Minsk

Ritorno a Minsk in treno

Varsavia – Minsk

A Minsk ci sono già stato quest’inverno, adesso è tempo di vedere se, come dicono, d’estate è davvero un’altra città. Per risparmiare sul volo, visto che i punti millemiglia me lo permettono, arrivo gratis a Varsavia e da lì mi prendo un bel treno sovietico che arriva fino a Mosca, facendo sosta anche a Minsk.
Nessun problema fino all’arrivo a Varsavia, tranne i tre quarti d’ora di ritardo di Alitalia che mi costringono ad affrettare la corsa in stazione per acquistare il biglietto del treno; niente bus, quindi, ma un più veloce taxi, peraltro economico (25 zloty).
La stazione ha una biglietteria internazionale, ma qui, bastardi, non mi vendono nulla e mi dicono che il treno delle 14:10 è pieno, l’unica è chiedere al conductor (???). Intanto che mi aggiro un pò sconsolato per la stazione (la prospettiva di prendere il treno successivo, cioè quello delle 19 mi ispira come un attacco di dissenteria acuta) vedo una biglietteria della Wasteels e provo a chiedere anche lì: con mia sorpresa mi fanno immediatamente il biglietto, dicendomi anche loro di chiedere al conductor per il posto. Boh?
E’ qui davanti, dopo l’ennesima riuscitissima rappresentazione della gag di Totò (if we both are italians, why are we speaking english?) che conosco Roberto e Vincenzo, i due bolognesi che stanno facendo il giro del mondo in treno toccando i luoghi simbolo dell’umanità alla deriva (leggete del loro viaggio qui); poichè anche loro vanno in Bielorussia e non han capito molto della storia del conductor chiedono a me, che ne ho capito ancor meno. Vabbè…
Com’è come non è ci ritroviamo ad aspettare la partenza del treno davanti a tre discreti kebab, raccontandoci le rispettive esperienze di viaggio. Un’oretta dopo, con la pancia piena e l’alito che sa pesantemente di cipolla, siamo finalmente pronti ad attaccare con ogni mezzo il conductor e salire su quel benedetto treno!

L’impresa si rivela più facile del previsto: il tipo da uno sguardo ai nostri biglietti e spara in misto polacco/tedesco un prezzo aggiuntivo per la cuccetta (da quello che abbiamo capito), indi ci fa salire ed accomodare in un lussuoso scompartimento da tre, dotato pure di tavolino con lavandino incorporato. Noi già si maligna che gli euri se li intascherà a sbafo (alla fine il biglietto totale mi è venuto a costare all’incirca 40€), quando il conductor ci da una bella lezione di onestà e si ripresenta con le nostre ricevute e pure dei mini asciugamani per il viaggio. Ben ci sta, così impariamo a pensare male; sembra infatti che sia usanza per il capotreno tenersi un paio di scompartimenti per le emergenze dell’ultimo minuto…
Il viaggio prosegue tranquillo fino a Brest, il confine con la Bielorussia, dove Roberto e Vincenzo scendono ed io osservo per la prima volta l’operazione di cambio delle ruote del treno per il diverso scartamento in uso nell’ex Unione Sovietica. Pare infatti che il compagno Stalin, per evitare il ripetersi di un’invasione veloce come quella tedesca, abbia avuto la bella pensata di usare dei binari a scartamento diverso rispetto a quelli in Europa, vanificando così l’uso dei nostri treni sulle sue linee ferroviarie.
Come funziona: il treno arriva in un gigantesco capannone su di un binario doppio e qui le varie carrozze vengono separate da gruppi di operai che si muovono all’unisono che a quelli della Formula 1 gli fanno una pippa; a questo punto si staccano i gruppi delle ruote e le carrozze vengono sollevate (noi siam sempre dentro, nel frattempo).
Le ruote vengono fatte scivolare via in fondo al treno e dalla testa arrivano quelle nuove che vengono fissate ai vagoni che nel frattempo sono stati fatti ridiscendere: il tutto in poco più di tre quarti d’ora, mentre noi passeggeri siamo presi d’assalto da gruppi di vecchiacce (e non) che provano a venderci di tutto, dal cibo ai beveraggi, alle icone, ai pezzi di carrarmato e di SS20…

