscolo di taxisti pronti a massacrarsi per il dubbio piacere di avermi a bordo. Purtroppo per loro ho già la mia autista. Non ho visto distributori ATM.
Per arrivare in città ci vogliono circa 40 minuti di stradone comunista ben tenuto, tra un traffico praticamente nullo e boschi e foreste su entrambi i lati della strada; ancora, vengono in mente i Paesi Baltici. Ad un certo punto, a lato, si vede una specie di montagnola con degli spuntoni in cima (sono baionette): è il mausoleo per le vittime della seconda guerra mondiale che da queste parti è stata parecchio cruenta. Tra il ’41 e il ’44 la popolazione della Bielorussia è stata infatti praticamente decimata dai nazisti ed il Monte della Gloria (così si chiama) è stato in seguito costruito raccogliendo piccole quantità di terra da ogni villaggio del paese.
Burocrazia

Per entrare in Bielorussia serve il visto: ce ne sono di diversi tipi, a seconda del motivo della visita (affari o turismo) e del tempo di permanenza; io ho fatto quello turistico semplice (vale 30 giorni) e l’ho pagato 65 euri. Bisogna compilare un modulo (lo scaricate dal sito della Ambasciata di Bielorussia o sul sito di vistonline). Fino a un pò di tempo fa era necessario avere una prenotazione alberghiera oppure una lettera di invito da parte di un cittadino bielorusso, ma ora mi dicono che non usa più: basta indicare sul modulo dove si pernotta o gli estremi di chi ti ospita. Il modulo va inviato, insieme col passaporto in corso di validità, una foto e il denaro, all’Ambasciata di Bielorussia a Roma. Tempo una settimana e torna tutto.

Io mi sono appoggiato per le formalità a vistonline; ho spedito il passaporto ed il modulo con foto ed ho pagato in contrassegno al corriere alla consegna la bellezza di 110 euri (di cui 65 però solo per il visto). Per completezza, non è pubblicizzato ma si può fare il visto direttamente in aereoporto e si spende esattamente la stessa cifra, 110 euri. Non so bene che documenti servano, però…
All’ingresso nel paese tocca poi dichiarare quanti giorni ci si ferma e stipulare un’assicurazione sanitaria. Io ho pagato 2 euri per 5 giorni, ma non so dirvi se è così per tutti. Ultima tappa è la compilazione di un ulteriore modulo in cui bisogna indicare i vari oggetti tecnologici che si introducono ed il loro valore (?!?); vanno indicati anche gli eventuali periodici o libri. Modulo che alla fine non è stato minimamente cagato, cmq…


La città

Minsk mi ha ricordato tantissimo Mosca (quantomeno la Mosca di quando ci sono stato io, cioè si parla di una dozzina di anni fa): vialoni a più corsie che sembrano autostrade, statue imponenti di illustri sconosciuti locali, palazzoni di vario genere ridipinti di fresco e ben illuminati (ma solo la facciata, dentro e sul retro mostrano tutti i decenni che si ritrovan sul groppone), tutta la abituale retorica di mastodontici edifici del potere di raffinata architettura sovietica, un paio di McDonald, cartelli con indicazioni esclusivamente in cirillico e gruppuscoli di gente (giovani per lo più) agli angoli delle strade intenti a fare conversazione incuranti del freddo con qualche bottiglia di birra in mano. E poi i casermoni: tantissimi, di ogni foggia e combinazione, l’orgasmo per ogni estimatore del socialismo reale…
Tutti i cartelli e le insegne sono in cirillico e ci sono quindi oggettive difficoltà nel distinguere i locali dai negozi, visto che la maggior parte preferisce una bella tenda e qualche oscura scritta alla semplice esposizione della merce in vetrina; quasi tutti sono comunque sopraelevati rispetto alla strada, nel senso che c’è sempre una bella rampa di scale prima di arrivare alla porta esterna.