Chi non ha fatto scorta di provviste a Varsavia conviene che si approvvigioni qui, perchè sul treno non c’è vagone ristorante ed il conductor vende giusto the, caffe e qualche cagatina stile patatine e biscotti. Dopo circa 11 ore dalla partenza si arriva in stazione a Minsk.
Minsk

Effettivamente d’estate la capitale bielorussa cambia volto. I parchi ed il verde la fanno da padroni ovunque, ogni bar o ristorante piazza all’aperto la sua bella raffica di tavolini e con il sole è veramente piacevole starsene stravaccati a non far nulla e gustarsi il passaggio delle bellezze locali (il livello è quello di Riga, chi c’è stato mi capisce)…
Minsk rimane una città scevra di soddisfazioni per il turista, intendiamoci: i palazzoni rimangono palazzoni e le strade a quattro corsie ultratrafficate non scompaiono certo con il sole, però vedere i marciapiedi ed i locali pieni di gente affacendata per i cavoli propri mette di buon umore… Le attrattive sono sempre quelle quattro: due passi per il Gorky Park, un salto alla zona della Chiesa Rossa dove tra i vari ministeri sorgerà un nuovo megagalattico centro commerciale sotterraneo, lo Svisloch e la Città Vecchia e l’onnipresente Skaryny (che adesso ha cambiato nome) e le sue parellele con i loro numerosi caffè.
Il punto di ritrovo dei maranza italiani è il centralissimo Caffè Beze, sulla Skaryny, o l’Air Grip, sulla Lenina, e purtroppo in questa stagione se ne vede più d’uno, magari già un pò in la con gli anni, circondato da strafighe appena maggiorenni da infarto. Mi racconta Valentina che le ragazze locali già han capito che tipi siamo e qual’è lo sport preferito dell’italiano in vacanza e quindi non è da meravigliarsi se già le ragazze ci scansano e non ci cagano più di tanto…
Eccovi una serie di locali provati in prima persona in questo mio secondo soggiorno a Minsk, con relativo autorevole giudizio.

Importante: vale sempre la pena chiedere se hanno un menù in inglese, perchè di solito ce l’hanno.
Matilda: bel locale con giardino e tanti gazebo sparsi tra il verde. Un pò fuori dal centro ma merita. Cena completa per due con circa 18 euri.
Jomolungma: ristorante cinese/nepalese/indiano/giapponese e chi più ne ha più ne metta… Molto sofisticato e frequentato da fighetti o nuovi ricchi. Il cibo non è per niente male ma, come tutti i ristoranti a tema in questa parte del mondo, è decisamente troppo caro. In due, strafogandoci il giusto, gli abbiamo lasciato intorno ai 45 euri. All’uscita però non puzzavamo di fritto …
Lido: fa parte di una catena di self service che abbiamo già beccato in Lettonia e successivamente in Ucraina. Posizione centrale (sulla Skaryny) e ottimo cibo locale. Decisamente economico: consigliatissimo quindi se siete in ristrettezze. In due abbiamo speso poco più di 15 euri ma siamo usciti barcollando.
James
: questo è un altro bar/ristorante a tema (il mio nome è Bond, James Bond) in posizione decentrata. Tutto l’arredamendo si gioca sugli specchi e sulla contrapposizione tra il bianco e il nero, con effetto finale molto cool ma, a mio parere, un pò asettico: insomma, sembra di stare a Milano… Se volete far colpo su qualche bellezza locale, cmq portatela qui… Cibo ottimo e menzione speciale per la birra cruda locale (Krynitsa) che mi han servito: un gusto spettacolare. In due ci lasciate circa 30 euri. Una domanda: adesso che Pierce Brosnam non interpreta piu’ il mitico agente segreto, che se ne faranno di tutte quelle gigantografie?
Freski: questo è centralissimo (la via dietro il Sarcofagus), ma ve lo sconsiglio, perchè è molto caro e il servizio è scadente. Per due insalate, due dessert e un paio di beveraggi, ci ha rapinato ben 28 euri. Peccato perchè’ il locale non è male (sembra un giardino greco) e le cameriere son parecchio gnocche…

Cafe’ Latte: pollice verso. Si atteggia a caffè letterario e millanta di avere il miglior cappuccio di Minsk. Prezzi medio/bassi ma non andateci se avete fame perchè’ rimarreste delusi. Ah, non ha la birra. Ma si puo?
Pesky Lavochy: uno dei miei preferiti per il cibo e la vodka aromatizzata che ti servono. Ci si strafoga in due con 30 euri.
Il Patio: se proprio siete in crisi d’astinenza da pizza o cibo italiano. 18 euri in due ma cibo tranquillamente dimenticabile. Pieno di connazionali brutti (per nulla zingari, cioè).


Minsk – Kiev

Seconda e ultima tappa in treno per raggiungere Kiev ed incontrarmi con Zot. Il biglietto si può fare in un ufficio sulla Skaryny senza recarsi in stazione, ma non aspettatevi alcun aiuto dalle babbione agli sportelli; loro emettono i biglietti e basta, se servono informazioni nella hall c’è un vecchio telefono a ruota (stile linea rossa per il Cremlino) da utilizzare per parlare con l’addetta alle info situata chissà dove. Ovviamente di inglese neanche a parlarne…
Io non ne sarei mai uscito vincitore e devo dire che anche Valentina ha avuto il suo bel daffare per rimanere calma e non strangolare la babbiona… Alla fine siamo usciti con un Minsk-Kiev in cuccetta di prima classe a circa 31 euri e parecchi pensieri omicidi.
La sera della partenza faccio un minimo di spesa per il viaggio in stazione e mi presento al cospetto del conductor della circostanza: si va migliorando, non per niente il treno arriva da Mosca, e mi tocca una gran bella signorina, che mi rifornisce di lenzuola e tazza di the d’ordinanza. Anche se come compagna di viaggio una signorina simile sarebbe stato il massimo, poteva altresì toccarmi di peggio del programmatore della Oracle russo che mi son trovato in cuccetta.
Soprattutto parlava inglese e quindi gran parte del viaggio l’abbiamo passata a discutere di ciò che due uomini di cultura medio/alta (così almeno mi piace pensare) discettano solitamente: figa, calcio e motori!!!

In particolare l’amico russo mi è stato di grandissimo aiuto come traduttore al passaggio della frontiera, quando una minacciosissima guardia di frontiera ucraina si rifiutava di credere alla validità del mio passaporto.

Ammetto che l’ho vista brutta: praticamente l’energumeno ha preso il mio passaporto e me l’ha vivisezionato e spulciato pagina per pagina con una lente d’ingrandimento continuando a scuotere la testa e a chiedere istruzioni a non so che mega-boss nel walkie-talkie. Grazie alla traduzione del mio compagno di cuccetta alla fine sono riuscito a capire che il poliziotto sino a quel momento aveva visto solo passaporti post Unione Europea ed uno come il mio (che è bello vecchiotto) non gli era mai passato sotto gli occhi.
Capito questo, il puntare la sua attenzione sulla data di emissione del passaporto, senza farlo sentire eccessivamente un coglione, è stato un gioco da ragazzi… Meno male, che già mi vedevo in qualche sperduto posto di frontiera dell’Est a chiamare l’ambasciata italiana…
Il resto del viaggio è stato senza storia, degno di nota c’è solo l’ingresso a Kiev con la Mamma di Breznev (scoprirete cos’è in un racconto successivo) sullo sfondo. Ma questo riguarda, appunto, un altro resoconto…
Appendice – Guida ai Treni dell’Est