Chissà perchè… Sul vialone principale (Skoriny) e nelle sue traverse trovate cmq un po’ di tutto.
A livello di edifici storici non c’è molto da vedere. La città è stata completamente ricostruita dai sovietici dopo la guerra e riflette l’idea di architettura che avevano a quei tempi. Trovate comunque un paio di chiese sparse qua e là, qualche palazzone, l’edificio che ospita il circo e poco altro. Alla fine la cosa migliore è passeggiare lungo la via principale, con qualche deviazione nei numerosi parchi.
Certo, d’estate dev’essere tutta un’altra cosa… Diciamo che la pioggia, il freddo e la neve non contribuiscono alla ricerca di aspetti caratteristici. I parchi e le foreste (esatto, foreste), sono ovunque: molto carino è quello a ridosso della città vecchia (Troizkoe), con il fiume (Svisloch) che lo attraversa e l’immancabile monumento agli eroici caduti in guerra, in questo caso quella in Afganistan.
La parte vecchia della città non è nulla di particolare e non ha nulla a che vedere con le rispettive di altre latitudini; semplicemente si tratta dell’unica zona in qualche modo risparmiata dalla guerra e quindi non costituita dagli onnipresenti casermoni o palazzoni. Al momento la stanno risistemando ed è già territorio esclusivo di ambasciate, ditte straniere e ristoranti di lusso.
Mangiare e bere

Noi siamo stati in questi locali (occhio che la guida in pdf della inyourpocket è datata e alcuni dei posti indicati lì non esistono più): quasi tutti hanno un menù anche in inglese, perciò chiedetelo, altrimenti non ci capite nulla.
Pechki Lavochki Skoriny 22, di fianco al Patio Pizza e di fronte al McDonald. Bel locale in stile casa di campagna e agriturismo, con filari di aglio appesi, tavolacci di legno e aggeggi vari di vita agreste. Provate lo zharenka, piatto tipico locale a base di carne, funghi, patate e cipolle servito in una specie di casseruola di terracotta nera (all’incirca 5 euri) e i vari liquori a base di vodka con l’aggiunta di spezie strane (1 eurino circa).

Ottima la birra, anche se quella estera costa un po’ (per i loro standard, parliamo comunque di 2/3 euri).
Gourman Kommunisticheskaya 7. Questo è il regno del Pelmeni, il loro raviolo; scegliete il tipo di ripieno, la salsa ed il peso della porzione (200 o 300 gr) e tuffatevi nell’ottimo cibo. Noi abbiamo speso in due all’incira 20 euri e ci siamo ingozzati con una porzione grande di pelmeni con relativa salsa a testa, 3 birre medie, 2 dessert ed un cappuccio. Il locale è molto carino e raddoppia anche come pub, perciò c’è un bel viavai di gente fino alla chiusura. Come birre, oltre alle onnipresenti Alevaria e Baltica, hanno anche la Kilkenny e la Guinness.
Beze Skoriny 18, sullo stesso lato ma più avanti rispetto al Pechki Lavochki. E’ un caffè di classe sullo stile di quelli di Vienna. Serve una quantità immensa di torte e altre prelibatezze. Incredibilmente economico; un pancake, una zuppa, una fetta di torta di mele, un bicchiere di vino ed uno di succo di mele, più l’immancabile cappuccio per circa 10 euri.
Drozhi Sverdlova, nella piazza della Chiesa Rossa (Chiesa dei Santi Simone e Elena). Nuovissimo irish pub, molto divertente e con un proprietario patito degli Inxs (finchè ci siamo stati noi il Greatest Hits è girato due volte). Particolare il soffitto e le pareti con una quantità incredibile di oggetti stravaganti appesi: su tutti il cavallo a dondolo con cernia da tre kg in bocca (?!?). Birre tutte di importazione (Guinness, Kilkenny, Harp, Franziskaner, Staropranem e qualche altra) e quindi decisamente più care del solito. Il cibo è ottimo: in due si mangia e si beve con 25 euri.
Planeta Sushi Skoriny 18, di fianco al Beze. Unico ristorante giapponese in città e quindi molto in e costoso. Su due piani, giapponesi qui non ne ho visti, l’unico essere con gli occhi a mandorla è una cameriera che mi dicono essere però del Kazakhstan; mah…

Si segnala per la gran bella clientela che lo frequenta (almeno quando ci sono stato io). In due abbiamo mangiato (tanto) con 50 euri.
Juravinka Kupali 25. Qui c’è un pò di tutto, dal bar con terrazza al ristorante, dalla palestra al hotel al bowling (con metal detector all’ingresso). Ottima la vista sulla città vecchia e sullo Svisloch e sul parco. Un po’ meno il cibo.
Abbiamo anche provato a dare un’occhiata ad un paio di altri locali molto da fighetti: vi segnalo quello sotto il Palazzo della Cultura (dovrebbe chiamarsi Alkatraz ma non sono mica sicuro, comunque sta nella onnipresente Skoriny al 25) con buttafuori/spetnaz probabilmente in temporanea licenza dai rispettivi reparti speciali della Cecenia. Troppo pretenziosi e probabilmente carissimi, in ogni caso con molta gente di classe. Mosca docet, evidentemente…

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