Acquistate
il biglietto con quanto più anticipo vi è possibile. Nell’Est il treno è il mezzo di trasporto più economico/capillare/comodo e si riempie in fretta. Soprattutto i treni notturni sulle lunghe distanze. E’ inutile sperarci, nessuna delle addette (solitamente sono donne – o lo sono state una volta) alla vendita biglietti o al desk informazioni delle varie stazioni di cui è disseminato l’ex impero sovietico, parla inglese. O masticate il russo e sapete leggere il cirillico o vi tocca soffrire. Molte stazioni, oltre ai vari sportelli, hanno un service center addetto all’emissione dei biglietti; si paga l’ingresso ed in teoria, se c’è qualcuno che parla inglese, lo trovate qui. In teoria, appunto…
E’ cosa buona e giusta, se avete le idee chiare sull’itinerario che intendete seguire, stamparvi l’orario dei treni che collegano due città da qualche sito occidentale (utilissimi quelli delle ferrovie tedesche o polacche).

Così allo sportello basta allungare il foglio e indicare il treno desiderato ed il più è fatto. Solitamente i binari sono divisi in due parti, la nord e la sud: ogni binario ha quindi due treni in attesa e successivamente in partenza. Occhio a salire su quello giusto…
Il conductor (capotreno) è il signore assoluto del convoglio. Ha potere di vita e di morte sui passeggeri e si narra che in alcune regioni sperdute dell’ex Unione Sovietica abbia perfino ripristinato lo ius primae noctis. Se alla biglietteria vi dicono che non vi fanno il biglietto perchè il treno è al completo e non ci sono più posti liberi, chiedete lo stesso al conductor: qualcosa salterà fuori.
Un gradino sotto il conductor si trova la capocarrozza (di solito è donna). Vive nel primo scompartimento di ogni carrozza e si occupa dei relativi passeggeri. Fate riferimento a lei per ogni necessità e non dimenticate di usare le pattine quando vi recate nei suoi quartieri per chiederle una tazza di the (o una bottiglia di vodka!?!) E’ cintura nera di linguaggio dei gesti.
Questa è seria. Nelle ferrovie dell’Est esistono tre tipi di classi:
1a classe: scompartimento da due persone (quindi due letti), solitamente con aria condizionata e, a volte, con lavandino/tavolino e perfino tv. E’ l’equivalente di un cinque stelle su rotaie. Caro ma consigliato per i viaggi notturni. 2a classe: scompartimento da quattro e niente aria condizionata. Molto (ma molto) più economico della 1a classe. 3a classe: se proprio siete in ristrettezze. Classico loculo angusto e malsano da sei persone senza letti. Sconsigliatissimo in caso di lunghi viaggi notturni (a meno che non siate masochisti): noi non l’abbiamo mai preso.
Se prendete una cuccetta di 1a o 2a classe avrete a disposizione un materassino ed un cuscino. La capocarrozza passerà a chiedervi se volete la dotazione standard consistente di lenzuola, un asciugamano ed un sapone: tenete presente che queste cose si pagano a parte (molto poco), così come pagate tutto quello che vi trovate sul tavolino (dai beveraggi ai biscotti…) e che consumate.

Galateo: è buona norma cambiarsi e mettersi comodi prima di dormire. I vostri eventuali coinquilini usciranno dallo scompartimento per lasciarvi un pò di privacy. Fate altrettanto.
Alle frontiere dell’Est vi viene chiesto di compilare un modulo (dichiarazione doganale) che vi rilascia la capocarrozza: peccato che a volte abbiano solo la versione in cirillico. Qui trovate quello in inglese da seguire per la compilazione. Ringraziateci pure… 🙂

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